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lunedì 22 dicembre 2014

Restare in linea con il freddo: ma ne vale la pena?


Con le feste natalizie arrivano, ahimè, anche i chili di troppo. Come si può dire di no ai cenoni infiniti – quelli che iniziano alle 5 del pomeriggio e finiscono a mezzanotte, che se si mangiasse una piccola porzione di tutte le pietanze presenti si uscirebbe con 10 chili in più e qualche ulcera – ai dolci – pandori, panettoni, biscotti e chi più ne ha più ne metta – e alle abbuffate a qualunque ora? Perché, si sa, non è Natale se non si ha la sensazione di poter trangugiare tutto ciò che è commestibile. Si può mangiare lattuga e pomodori tutto ottobre e tutto novembre, ma a gennaio, dopo le feste, i pantaloni staranno, necessariamente, stretti. E allora cosa si può fare?


Da uno studio condotto dai ricercatori della Maastricht University Medical Center emerge una facile quanto – mi si permetta il termine – assurda soluzione: spegnete i riscaldamenti, signori, perché stare al freddo, poiché per riscaldarsi il corpo brucia grassi, fa dimagrire. Già un precedente studio aveva indicato come una temperatura di 17 gradi per due ore al giorno aiutasse l’organismo a bruciare grassi in grandi quantità, ora arriva la conferma. Ma vale la pena avere i brividi per ore e ore al giorno solo per perdere qualche grammo – e poi chissà in quanto tempo – o forse persino meno? Sarà che sono freddolosa – e anche a Natale faccio in modo di poter stare in t-shirt nel salotto, con il riscaldamento a iosa e la temperatura delle isole tropicali – e sarà che penso che la formula “per essere belle bisogna soffrire” sia sadica e triste: io dico sì sia ai dolci che al caldo. D’altronde alla dieta e alla palestra si pensa da febbraio in poi.

(22 dicembre 2014)


Governo: trasparenza, ecco come vengono spesi i soldi pubblici

Con l’intento di promuovere e migliorare l’accesso dei cittadini sui dati della spesa delle pubbliche amministrazioni,  il Governo lancia il sito www.soldipubblici.gov.it; quanto, chi e cosa. Il sito consente di accedere ai dati dei pagamenti delle regioni, delle aziende sanitarie regionali, delle province e dei comuni con cadenza mensile e aggiornamento al mese precedente.



I dati sono elaborati dal SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici, ndr) con la collaborazione tra la Banca d’Italia e la Ragioneria generale dello Stato. Il sito si basa su un motore di ricerca semantico che è in grado di associare ente a voce di pagamento e fornire l’importo speso per il mese corrente, l’andamento della spesa annuale e a una serie di utili indicatori. Per altre informazioni sull’utilizzo del sito consultare questo link alla voce motore di ricerca semantico


Il progetto, in futuro, consentirà di effettuare il download dei dati che in ogni modo già da oggi possono essere liberamente scaricati. Sempre in futuro, sarà prodotta una maggiore estensione dei criteri di ricerca e implementato l’allargamento di tutti gli enti della PA.  Come ormai noto dal 31 marzo 2015 tutti i fornitori delle PA locali dovranno inviare la fattura elettronica e proprio con quest’ultima sarà possibile incrociare i dati di SIOPE  con quelli delle fatture che contengono anche il dettaglio dei beni e delle quantità che arricchirà le informazioni disponibili sul portale.


(22 dicembre 2014)

Capri, Hollywood 2014: premio e mostra per “Il giovane favoloso”

Per Capri, Hollywood (edizione 2014) è Il giovane Favoloso di Mario Martone il “film dell’anno”. Il film sul poeta Leopardi si è affermato, sorprendendo gli stessi addetti del settore, anche al box office incassando più di sei milioni di euro.


Al film sarà dedicata anche una mostra: una rassegna di costumi di Ursula Patzak, costumista di origini tedesche ma che ha studiato e lavora nel nostro Paese. La mostra avrà luogo all’interno della Certosa di San Giacomo a Capri.


Al regista Martone sarà poi consegnato il premio intitolato a Giuseppe Patroni Griffi, sceneggiatore e regista partenopeo scomparso nel 2005. Inoltre, ci sarà una proiezione de Il giovane favoloso riservata agli ospiti internazionali del festival. Ricordiamo che la kermesse Capri, Hollywood 2014 è promossa dall’istituto “Capri nel mondo” sostenuto dalla Regione Campania e dal MiBACT.


Marco Ricciardi
(22 dicembre 2014)




domenica 21 dicembre 2014

La nota stonata del coro natalizio

Non a caso Pontefice alla lettera è colui che costruisce ponti: i vertici della diplomazia vaticana di Papa Francesco, dopo i tentativi di Wojtyła e Ratzinger, sono riusciti a mediare le amministrazioni di Obama e Raúl Castro ottenendo una serie di risultati di rilievo, in primis la liberazione di diversi detenuti politici in Usa e a Cuba.
Jorge Mario Bergoglio, il Papa che viene quasi dalla fine del mondo, ha tessuto l’ultimo drappo di quella tela di incontri diplomatici iniziata alla fine degli anni ‘90 da Giovanni Paolo II, che incontrò all’Avana un Fidel Castro ex allievo gesuita non in uniforme militare bensì in doppiopetto blu, e Benedetto XVI un paio di anni fa, sempre con la stessa supplica, ossia portare a compimento il processo di riconciliazione con gli Usa.


Lo sforzo di Papa Francesco ha avuto un’eco mediatica senza precedenti e la stampa internazionale l’ha definito come il più bel regalo di pace al mondo globale, i 53 anni di embargo degli Usa nei confronti di Cuba sono stati un isolamento che lo stesso Obama ha definito inutile e che paradossalmente ha rafforzato il regime castrista.
Quale miglior scenario in prossimità della più importante festa cristiana ovvero il Natale; già in un Angelus nel 2103 il Papa scaldò i cuori anteponendo al bisogno dei fedeli di parole quello più importante della misericordia: “La diffusione del Vangelo non è assicurata dalle istituzioni, ma dalla tenerezza dell’amore di Cristo”. Perfino il dialogo col presidente cinese Xi Jinping ed il conseguente scambio di messaggi gli ha permesso di essere il primo Papa ad attraversare quello spazio aereo ed i ben informati danno per certo un “disgelo” del dialogo con le autorità della Religione tradizionale cinese.


Unica nota stonata di questo gaudente periodo, che ho letto quasi per caso e rifilata in una minuscola notizia a bordo pagina, è la mancata udienza all’entourage del Dalai Lama in Vaticano; in questi giorni i tibetani sono a Roma per il XIV summit dei Nobel per la pace ma sembra che al massimo otterranno un messaggio di saluto e nemmeno a firma di Bergoglio.
Non è certo il momento di complicare il dialogo (ed il business) con gli uomini dell’impero celeste, nei loro forzieri ci sono riserve per oltre mille miliardi di dollari, inoltre la loro proverbiale saggezza, coi tibetani, è da sempre tragicamente venuta meno; dai mongoli “Khan”, Gengis prima e Kublai poi, è stata una ricorrente rivendicazione di annessione di quel territorio alternandovi forme di alleanza e vassallaggio al protettorato. L’esercito cinese vi intervenne militarmente già nel 1726 poi nel 1790 a causa della situazione internazionale peggiorata che fece del Tibet uno stato cuscinetto fra gli stessi cinesi ad oriente e gli inglesi a sud, in India e culminata in un drammatico epilogo, che coincise con la vittoria di Mao Tse-tung nel 1949, con l’occupazione del territorio dei monasteri grazie all’ingresso di 80.000 soldati; il periodo più tragico per quell’area di confine fu però nel 1959 quando la resistenza tibetana addestrata dalla Cia si sollevò ma fu repressa nel sangue da 150.000 uomini dell’esercito e aviazione cinese causando la fuga in India dell’attuale Dalai Lama.


Il muro fra Usa e Cuba, anche grazie all’azione diplomatica della Santa Sede, ha dato i frutti sperati e la guerra fredda in quell’area è finita; l’oppressione cinese verso i tibetani gode invece ottima salute perché questa realtà è imposta dalla volontà di non complicare “il dialogo religioso” (ed il business).
È un peccato perché, del coro natalizio, è una nota stonata.


(21 dicembre 2014)



Un invito alla scuola italiana: non educare al qualunquismo

Già in diversi articoli ho parlato di come la scuola in alcuni casi contribuisca a diffondere il qualunquismo, fatto di luoghi comuni e di frasi fatte, volto a generalizzare e a pregiudicare piuttosto che ad analizzare. Si sentono spesso, infatti, nella scuola soprattutto italiana, discorsi che non stanno né in cielo né in terra, fatti solo di parole vuote e già sentite da qualcun altro.


Il grande problema dell’istruzione italiana però, secondo quello che penso, è la mancata oggettività di alcune scuole. C’è un grande dislivello fra scuole con insegnanti qualificati e imparziali e scuole che regalano voti a destra e a manca, provocando un’inevitabile arroganza nell’individuo che, non formato adeguatamente ed esaltato all’inverosimile dalla sua mediocre “Media Matematica” aggiustata qui e lì a discrezione della loquacità o del portafogli di mami e papi, si trova a confrontarsi con studenti abituati a guadagnarsi i propri voti.
All’ascesa della meritocrazia si contrappone sempre e comunque il professore dalle tasche allentate, ma quello c’è dall’alba dei tempi e tramonterà insieme al sole alla fine del suo ciclo vitale (lieto di non essere lì quando accadrà).
Questo insensato favoreggiare contribuirà alla diffusione del suddetto qualunquismo e ad una società futura formata da individui mediocri (nel senso buono del termine, tenendo conto che il termine già di per sé è quello che è) che non hanno nessuna capacità argomentativa, sopita dietro tanta arroganza e convinzione.
Supponiamo ora, che ognuno di noi abbia un figlio. C’è chi lo cresce insegnandogli a costruire rapporti sulla legge “della zanna e del bastone” e chi sul dialogo. Il primo figlio diventerà un rifiuto sociale, privo di capacità intellettive, ma comunque non cosciente di quanto resterà escluso dal mondo che lo circonda; il secondo figlio al contrario sarà più aperto e più partecipe alla globalità delle azioni dei cittadini del mondo.

Insegnare a dei ragazzi che diventeranno uomini e donne, a fare il minimo e pensare di ottenere il massimo non giova a nessuno. Insomma, aprite gli occhi! C’è gente che io stesso conosco e frequento (tra l’altro dagli articoli sembra che conosca solo gente presuntuosa e arrogante, ma per fortuna non è così) che crede di essere brava ed eccellente, ma che vista da ogni punto di vista, anche il più favorevole ad essa stessa, è mediocre e banale.
C’è tempo per rimediare, ad ogni modo. Prima riuscite ad ammetterlo, prima potete trovare una soluzione. Se non avete voglia di farlo, restate pure “pubblico”, e continuate ad annuire.


(21 dicembre 2014)



 

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