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giovedì 5 marzo 2015

Escher: tra perfezione matematica e illusione

Costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito e motivi a geometrie interconnesse. Dal chiostro del Bramante di Roma la mostra antologica sull’artista olandese Maurits Cornelis Escher si sposta a Palazzo Albergati (via Saragozza, 28) di Bologna dal 12 marzo al 19 luglio del 2015. Una mostra organizzata da Artemisia Group e patrocinata dal Comune di Bologna in collaborazione con la Fondazione Escher che permetterà al pubblico di ammirare 150 opere dell’artista del paradosso.


Un artista visionario che ha fatto dei giochi prospettici e dell’ambiguità visiva i suoi punti di forza in opere che sono uno sguardo capace di cogliere la realtà geometrica dietro le cose, la bellezza della regolarità matematica del mondo per costruirne un altro. Le opere di Escher sono il racconto dell’annodarsi di universi apparentemente inconciliabili: il sogno e la geometria, l’invenzione e la percezione visiva, la fantasia e il rigore. Sono mondi costruiti attraverso la suggestione spaziale dell’immagine piana, universi che nelle tre dimensioni non potrebbero esistere.


L’obiettivo della mostra è proprio questo: raccontare attraverso le opere del genio del disegno illusorio la compenetrazione di mondi simultanei, tra bidimensionalità e tridimensionalità.


In attesa di una mostra che sembra già poter superare il successo della mostra La ragazza con l’orecchino di perla dello scorso anno a Palazzo Fava, per entrare nell’altro mondo di Escher e comprenderne l'enigmatica poetica sono stati organizzati quattro incontri tenuti da Sergio Gaddi in altrettante città emiliane: il 17 febbraio a Faenza, il 19 febbraio a Modena, il 24 febbraio a Ferrara e infine il 27 febbraio a Bologna presso l'auditorium Enzo Biagi della Biblioteca Salaborsa. Narrazioni artistico-teatrali, parte di un ciclo più ampio de I Racconti dell'arte che attraversano la vita, il contesto storico e le esperienze umane dei più grandi artisti di tutti i tempi. Per Escher questo significa immergersi nei misteri enigmatici della logica geometrica, matematica e fisica del mondo intero.


Guendalina Piselli
(5 marzo 2015)


Feast, un cane per la vita

Chi non ha mai posseduto un cane, non ha conosciuto la lealtà, non intende il valore della fiducia, non può sapere cosa significhi essere amato. Perde una delle gioie della vita. “In principio Dio creò l'uomo. Poi vedendolo così debole, gli donò un cane” e niente di più giusto fu mai fatto.


Il cane, l’animale più devoto
Non esiste, infatti, animale più devoto: pronto ad attenderci sull’uscio di casa, capace di strapparci un sorriso anche quando siamo tristi, sensibile nel capire i nostri malumori ma sempre ben disposto a perdonarci. Osando, si potrebbe dire che il cane riassume ciò che di meglio c’è nel cuore di un uomo e quel che è più straordinario è il fatto che riesca a comunicare pur non possedendo il dono della parola, ritenuta da noi indispensabile, ma usata, per lo più, solo per ferire, solo per far rumore. In compenso, fu mirabile provvedimento della natura che per esprimersi ciascun cagnolino avesse la coda al posto della lingua, caratteristica che lo rende ancora più amabile e preferibile agli esseri umani.



Oscar come Miglior corto d'animazione
La Walt Disney, che ci ha abituati da sempre a storie meravigliose, traboccanti di autentici sentimenti, accrescendo forse a dismisura le nostre aspettative nella vita reale, non poteva certo lasciarsi sfuggire una favola incantevole come questa, vecchia come il mondo, ma che diviene giovane ogni qual volta la si racconta, quella di un cane e del suo padrone, o meglio di un uomo e del suo migliore amico. All’87esima edizione degli Academy Awards, la Casa di Topolino trionfa, conquistando la statuetta per il miglior corto d'animazione con Feast, breve ma intensa pellicola, che al cinema precedeva la visione di Big Hero 6, premiato anch’esso, inaspettatamente però, visto lo scarso successo al botteghino (ha incassato “solo” 540 milioni di dollari nel mondo, cifra irrisoria rispetto al suo predecessore Frozen - Il regno di ghiaccio) a discapito del favorito Dragon Trainer 2.



Il rapporto con il padrone
La felicità non è una destinazione, non consiste nel circondarsi di oggetti, non ha un costo ben preciso, tant’è vero che raccogliere un cucciolo dalla strada, è gratuito. Feast parte proprio da queste premesse: ha per protagonista un cane, che cresce di pari passo con il suo padrone. Fedele e insaziabile, preferisce ai cibi nutrienti le patatine fritte, la pizza e le croccanti polpette. Il rapporto tra i due sembra, tuttavia, incrinarsi quando il ragazzo si innamora di una giovane, orientata ad un’alimentazione più equilibrata e sana. Dopo aver superato le prime incomprensioni e gelosie, il cagnolino non esiterà ad aiutare il suo padrone e a rimettere a posto il suo cuore malandato e disilluso. Non voglio dirvi di più né togliervi il gusto di vederlo, ma vi invito a guardare quest’ultimo capolavoro Disney, confezionato per tutta la famiglia, amici a quattro zampe inclusi.
Potete vedere il cortometraggio qui.


(5 marzo 2015)



mercoledì 4 marzo 2015

Il richiamo della grana: la corruzione vince ancora

Le idee in questo governo non mancano di certo. Manca solo la volontà, cioè tutto il resto. Da tempo il presidente del Consiglio Renzi aveva proposto in sede legislativa diverse riforme di ampio respiro e tra le più decisive ci sarebbero: la revisione del patto di stabilità con l’Unione Europea sul controllo del bilancio statale, la fine del bicameralismo (Camera e Senato) e una nuova legge elettorale modellata sulla falsariga di quella per l’amministrazione cittadina.



Recentemente si è imposto di aggiungere alla (lunga) lista delle riforme in work in progress una vera e propria minaccia al modo di fare politica in questi ultimi vent’anni: l’introduzione di una legge anti-corruzione, un progetto da sempre censurato negli interessi dei parlamentari nostrani.

Storia breve della “grana”
La questione della corruzione della classe politica italiana (del resto, la più pagata nel mondo, con una media di oltre undicimila e cinquecento euro mensili, esentasse) è nota al pubblico da decenni, creando col passare del tempo disprezzo e disinteresse alla politica attiva.
Con l’esplosione, ad inizio anni Novanta, dello scandalo di Tangentopoli e la scoperta di una corruzione altissima nelle file dell’allora PSI, e successivamente in tutti i partiti centrali (DC, PCI ecc.), e della sfiducia creatasi con le diverse scoperte di finanziamenti illeciti e conflitti d’interessi, si è più volte rivendicata la cacciata dei politici complici di atti di corruzione o peculato: fino ad oggi in Parlamento sono presenti quasi quattrocento indagati su un totale di oltre un migliaio di parlamentari.
Già da qualche anno è famosa ai telespettatori italiani la famosa ripresa nascosta al senatore PDL dell’Abruzzo, Antonio Razzi, il quale esortava ad arricchirsi senza scrupoli, a “farsi la grana e i c*** propri”, non celando poi un’ipocrisia generale tra i rappresentanti parlamentari, avidi come lui. Un motivo in più per far sì che la popolazione radicalizzi sempre più l’infamia del politico arraffone e ingordo, immagine che sembra sia più ben voluta, che non.
Tale corruzione non va più vista come limitata alle camere chiuse dei salotti dei palazzi del potere, con una certa tendenza al favoreggiamento e al clientelismo presso parenti o amici o conoscenti.



I casi vecchi
Durante la progettazione e la costruzione dei padiglioni per l’Esposizione Universale di Milano, prevista a inizio maggio fino ad ottobre, sono stati arrestati e indagati diversi personaggi della politica (come Gianstefano Frigerio, ex DC, o Primo Greganti, ex PCI, e Antonio Rognoni, della Regione Lombardia) e diversi imprenditori (Sogin SPA) legati perfino alla Cupola, alle associazioni mafiose come la ‘ndrangheta, fin dagli anni Sessanta uno degli investitori più richiesti nell’economia lombarda.
E questo per l’EXPO, il più recente, accomunabile alla vicenda del MOSE di Venezia (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico contro l’acqua alta veneziana, da anni in aumento) in cui è stato indagato lo stesso ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan.



Il caso nuovo
Dal Nord al Sud, con un risvolto assurdo, eppure ormai tipico nelle cronache italiane degli ultimi tempi. L’ex vicepresidente della Gesap, società privata che gestisce l’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, è stato arrestato per l’incasso di una mazzetta di centomila euro, prova decisiva per accusarlo di estorsione aggravata ai danni di un ristoratore interessato alla proroga triennale del contratto di ristorazione presso i locali dell’aeroporto. Un pagamento calcolato quasi come un pizzo mafioso: cinquantamila euro in contanti e diecimila euro al mese per cinque mesi, con garanzie e assegni in bianco. Un caso paradossale, se si pensa che Helg, dal 1997 Presidente della Confcommercio di Palermo, dopo il fallimento della sua storica azienda nel 2012, fosse attivo nella lotta contro la corruzione e il racket mafioso, arrivando a sostenere l’impossibilità che “il 90% dei commercianti del salotto buono paghi il pizzo” davanti alle affermazioni del componente del Comitato “Addio Pizzo e delegato per la legalità di Confindustria, Giuseppe Todaro.

È difficile giudicare gli ultimi eventi italiani in poche parole: può sembrare un circo di pagliacci, un ginepraio caotico, un bordello infido, una nave che affonda. La fantasia non manca mai per denigrare un mondo del genere. Peccato che gli elettori, i cittadini, volessero un Parlamento. Uno reale, vero, non una fantasia.


(4 marzo 2015)




Striscia la Notizia svela il vincitore della quarta edizione di Masterchef

È successo perché a giocare col fuoco si rischia di bruciarsi, si sa! E dovevano tenerlo a mente soprattutto gli autori di Masterchef, il talent cult di Sky Uno che ormai da quattro anni appassiona aspiranti cuochi e non. Striscia la notizia, infatti, dopo averlo promesso per l'intera giornata, alla fine l’ha fatto: ha svelato il nome del vincitore del programma di punta della rete satellitare.


Questa la presunta classifica finale:
1. Stefano
2. Nicolò
3. Amelia

Il futuro è tutto a favore di Nicolò
I centomila euro e la possibilità di scrivere un proprio libro di ricette sembrano dunque essere andati all’agente immobiliare, tra i favoriti fin dalle prime puntate. Medaglia d’argento per il giovane Nicolò, vero e proprio protagonista del servizio di Max Laudadio. Sembra che il ragazzo, contro il regolamento del programma, abbia lavorato in passato per diverso tempo (si dice un anno) in un noto ristorante milanese. In più al favorito della vigilia è spettato anche un bel premio di consolazione, un posto fisso alla corte di chef Cracco. Terza posizione per l'unica donna rimasta in gara, Amelia.



Lo svantaggio di registrare lo show in estate
Le registrazioni del programma, come non molti sanno, si svolgono nel corso dell'estate per poi mandare in onda le puntate tra gennaio e marzo. Una trasmissione del genere d'altronde non potrebbe mai essere trasmessa in diretta, devono considerarsi i tempi tecnici dei fornelli e quel clima di tensione che la caratterizza e che può essere assicurato soltanto attraverso un montaggio accurato. Tutte le cose però si portano dietro i loro pro e i loro contro, e il rischio al quale ci si sottopone è ovviamente quello di far trapelare qualcosa, per esempio il vincitore finale. Detto fatto come direbbe qualcuno, e per la prima volta il grande segreto è stato svelato.

Il flop della finale in diretta nella scorsa edizione
Se nelle prime due edizioni tutto era andato liscio, lo scorso anno si era cercato di evitare a priori certi pericoli decidendo di registrare tutto in estate tranne la proclamazione del vincitore, avvenuta in diretta. Qualcosa però non ha funzionato, infatti il debutto live di Masterchef, esattamente un anno fa, fu per certi versi un flop, soprattutto per la discutibile scelta di far reggere una diretta televisiva ai tre giudici improvvisamente impacciati e insicuri. Piuttosto che studiare meglio una puntata finale meno improvvisata in cui non si perda semplicemente tempo aspettando di poter pronunciare il nome del fortunato, si è deciso allora di tornare alle vecchie abitudini, lasciando in incognito il quarto Masterchef d'Italia per (troppi) mesi.



Le inevitabili conseguenze sui telespettatori
Un’occasione così ghiotta non poteva sfuggire a quella vecchia volpe conosciuta come Antonio Ricci che ormai da troppo tempo era alla ricerca di uno scoop vecchia maniera, uno di quelli che fa finire in galera la commerciante per antonomasia del piccolo schermo per intenderci. Se dal punto di vista televisivo si tratta sicuramente di un grande colpo messo a segno dal tg satirico di Canale 5, da un altro non bisogna dimenticarsi di noi poveri telespettatori. Noi che in questi mesi abbiamo parteggiato per il sudatissimo Stefano o per l'amante dei polli Nicolò, che abbiamo sofferto per l'eliminazione del nostro preferito o gioito per quella del più antipatico o miracolato di turno. Noi, proprio coloro grazie ai quali chi fa televisione può continuare a farla, sì, a noi telespettatori chi ci ha pensato? Anche questa volta nessuno. A salvarci resta solo un immancabile ma effimero beneficio del dubbio.


(4 marzo 2015)


Peste suina africana: a Villagrande Strisaili l’ultimo incontro per debellarla

L’origine
La peste suina africana è una malattia ad alta contagiosità – non trasmissibile, tuttavia, all’uomo – che riguarda i suini domestici e selvatici. Questo terrificante flagello viene descritto per la prima volta in Kenya nel lontano 1921, ma da allora la sua diffusione è stata tanto vasta quanto capillare. Dal 1957 passa, infatti, dal Portogallo all’intera Penisola Iberica. Il suo ingresso in Sardegna è datato al 1978. Recentemente – dal 2005 – lo troviamo diffuso in varie regioni del Caucaso fino alla Russia. Benché sia partito dalle zone iberiche queste, ad oggi, si possono considerare libere: efficaci e validi piani sanitari l’hanno debellata.


La trasmissione e i sintomi
Provocata da un virus chiamato asfarvirus – appartenente alle Asfaviridae – la PSA presenta viremia persistente – la quale può durare fino a 60 giorni – e il contagio può avvenire tramite sangue – solo nei primi 30 giorni – o tramite feci e urina. Esiste anche la possibilità di contagio indiretto – mediante insetti. Vi sono tre forme: acuta, subacuta e cronica. Le prime due sono letali nella maggior parte dei casi. I sintomi sono inequivocabili: febbre alta (da 40 a 42), leucopenia (netta diminuzione dei leucociti), dispnea (respirazione difficoltosa), vomito, diarrea emorragica, splenomegalia (aumento del volume della milza), enterite emorragica (infiammazione dell’intestino), iperplasia del sistema reticolo endoteliale (che provoca aumento di tale tessuto).



Sradicarla è possibile ma difficile
Negli ultimi anni sono stati numerosi e disparati i tentativi di sradicamento della malattia – la quale tuttavia è ancora ampiamente presente. Sono stati molteplici, dall’inizio del 2015, gli incontri volti a trovare una soluzione al problema, eppure in Sardegna è ancora troppo diffuso il pascolo illegale e allo stato brado e si dà ancora troppa poca importanza alla biosicurezza. Inoltre, l’allevamento intensivo è molto meno diffuso di quello tradizionale – nella fattispecie è presente soprattutto quello che vede meno di trenta capi in un’azienda. Questi sono tutti elementi che rendono ostica l’eliminazione totale del virus.

Un progetto che farà la differenza
L’ultimo incontro, datato al 27 febbraio 2015 e avvenuto nel cuore dell’Ogliastra, tra Villagrande e Villanova Strisaili, ha sottolineato le linee guida del nuovo Piano, previsto dai tre assessorati dell’Agricoltura, della Sanità e dell’Ambiente, e approvato dall’Unione Europea – che peraltro ha concesso un finanziamento corposo. Le due parole chiave sono Intervento e Premialità: vanno abbattuti i suini clandestini ed eliminate le situazioni a rischio e per fare questo è necessaria un’attiva collaborazione tra i vertici del progetto e gli allevatori/imprenditori. Tramite “logica, ascolto e confronto” si può trovare l’intesa necessaria per combattere, dalle coste al cuore dell’isola, quello che è un nemico, dei maiali e di un’economia che potrebbe essere florida. In questo progetto le due vere protagoniste saranno la Asl e l’Ente foreste.



La PSA esclude il porcetto dall’Expo
Intanto, sempre per colpa della PSA, all’Expo di Milano non sarà presente il celeberrimo porcetto sardo. Quindi si avranno ciotole di insetti e scarafaggi provenienti da chissà quale zona isolata di questo pianeta e carni tra le più disparate – allo Zimbabwe l’ok a friggere e servire su piattini i rettili – ma il suino sardo non ci sarà. Nemmeno se arrivasse da aziende controllate, nelle quali i controlli clinici, sierologici e di biosicurezza risultano essere al top. Mah, intanto c’è già chi grida all’ingiustizia. L’Assessore all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, chiede solo che vengano autorizzate le carni che non hanno alcun pericolo sanitario e a tal proposito afferma: “Alcune norme danno la possibilità di avere deroghe per poter esportare la carne fuori dalla Sardegna. Il Ministero deve autorizzare questi movimenti. Noi osserviamo le leggi e lo stesso devono fare a Roma e Bruxelles nei confronti delle ottomila aziende sarde che rispettano i requisiti di biosicurezza e a livello europeo rappresentano i modelli di efficienza ed eccellenza”.


(4 marzo 2015)



 

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