#che storia

Altri articoli

#realtà

Altri articoli

sabato 19 aprile 2014

“Instru:mentale”, il progetto multimediale di Isabella Barbato

Nato dall’idea della fotografa Isabella Barbato, Instru:mentale è un progetto musicale, fotografico e letterario dove musica, fotografia e scrittura si fondono creando una sinergia unica e magica.


Il progetto, nato per essere una mostra fotografica, in corso d’opera si è amplificato, prendendo vita propria, diventando un’opera letteraria, musicale e fotografica. Inizialmente Isabella Barbato crea dei ritratti a dieci musicisti partenopei e, partendo da queste foto, organizza una band creando un gioco simbolico, sottraendo ad ogni musicista il proprio strumento, sostituendolo con un oggetto che in qualche modo lo ricorda.


L’autrice si ispira a ricordi, passioni, e ispirazioni personali. Nel realizzare questo progetto gli stessi protagonisti appaiono divertiti, compiaciuti suonando lo strumento sostitutivo con passione ed intensità creando una sorta di comunicazione particolare e un legame invisibile con esso. Isabella Barbato ha avuto la bellissima idea di riunire generi musicali diversi, rappresentati dai musicisti Leonardo De Lorenzo, Elisabetta Serio, Gaemaria Palumbo, Salvatore Torregrossa, Brunella Selo, Roberto Giangrande, Catello Tucci, Maurizio Capone, Lino Cannavacciuolo e Fabrizio Fedele.


Il progetto comprende: il libro, un racconto autobiografico con fotografie “Volevo scappare con Paolo Conte ma ho lasciato le fragole sul tavolo”; il cd, una raccolta musicale che celebra la musica degli artisti che hanno partecipato al progetto fotografico.

Visita la pagina Facebook.

Ornella De Rosa
(19 aprile 2014)


Lo stress è contagioso

Avete presente quella sensazione che ci prende quando qualcuno sbadiglia o ride? Noi, di rimando, sbadigliamo o ridiamo, senza apparente motivo; l’unica spiegazione che sappiamo dare: è “contagioso”.


Ma c’è qualcos’altro di contagioso: lo stress. Pare, secondo uno studio condotto da alcuni scienziati dei centri di ricerca di Dresda e Lipsia, che anche solo uno sguardo aumenti la produzione di cortisolo (ormone legato allo stress) e, inoltre, che anche la tv influisca su questo particolare punto. 


Guardare programmi che mettono gli spettatori dinanzi al dolore fa diventare stressati, nello stesso modo in cui sanno influire sulla mente le altre persone.

(19 aprile 2014)


Che Storia. La prima pietra di San Pietro

“Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam” (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa), disse Cristo all’apostolo Simone: peccato però che la prima pietra l'abbia collocata un tale Giuliano della Rovere.
Senza scomodare la teologia e i dottori in materia religiosa, la chiesa a cui ci riferiamo non è certo la Chiesa (con la C) di cui il primo tra gli apostoli ricevette le chiavi ma quella meravigliosa costruzione che possiamo ancora ammirare tuttora a Roma: 18 aprile 1506, papa Giulio II posa la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro in Vaticano.


Partiamo da un importante antefatto: sul sito esisteva già una basilica voluta dall’imperatore Costantino su quella necropoli che, come vuole la tradizione, ospitò le spoglie dell’apostolo Pietro. Il nuovo progetto, voluto dall’architetto Bramante, non prevedeva l'antica costruzione e diede così ordine di demolire per la quasi totalità la parte presbiterale della precedente basilica, accendendo aspre critiche come quelle di Michelangelo, di Erasmo da Rotterdam e di parte dei vertici ecclesiastici.



L'insigne progetto necessitava di forti risorse e fu così che Giulio II pianificò la celebre “vendita delle indulgenze” fomentando di fatto l'insorgere della Riforma luterana. Giulio II, colui che mise la prima pietra, non riuscì a vedere la sua opera completata così come lo stesso Bramante, passato a miglior vita l'anno dopo, nel 1514. La scomparsa dei protagonisti e il rapido susseguirsi di architetti e addetti ai lavori rallentò notevolmente l'ultimazione di San Pietro.
Ben 11 anni dopo, nel 1525, il ritmo pare divenire celere ma il "Sacco di Roma", di due anni dopo, insabbiò nuovamente i piani. Fu grazie ad Antonio da Sangallo prima ed il settantenne Michelangelo Buonarroti poi che i lavori ripresero magnificamente, senza ignorare le accese dispute tra i sostenitori del Sangallo e le idee del genio toscano.


Giacomo della Porta, succeduto a Michelangelo, portò avanti i lavori continuati da Carlo Maderno e dal finale intervento di Gian Lorenzo Bernini. Dalla prima pietra di Giulio II alla consacrazione di Urbano VIII: 1506-1626, 120 anni e ben 20 pontificati prima di vedere ultimata la Basilica di San Pietro. Questa costruzione, per certi versi infinita, non possiamo ritenerla conclusa senza la magnifica piazza del Bernini completata nel 1667. L'Urbe non sarebbe tale senza la superba San Pietro e se oggi qualche critico può rinfacciare il denaro ottenuto dalla riprovevole vendita delle indulgenze - dinanzi a cotanta bellezza - non si può che rispondere: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.  

(18 aprile 2014)


 

Sottoscrivi Newsletter

Contatta la redazione

Email: redazione@primapaginaonline.org