#le vignette del griso

Altri articoli

#buio in sala

Altri articoli

#belpaese

Altri articoli

#oltre i confini

Altri articoli

#sua sanità

Altri articoli

domenica 24 maggio 2015

Sì, lo voglio. L’Irlanda dice sì ai matrimoni omosessuali

L’Irlanda dice sì ai matrimoni omosessuali, diventando il primo Paese al mondo a legalizzare il matrimonio gay tramite referendum popolare.
Quasi due milioni di irlandesi hanno partecipato alle elezioni, guadagnando per il sì più del 60% dei voti. A questo punto non resta che attendere un cambiamento nella costituzione irlandese che garantirà il diritto al matrimonio civile per le coppie omosessuali e che forse lascerà alle spalle del Paese l’ombra del conservatorismo.


L’Irlanda si aggiunge alla lista dei Paesi europei che hanno fatto un passo avanti sulla strada dei diritti civili, pur non avendo accora toccato il tema delle adozioni. Ma sul fronte conservatore le obiezioni sono forti. Mandateformarriage.org è tra i numerosi gruppi che additano i diritti civili per gli omosessuali come minaccia globale, riparandosi alle spalle di quei bambini che sostengono di voler difendere al grido di “un padre ed una madre, questa è la giustizia”. Bisognerebbe domandarsi chi abbia prodotto e consegnato lo scettro dei diritti umani nelle mani di questi ultimi difensori del buonsenso.


Una riflessione va d’obbligo alla situazione italiana. Siamo ben lontani dal raggiungimento di un risultato simile all’Irlanda e il perché è dolorosamente semplice: il nostro non è un Paese pronto né possiede gli strumenti culturali perché possa essere preparato. La rieducazione ai diritti dell’Altro - un Altro che sia scritto in maiuscolo - è una strada lunga e tortuosa che l’Italia non ha ancora iniziato a percorrere.
A quando il via?


Erika Mastrorosa
(24 maggio 2015)





sabato 23 maggio 2015

Quale futuro per i giovani del nostro Paese?

Circa quindici anni fa bastava avere un diploma per trovare una posizione lavorativa e i laureati erano considerati luminari autorevoli che potevano ogni cosa; poco tempo fa erano le persone a dire “no grazie, non mi interessa” e quasi non esisteva l’accontentarsi di qualcosa che fondamentalmente non interessava. Ora non più.


Adesso le scuole, l’università e i master partoriscono ragazzi con tanta formazione e zero pratica, con la speranza di poterla apprendere in un contesto lavorativo. Ma loro, anzi noi giovani d’oggi siamo perenni emigranti senza meta, troppo grandi, troppo formati per alcuni o troppo poco per altri.
Le uniche proposte sono quelle di tirocini a iosa che continuano a far perdere mesi e anni fondamentali nella continuazione di un percorso, per poi spesso trovarsi in mano pochi euro e nessuna acquisizione di competenze.


Le agenzie interinali, inoltre, operano in modo strano, sembra che meno titoli hai e più possibilità hai di trovare un posto di lavoro, mentre quelli che hanno passato metà della loro esistenza a studiare passano le ore con le mani in mano.
Come fermare tutto questo? Come dare giustizia ad un popolo che si ritrova a fare i conti con un passato che non ha pensato al futuro dei suoi figli?


(23 maggio 2015)



Youth – La giovinezza: freddo intellettualismo o ennesimo capolavoro?

Attualmente in concorso al 68° Festival di Cannes, è arrivato mercoledì scorso nelle sale italiane il nuovo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, Youth - La giovinezza, con un cast stellare e in grande spolvero composto da Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda e Madalina Ghenea.


A due anni da La grande bellezza, Sorrentino si affida ai suoi storici produttori della Indigo Film, con un cast americano in un’ambientazione europea. I due protagonisti sono Fred (Michael Caine) e Mick (Harvey Keitel), due amici ottantenni, il primo è un ex compositore e direttore d’orchestra in pensione che la Regina Elisabetta in persona vorrebbe di nuovo sul palco per un ultimo grande concerto, il secondo è un regista ossessionato dall’idea di girare un film-testamento; entrambi trascorrono una vacanza in una SPA termale in un hotel sulle alpi svizzere, a Davos precisamente. Intorno a loro ci sono Rachel Weisz, la figlia amorevole di Fred, e Jane Fonda, l’attrice feticcio di Mick, l’unica che con la sua brutale verità lo pone di fronte all’amara realtà. All’Hotel Schatzalp c’è una umanità fantasmatica che passa da un bagno turco a una sauna, da un massaggio a una passeggiata nei boschi. Anziani e giovani uniti dalla ricerca del benessere. Ci sono corpi esibiti, corpi segnati dall’età o rigogliosi di gioventù; c’è Madalina Ghenea nei panni di una Miss Universo con un cervello pensante e c’è Paul Dano che interpreta un divo divenuto famoso per un film commerciale ma che vorrebbe cimentarsi con un film d’autore. E c’è anche Maradona, un suo sosia ovviamente, tra gli ospiti della SPA, grasso e sfatto e il cui futuro consiste nel ricordare i suoi memorabili palleggi.


Parlare di un film di Sorrentino non è mai facile perché c’è sempre tantissimo da dire ed è un peccato dover riassumere senza mai cadere nell’ovvietà; bisogna dire che, raccontando l’età senile, il tempo che passa, il rapporto tra genitori e figli, l’amicizia tra due uomini, il regista ha realizzato la sua opera più personale. Youth è un film semplice e complesso al tempo stesso perché Sorrentino cerca di essere sempre realistico nelle sue opere, commovente e anche divertente con battute straordinarie dette dai due protagonisti, ma incappa così in un freddo intellettualismo che ad alcuni non piace. Si tratta comunque di un film riuscito che esprime il giusto mix di “alto” e “basso”, marchio di fabbrica dell’autore. 


La sua rappresentazione della senilità e del tempo che passa oscilla tra il “leggero” e il “pesante”. Le sensazioni che coinvolgono i due protagonisti portano il regista a concentrarsi sulla “stupefazione” delle immagini, portano al “materico” e al “deteriorato” e questo alla lunga può risultare stucchevole. Youth è un film che va assimilato per la sua mole di eccessiva creatività e per la sua energia “pura e autonoma”. Resta, in ogni caso, un film “grande”, volutamente reso “piccolo”, che espone alla massima potenza le caratteristiche autoriali di Paolo Sorrentino.


(23 maggio 2015)



 

Sottoscrivi Newsletter

Contatta la redazione

Email: redazione@primapaginaonline.org