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sabato 24 gennaio 2015

La tecnica della “vampirizzazione” contro gli inestetismi del viso

In Twilight quando un vampiro non andava a caccia da molto mostrava occhi neri e aggressivi e ampie occhiaie violacee. Con l’assunzione del sangue tutto passava – tornavano i bellissimi individui, occhi ambrati ed espressione affascinante, di prima. Ma anche nella realtà avviene, seppur con qualche modifica, la stessa cosa.


Avete mai sentito della tecnica della “vampirizzazione” (meglio nota, in termini medici, come PRP ossia plasma ricco di piastrine)? Un tempo usato solo in ortopedia – per curare lesioni muscolari e rottura di tendini – ora fa il suo ingresso nel complicato e sfavillante mondo dell’estetica.


Una piccola quantità di sangue – il sangue è del paziente stesso ed ecco perché si ritiene che la sua promozione da parte degli specialisti non sia dettata da interessi economici – dopo essere stata centrifugata e degranulata viene iniettata, in modo concentrato, su viso e cuoio capelluto. Il risultato è una pelle più giovane e una riduzione notevole delle rughe in modo totalmente naturale. Le piastrine, infatti, hanno come compito, fornitogli direttamente dall’organismo, la riparazione delle lesioni attraverso la liberazione di sostanze riparatrici chiamate citochine.


Effetti collaterali? Beh, questo è davvero un punto da chiarire. Poiché tutti i centri i quali svolgono questo stesso trattamento lo fanno con modi estremamente diversi è giusto che si facciano ricerche più approfondite su eventuali danni collaterali o effetti indesiderati. Per ora è uno dei metodi meno invasivi per ridurre gli inestetismi del viso. E finché viene iniettato no problem: non ci chiedete di berlo, eh.


(24 gennaio 2015)



Il nome del figlio di Francesca Archibugi: quando una semplice scelta scatena un putiferio

La regista Francesca Archibugi ritorna al cinema dopo un’assenza di sei anni (nel 2009 era uscito anno Questione di cuore) con Il nome del figlio. Il film, scritto dalla stessa regista in collaborazione con Francesco Piccolo, è basato su Le Prénom, pièce teatrale francese di grande successo di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, poi trasposta al cinema dai suoi autori e uscito in Italia nel 2012 con il titolo di Cena fra amici.


Il film della Archibugi è stato riscritto e adattato alla realtà italiana e la regista e lo sceneggiatore hanno ripreso il testo narrativo originale trasformandolo in una commedia sentimentale, con uno sguardo lucido sulla famiglia e i suoi contrasti riguardanti la vita e la politica. Il film è prodotto dall’Indiana Production e Lucky Red in collaborazione con Motorino Amaranto e Rai Cinema. Il cast è ben amalgamato, spiccano Alessandro Gassmann e Rocco Papaleo.



Trama
La storia narra della coppia composta da Simona (Micaela Ramazzotti), che ha pubblicato un romanzo hot divenuto best-seller, e Paolo (Alessandro Gassmann), ricco immobiliarista da cui aspetta un figlio. I due vanno ad una cena in famiglia, ospiti di Betta (Valeria Golino), sorella di Paolo, insegnante e moglie di Sandro (Luigi Lo Cascio), professore universitario precario che ha scritto un saggio di poco successo. L’evidente squilibrio tra la coppia di intellettuali romantici e la coppia di borghesi dediti al guadagno viene compensato dall’amico di infanzia Claudio (Rocco Papaleo), eccentrico musicista che cerca invano di smussare le frizioni tra i suoi quattro amici. La miccia che scatena il conflitto durante la cena è l’intenzione della coppia (Paolo e Simona) di chiamare il nascituro Benito, nome non propriamente comodo da portare, anche per il fatto che Paolo e la sorella Betta sono figli di un ebreo del partito comunista.


Commento
Il film si sviluppa in una sorta di vortice di parole contro tutto e tutti, anche se nella versione italiana c’è meno livore, meno rabbia, in più c’è un affetto di base che aleggia nell’aria e che rende il film delizioso per i tempi narrativi, le battute ad hoc e il sarcasmo sottile. Una sceneggiatura solida e senza tempi morti che rende il prodotto intenso e piacevole, con personaggi ben tratteggiati dove ognuno ha un proprio assolo senza mai alterare la trama corale. Merita una lode la scena costruita sul brano di Lucio Dalla Telefonami tra vent’anni. Il film si chiude con le riprese del vero parto di Micaela Ramazzotti (moglie di Paolo Virzì) filmato personalmente dalla Archibugi con una videocamera.


Altre recensioni cinematografiche qui.

(24 gennaio 2015)






Chiffon cake all’arancia

In questo periodo le arance sono buonissime e, ovviamente, non potevo non realizzare una torta a loro dedicata. Senza olio e senza burro, questa torta è l’ideale per uno spuntino o una colazione sana e leggera. Per i più golosi, inoltre, si può aggiungere la glassa all’arancia in superficie: inutile dire che io ho scelto questa variante.
Pronti? Via con la ricetta!


  
INGREDIENTI:

- 4 uova a temperatura ambiente
- 200 grammi di farina 00
- 1 arancia, sia la buccia grattata che il succo
- 1 bustina di cremor tartaro (lievito naturale si trova in tutti i supermercati)
- 150 grammi di zucchero semolato




PROCEDIMENTO:
Per prima cosa separate i tuorli dagli albumi e montate gli albumi insieme a metà del cremor tartaro. Quando inizieranno a diventare bianchi, unite 50 grammi di zucchero presi dal totale, montateli alla massima velocità fino a che non siano a neve ben ferma. A parte montate i tuorli con il rimanente zucchero e quando saranno chiari e soffici, unite sia la buccia grattata che il succo di arancia. Incorporate delicatamente con una spatola i tuorli agli albumi e mescolate dal basso verso l’alto. Unite anche la farina in tre tempi, mescolando sempre con la spatola ed infine il restante cremor tartaro. Versate il composto in uno stampo a ciambella di 20 cm dai bordi alti precedentemente imburrato e infarinato (se invece avete lo stampo apposito per la chiffon cake, quello americano per intenderci, non c’è bisogno di imburrarlo) e mettete il dolce in forno statico preriscaldato a 160° per circa 35/40 minuti. Regolatevi sempre con i vostri forni per tempi e temperature.



INGREDIENTI PER LA GLASSA ALL’ARANCIA:
- 250 gr di zucchero a velo
- Il succo di un’arancia



PROCEDIMENTO:
Spremete il succo di un'arancia e filtratelo. In una ciotola versate lo zucchero a velo e unite il succo dell'arancia, quindi mescolate con la frusta per creare un composto omogeneo, piuttosto fluido e senza grumi. Una volta raffreddata la torta, distribuite la glassa in superficie e, prima che si raffreddi, decorate con scorzette di arancia candite o zuccherini.

Qui puoi trovare altre deliziose ricette.


(24 gennaio 2015)




venerdì 23 gennaio 2015

SetUp Art Fair 2015: quando una fiera artistica rompe le tradizioni

Setup tecnicamente significa “predisporre le operazioni per il successivo avviamento di un sistema” e l’obiettivo di SetUp Art Fair (23-24-25 gennaio all’Autostazione di Bologna) nasce proprio da questa idea e punta a mettere in atto un nuovo processo.


La scommessa è quella di svincolarsi dal tradizionale sistema del mondo dell’arte composto da artisti, gallerie (pubblico o private), istituzioni museali e critica, e di creare un contenitore culturale che favorisca le sinergie tra queste figure normalmente legate da un rapporto causale. La prassi vuole che l’artista crei, una galleria lo noti e che la critica accetti o rifiuti il suo talento artistico. SetUp sconvolge tutto, a partire dalla sua organizzazione: per partecipare l’espositore deve presentare un progetto curatoriale candidando almeno un artista under 35 presentato da un testo critico di un curatore under 35. E il taglio con la tradizione continua con talk, tavole rotonde e presentazioni editoriali per dare parola alle esperienze più interessanti del panorama contemporaneo.


Ogni anno la fiera raggiunge il suo obiettivo attraversando un tema diverso che per l’edizione 2015 è la Terra intesa come zolla, come nutrimento, come luogo da attraversare durante il viaggio, come piano di scambio, di origine e di confini più o meno visibili. SetUp Art Fair non è solo una fiera di arte contemporanea; offrendo alle gallerie uno spazio di azione che diventa occasione di scambio di giovani artisti, è un’incubatrice di progetti, il luogo perfetto per lo sviluppo di un segmento di mercato inedito nel nostro panorama nazionale.


Guendalina Piselli
(23 gennaio 2015)





Sottomissione di Michel Houellebecq: un romanzo da non perdere

Con l’avvento del 2015 arriva in Italia Sottomissione, il nuovo libro, o per meglio dire il nuovo capolavoro, edito da Bompiani, di Michel Houellebecq. Per immedesimarci nella sua ultima opera dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione e catapultarci nel 2022, nella Francia dell’autore governata dal partito islamico Fratellanza musulmana e presieduta da Mohammed Ben Abbes. Partendo da questo quadro generale compiamo un ulteriore sforzo per tentare di comprendere ciò che porta alla conversione di un professore della Sorbona all’islamismo.


Un romanzo di fantapolitica, ma nemmeno troppo, uscito in Francia il 7 gennaio e in arrivo da noi con una tiratura di ben 85 mila copie. Apprezzato da scrittori del calibro di Emmanuel Carrère che non ha esitato a definirlo “un’opera sublime”, l’autore francese tratta temi caldi come l’ascesa di un partito islamico al governo dello Stato e della relativa integrazione araba nella cultura del paese europeo che, forse prima di ogni altro, si è aperto al multiculturalismo.


L’argomento è delicato quanto attuale, vista anche la triste coincidenza della data di pubblicazione del libro con l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo. Come sempre accade nelle sue opere, Houellebecq non ha mezze misure: è sfrontato nei modi e mostra una padronanza della lingua invidiabile, fatta di periodi lunghi e accattivanti, in grado di tenere perennemente concentrato il lettore senza mai eccedere in facili quanto inutili e noiosi virtuosismi. Questo è lo stile classico dell’autore: spinoso, diretto, ambizioso, fatto di una tecnica sopraffina e intelligente, volto ad abbattere tutti quei luoghi comuni di cui ci nutriamo quotidianamente.


Scrittore, poeta, saggista, regista e sceneggiatore, su Houellebecq è stato detto tanto, com’è inevitabile che sia per tutti i personaggi scomodi e politicamente scorretti. Viene tuttora accusato di islamofobia e di razzismo antimusulmano; celebre la sua affermazione: “La religione più stupida è l'islam. La lettura del Corano lascia prostrati... prostrati”, che gli è valsa numerose accuse. Lo scrittore francese è sicuramente un personaggio che non lascia indifferenti: provoca con disarmante facilità sentimenti contrastanti, forti e travolgenti, ma che di fatto meritano ed inducono all’attenzione. Su di lui si può dire tutto, ma non che non abbia talento.




Scheda del libro
Titolo: Sottomissione
Autore: Michel Houellebecq 
Editore: Bompiani
Anno: 2015
Pagine: 252


Marco Mearelli
(23 gennaio 2015)



 

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