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domenica 21 dicembre 2014

La nota stonata del coro natalizio

Non a caso Pontefice alla lettera è colui che costruisce ponti: i vertici della diplomazia vaticana di Papa Francesco, dopo i tentativi di Wojtyła e Ratzinger, sono riusciti a mediare le amministrazioni di Obama e Raúl Castro ottenendo una serie di risultati di rilievo, in primis la liberazione di diversi detenuti politici in Usa e a Cuba.
Jorge Mario Bergoglio, il Papa che viene quasi dalla fine del mondo, ha tessuto l’ultimo drappo di quella tela di incontri diplomatici iniziata alla fine degli anni ‘90 da Giovanni Paolo II, che incontrò all’Avana un Fidel Castro ex allievo gesuita non in uniforme militare bensì in doppiopetto blu, e Benedetto XVI un paio di anni fa, sempre con la stessa supplica, ossia portare a compimento il processo di riconciliazione con gli Usa.


Lo sforzo di Papa Francesco ha avuto un’eco mediatica senza precedenti e la stampa internazionale l’ha definito come il più bel regalo di pace al mondo globale, i 53 anni di embargo degli Usa nei confronti di Cuba sono stati un isolamento che lo stesso Obama ha definito inutile e che paradossalmente ha rafforzato il regime castrista.
Quale miglior scenario in prossimità della più importante festa cristiana ovvero il Natale; già in un Angelus nel 2103 il Papa scaldò i cuori anteponendo al bisogno dei fedeli di parole quello più importante della misericordia: “La diffusione del Vangelo non è assicurata dalle istituzioni, ma dalla tenerezza dell’amore di Cristo”. Perfino il dialogo col presidente cinese Xi Jinping ed il conseguente scambio di messaggi gli ha permesso di essere il primo Papa ad attraversare quello spazio aereo ed i ben informati danno per certo un “disgelo” del dialogo con le autorità della Religione tradizionale cinese.


Unica nota stonata di questo gaudente periodo, che ho letto quasi per caso e rifilata in una minuscola notizia a bordo pagina, è la mancata udienza all’entourage del Dalai Lama in Vaticano; in questi giorni i tibetani sono a Roma per il XIV summit dei Nobel per la pace ma sembra che al massimo otterranno un messaggio di saluto e nemmeno a firma di Bergoglio.
Non è certo il momento di complicare il dialogo (ed il business) con gli uomini dell’impero celeste, nei loro forzieri ci sono riserve per oltre mille miliardi di dollari, inoltre la loro proverbiale saggezza, coi tibetani, è da sempre tragicamente venuta meno; dai mongoli “Khan”, Gengis prima e Kublai poi, è stata una ricorrente rivendicazione di annessione di quel territorio alternandovi forme di alleanza e vassallaggio al protettorato. L’esercito cinese vi intervenne militarmente già nel 1726 poi nel 1790 a causa della situazione internazionale peggiorata che fece del Tibet uno stato cuscinetto fra gli stessi cinesi ad oriente e gli inglesi a sud, in India e culminata in un drammatico epilogo, che coincise con la vittoria di Mao Tse-tung nel 1949, con l’occupazione del territorio dei monasteri grazie all’ingresso di 80.000 soldati; il periodo più tragico per quell’area di confine fu però nel 1959 quando la resistenza tibetana addestrata dalla Cia si sollevò ma fu repressa nel sangue da 150.000 uomini dell’esercito e aviazione cinese causando la fuga in India dell’attuale Dalai Lama.


Il muro fra Usa e Cuba, anche grazie all’azione diplomatica della Santa Sede, ha dato i frutti sperati e la guerra fredda in quell’area è finita; l’oppressione cinese verso i tibetani gode invece ottima salute perché questa realtà è imposta dalla volontà di non complicare “il dialogo religioso” (ed il business).
È un peccato perché, del coro natalizio, è una nota stonata.


(21 dicembre 2014)



Un invito alla scuola italiana: non educare al qualunquismo

Già in diversi articoli ho parlato di come la scuola in alcuni casi contribuisca a diffondere il qualunquismo, fatto di luoghi comuni e di frasi fatte, volto a generalizzare e a pregiudicare piuttosto che ad analizzare. Si sentono spesso, infatti, nella scuola soprattutto italiana, discorsi che non stanno né in cielo né in terra, fatti solo di parole vuote e già sentite da qualcun altro.


Il grande problema dell’istruzione italiana però, secondo quello che penso, è la mancata oggettività di alcune scuole. C’è un grande dislivello fra scuole con insegnanti qualificati e imparziali e scuole che regalano voti a destra e a manca, provocando un’inevitabile arroganza nell’individuo che, non formato adeguatamente ed esaltato all’inverosimile dalla sua mediocre “Media Matematica” aggiustata qui e lì a discrezione della loquacità o del portafogli di mami e papi, si trova a confrontarsi con studenti abituati a guadagnarsi i propri voti.
All’ascesa della meritocrazia si contrappone sempre e comunque il professore dalle tasche allentate, ma quello c’è dall’alba dei tempi e tramonterà insieme al sole alla fine del suo ciclo vitale (lieto di non essere lì quando accadrà).
Questo insensato favoreggiare contribuirà alla diffusione del suddetto qualunquismo e ad una società futura formata da individui mediocri (nel senso buono del termine, tenendo conto che il termine già di per sé è quello che è) che non hanno nessuna capacità argomentativa, sopita dietro tanta arroganza e convinzione.
Supponiamo ora, che ognuno di noi abbia un figlio. C’è chi lo cresce insegnandogli a costruire rapporti sulla legge “della zanna e del bastone” e chi sul dialogo. Il primo figlio diventerà un rifiuto sociale, privo di capacità intellettive, ma comunque non cosciente di quanto resterà escluso dal mondo che lo circonda; il secondo figlio al contrario sarà più aperto e più partecipe alla globalità delle azioni dei cittadini del mondo.

Insegnare a dei ragazzi che diventeranno uomini e donne, a fare il minimo e pensare di ottenere il massimo non giova a nessuno. Insomma, aprite gli occhi! C’è gente che io stesso conosco e frequento (tra l’altro dagli articoli sembra che conosca solo gente presuntuosa e arrogante, ma per fortuna non è così) che crede di essere brava ed eccellente, ma che vista da ogni punto di vista, anche il più favorevole ad essa stessa, è mediocre e banale.
C’è tempo per rimediare, ad ogni modo. Prima riuscite ad ammetterlo, prima potete trovare una soluzione. Se non avete voglia di farlo, restate pure “pubblico”, e continuate ad annuire.


(21 dicembre 2014)



Un decalogo per un buon 2015

Il 2015 è alle porte
C’è chi spera che nel nuovo anno si possa avere una stabilità economica, chi spera di trovare l’amore, chi, più sfortunato di tutti e privo di entrambe le cose, spera nell’anima gemella e in un eventuale incarico lavorativo e chi, malato, spera in una guarigione. Sono numerosi i desideri che gli italiani, il 31 dicembre – allo scoccare della mezzanotte – esprimeranno con lo sguardo verso il cielo. Come di consueto, iniziano anche ad arrivare i consigli per passare in modo sereno questi 12 mesi nuovi di zecca, perché, checché se ne dica, in molti casi molto di ciò che vivremo in futuro dipende da noi. 


I primi tre consigli, e più importanti, non possono non essere il non fumare – spesso, soprattutto se si è giovani, non se ne capisce la dannosità – il non bere – e, se si è bevuto un bicchiere di troppo, non guidare – e il mantenere il giusto peso – senza eccedere, anche se di fronte a pandori, panettoni, frutta secca e pranzi che sfamerebbero un’intera nazione per un anno appare incredibilmente difficoltoso. 


A seguire si consiglia di diminuire l’uso dell’auto – è risaputo che camminare sia incredibilmente salutare, per non parlare dell’inquinamento che si evita di incrementare lasciando l’auto nel garage – di affidarsi alla prevenzione e di aumentare i controlli medici. Il cuore, inoltre, va monitorato spesso: sarebbe bene sottoporsi a visite cardiologiche frequenti. Attenzione alle malattie a diffusione sessuale: sono, spesso, sottovalutate.
Detto questo: buon 2015!

(21 dicembre 2014)


sabato 20 dicembre 2014

Le variazioni ormonali dei futuri papà

In gravidanza, è risaputo, gli ormoni fanno sì che la futura mamma si comporti in modo anomalo. E fin qui tutto normale, direi. Ma cosa succede al futuro padre durante i nove mesi nei quali la propria compagna porta in grembo il pargoletto? Anche per quanto riguarda i maschietti – anche quelli che si vantano essere tutti d’un pezzo – si notano determinate variazioni ormonali: aumentano ossitocina – ormone che, prodotto da comportamenti sociali positivi, rende calmi e amorevoli – e prolattina – ormone che provoca comportamenti materni e di accudimento.


Il risultato è che i "paparini" hanno una voglia matta di piangere e sfogarsi, sono più disponibili all’ascolto e agli scambi affettivi ed emotivi e si sentono più insicuri e femminili. Il testosterone diminuisce e, di conseguenza, l’aggressività di stampo virile si attenua. Aumenta anche l’estradiolo, che provoca sensazioni di gioia e tenerezza, e in un certo senso avviene un tuffo nell’infanzia.


Tutto ciò avviene anche perché, in un modo o nell’altro, anche il padre deve cambiare per il nuovo arrivo: è necessario ammorbidirsi per poter dare le giuste attenzioni ad un neonato e ad una puerpera resa più fragile dal parto.

(20/12/2014)


CdM nella notte per la seconda nota di variazioni al bilancio

Il Consiglio dei Ministri si è riunito alle 4.45 di oggi, sabato 20 dicembre 2014, al Senato, (al termine della votazione finale sul disegno di legge di stabilità per l’anno 2015), ed ha approvato la seconda Nota di variazioni al Bilancio dello Stato per il triennio 2015/17, predisposta ai sensi dell'articolo 21, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 e successive modifiche (Legge di contabilità e finanza pubblica, ndr).



“Le modifiche apportate sono sostanzialmente neutrali sul saldo netto da finanziare del Bilancio dello Stato e sugli altri saldi di finanza pubblica”. Il disegno di legge di stabilità del 2015 - si legge nel comunicato stampa - comprensivo degli emendamenti approvati dal Senato, comporta effetti espansivi sul Bilancio dello Stato di circa 6,7 miliardi di euro nel 2015, di circa 2,9 miliardi di euro nel 2016 e nel 2017 gli effetti della manovra determinano un miglioramento del saldo del Bilancio dello Stato di 1,8 miliardi. 


“In termini di indebitamento netto, la manovra assicura il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica indicati dal Governo nei documenti programmatici, in coerenza con gli impegni assunti in sede europea”. Il CdM presieduto dal Ministro dell’Istruzione è durato cinque minuti.


(20 dicembre 2014)

 

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