500 giovani per la cultura: al via le domande - Prima Pagina on line

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Che siano segni di speranza o solo fievoli riflessi di luce poco importa, perché il segno dell’iniziativa resta importante, e fa pensare a un miglioramento. 


Dalle ore 14 di martedì 14 gennaio è stata avviata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la procedura di compilazione e invio della domanda di partecipazione al bando “500 giovani per la cultura” che darà la possibilità a 500 giovani laureati selezionati la possibilità di essere formati per un anno nelle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Saranno ammessi ai test di selezione coloro che presenteranno i punteggi più alti, stabiliti in base ai requisiti richiesti.


L’iniziativa, comunicata lo scorso dicembre, si può definire l’unica di una certa rilevanza in un periodo dominato da notizie di soldi pubblici sprecati, tagli sull’istruzione, monumenti storici non tutelati, usurati dal tempo e a rischio cedimento. Il Ministero dei Beni Culturali dà l’esempio: investe 2,5 milioni di euro in formazione. "Con il decreto Valore Cultura abbiamo pensato di dedicarli a 500 giovani, per offrire a neolaureati l’opportunità di una specializzazione che li portasse dentro il patrimonio culturale" afferma il ministro Massimo Bray, responsabile dell’iniziativa, e aggiunge che "non c’è stata nessuna volontà di sfruttare il lavoro dei giovani laureati bensì di offrire loro un’opportunità unica di formazione".

A fronte di carenze economiche che sacrificano il settore culturale in primis e che non permettono di pensare a imminenti assunzioni, il Ministero reagisce alla crisi investendo in formazione poiché "il patrimonio culturale ha bisogno di lavoro: vero e dignitoso". E il ministro insiste sul valore e l’importanza della conoscenza del patrimonio culturale, sottolineando che "non è un concorso pubblico ma un bando diretto ad aprire le istituzioni culturali alla conoscenza e alla formazione di giovani che un domani potranno contribuire in diversi settori alla tutela e conservazione del nostro patrimonio". A tal fine, "chi si formerà ora non sarà in concorrenza con chi da decenni è impegnato nel lavoro di tutela del patrimonio. È importante non confondere questi due contesti per non compromettere l’entusiasmo e la voglia di imparare delle centinaia di ragazzi e ragazze".

E non finisce qui: in risposta alle critiche pervenute dagli studenti neolaureati interessati, sono state rivisitate le clausole per la partecipazione al bando, per cui il requisito di voto minimo è stato esteso da 110 a 100, non sarà più obbligatorio certificare il livello di competenza linguistica per l’inglese, si avrà diritto a un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio e persino la sospensione del tirocinio per tre mesi in vista di periodi di studio più lunghi.

La portata innovativa del bando risiede soprattutto nella sua estensione: le assunzioni dei tirocinanti non sono infatti circoscritte alla città di Roma ma sono distribuite su tutto il territorio italiano. Sembrerebbe una ventata di aria pulita e democratica insomma, nata in seno all’amore, al rispetto e alla tutela dell’arte, nostra identità e storia. 
Nella speranza che non si tratti dell’ennesima illusione per i cittadini italiani e per i neolaureati chiamati in causa, che dietro ottime intenzioni stampate e impaginate con estrema cura di particolari informativi non si celino i soliti spettri dello sfruttamento al lavoro ombrato dalle parole “formazione” e “tirocinio”.

Per maggiori informazioni sul bando e sulla modalità di partecipazione, si consiglia di visitare il sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Qui il bando. Questo il sito del Ministero. 

Stefania Papara
(16 gennaio 2014)

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