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Nuova legge elettorale: ecco in cosa consiste l’Italicum

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Tutti i principali Stati europei hanno adottato e consolidato nel tempo un sistema preciso da cui ricavare la struttura del comparto istituzionale: l’Inghilterra ha scelto il maggioritario puro, la Francia il maggioritario uninominale a doppio turno, la Spagna e la Germania il proporzionale. Paese che vai, legge elettorale che trovi, verrebbe da dire. 


Ciò non è avvenuto in Italia, in cui si sono succeduti discutibili sistemi ibridi che hanno generato ‘’pasticci politici’’ di ogni sorta. Ripercorrendo velocemente quanto avvenuto in passato, dopo il proporzionale puro della prima Repubblica si è passati al Mattarellum, che ha dato forma ai governi del 1994, 1996 e 2001, e al Porcellum del 2006, 2008 e 2013. Non c’è dato sapere se questa insolita incostanza sia conseguenza dell’incapacità di elaborare sistemi duraturi o se, invece, sia imputabile al tentativo dei vari partiti di assicurarsi sempre un numero cospicuo di poltrone. Quel che è certo è che, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora, l’annoso problema legge elettorale si è mostrato in tutta la sua complessità.

A farsi portavoce del bisogno di porre fine al disinteresse politico sul tema è stato Matteo Renzi; apertosi a confronti non del tutto condivisi dai compagni democratici, ha partorito l’Italicum che, dopo essere stato depositato in commissioni Affari Costituzionali alla Camera il 22 gennaio, potrebbe essere discusso oggi stesso. 
Il progetto di legge è frutto dell’accordo tra il segretario del PD e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia; il testo base, tuttavia, è stato sottoscritto anche dal Nuovo Centro Destra e dal Partito Democratico, nonostante qualche focolaio di resistenza costituito da Sel e dalla minoranza cuperliana. 
I punti essenziali della proposta sono stati già delineati; il nuovo sistema, che sarà di stampo proporzionale (e in cui, dunque, il numero dei seggi sarà assegnato proporzionalmente ai voti presi su base nazionale) prevederà delle soglie minime che i vari partiti dovranno necessariamente raggiungere per poter accedere in Parlamento, ovvero il 5% per i partiti in coalizione, l’8% per i partiti non coalizzati e il 12% per le coalizioni. Ciò è stato fatto per evitare che la Camera pulluli di gruppi numericamente esigui. Prevederà collegi elettorali plurinominali costituiti da un minimo di 3 a un massimo di 6 deputati; i cittadini non potranno esprimere direttamente le loro preferenze poiché le liste saranno bloccate, tuttavia sapranno con certezza chi stanno votando dato che i pochi nomi saranno riportati nella scheda elettorale - e non offuscati da liste “calderone”. Prevederà, inoltre, il premio di maggioranza, fissato al 18% e destinato alla lista o coalizione che raggiungerà il 35%: se nessuno dovesse varcare tale soglia si andrà al ballottaggio diretto, lecito in quanto la proposta accoglie il principio del doppio turno.

(27 gennaio 2014)

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