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Il ragazzo d’oro di Pupi Avati

L'ultima fatica di Pupi Avati porta il titolo de Il ragazzo d’oro, uscito nelle sale cinematografiche italiane il 18 settembre. Il film vanta un ottimo cast, composto da Riccardo Scamarcio, Sharon Stone e Cristiana Capotondi.
Storia interessante ma con troppe pretese e aspettative non rispettate. Nella storia ritroviamo tutto il mondo di Avati: nostalgia per il passato, per il tempo non trascorso (vi invito a fare attenzione all’arredamento della casa paterna), il rapporto padre-figlio; manca solo Bologna, poiché questa volta il film è ambientato a Roma.
Buona prova di Scamarcio, non pervenuta la Stone e ottima la recitazione di Giovanna Ralli nella parte della madre.


Trama
Un ragazzo d’oro è la storia di un ragazzo con una storia d’amore unilaterale, un difficile rapporto con il padre e una carriera di scrittore mai nata. Il film si concentra sul rapporto del protagonista con il padre, ma solo dopo la morte da suicida di quest’ultimo. Nella ricerca tra i documenti del padre, sceneggiatore di film di serie B (una delle cause di lontananza tra i due), il protagonista ne riconosce il vero sentimento e con l’aiuto della Stone, proprietaria di una casa editrice e vecchia amante del genitore, riesce a far pubblicare il libro di riscatto del padre, anche se da quest’ultimo mai scritto. Il riavvicinarsi al padre porta il ragazzo a perdere il contatto con la realtà e intraprendere la via della pazzia.


Commento
Buona sceneggiatura, ritmo lento: lo consiglierei agli amanti del cinema di Avati ma non ai neofiti del genere. Il film prende un ritmo migliore e la prova di Scamarcio si esalta solo dall’inizio della pazzia del suo personaggio. Sharon Stone è sprecata in questo ruolo, la parte non sembra adatta a lei, eppure credo sia stata cercata dal regista. 


Il film è condito di marchi, mostrati più volte. Alcune scene sembrano costruite solo per pubblicizzare un marchio (vedi la campagna pubblicitaria che il protagonista deve realizzare). Credo siano serviti a pagare il compenso dell’attrice hollywoodiana. Segnalo la scarsa promozione del film e, da alcune interviste del regista, si evince un rapporto non buono con l’attrice.


Il messaggio del film? Il rapporto con i genitori ci condiziona per la vita: la nostra realizzazione professionale, le nostre relazioni e la nostra crescita psicologica.


Ben Dico
(25 settembre 2014)

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