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Qui si muore tutti i giorni: viaggio nella Campania Infelix

“Qui non si muore” recita Siani citando Gioacchino Murat nel film Benvenuti al Sud. “Qui si muore” invece e si muore tutti i giorni. I dati ufficiali parlano chiaro ma quelli reali sono senz’altro superiori. Siamo in Campania e, “terra dei fuochi” o meno, la gente continua ad ammalarsi e a morire in silenzio. Un silenzio che genera rabbia nei confronti di istituzioni che sovente lasciano queste persone nella loro solitudine.


Il triangolo della morte
Settembre 2004: sulla rivista scientifica The Lancet Oncology compare l’articolo Italian “Triangle of death” linked to waste crisis, in italiano Il “triangolo della morte” italiano è collegato alla crisi dei rifiuti. Lo studio è a cura di Kathryn Senior, scrittrice e giornalista inglese che si occupa di medicina e ambiente, e Alfredo Mazza, cardiologo napoletano e ricercatore del CNR di Pisa. L’articolo inizia con queste parole: “Nel sud Italia il problema dell’inquinamento ambientale sta raggiungendo proporzioni epiche e sembra essere direttamente collegato all’aumento dell’incidenza dei casi di cancro”. Nell’area denominata “triangolo della morte” (che ha come punte le città di Acerra, Nola e Marigliano) il tasso di mortalità raggiunge livelli ben più alti rispetto alla media italiana. Il caso dei decessi per tumore al fegato è quello più significativo: se l’indice di mortalità (numero di morti all’anno per ogni centomila abitanti) in Italia si attesta intorno al 14%, nel “triangolo della morte” raggiunge il 38,4%. Già dieci anni fa, il dottor Mazza parlava di “stato di emergenza” e aggiungeva che “il sistema sanitario nazionale dovrebbe dare il via a una selezione programmatica attraverso l’utilizzo di analisi cliniche, chimiche, biochimiche e genetiche per valutare il rischio reale che corrono gli abitanti di queste zone”. Non c’è che dire, senza dubbio uno studio lungimirante.


Lo studio dell’OMS
Nel 2007 è la volta di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità intitolato Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana. Anche in questa ricerca si evidenzia “un’area nella quale la mortalità generale e i tassi specifici per diverse patologie tumorali sono particolarmente elevati rispetto ai valori regionali”. Inoltre, “la mortalità per tutte le cause è risultata in eccesso significativo per gli uomini del 19% nei comuni della provincia di Caserta e del 43% nei comuni della provincia di Napoli; per le donne del 23% nella provincia di Caserta e del 47% nella provincia di Napoli”.


I roghi e la camorra
Nel biennio 2007-2008 si intensificano i roghi, cumuli di immondizia vengono bruciati con conseguente rilascio di diossina nell’aria. A tutto ciò aggiungete l’attività camorristica: Gaetano Vassallo, legato al clan dei Casalesi, ha affermato di aver lavorato per vent’anni allo sversamento di rifiuti tossici in Campania. Per farlo, non ha esitato a corrompere sia i politici che i funzionari mandati dal governo; e la maggior parte dei rifiuti tossici arrivava dal nord Italia.



Quella brutta malattia
Ora vi faccio una domanda: quanti di voi lettori hanno un amico o parente che sta lottando o ha lottato invano contro questa “brutta malattia”? Già, “brutta malattia”, perché nel napoletano le persone non la nominano neanche cercando così di esorcizzare qualcosa che fa veramente paura. Tumore, cancro, carcinoma, fibroma, neoplasia, neoplasma, sarcoma: cambia il nome ma non le conseguenze che sono incredibilmente devastanti e non investono solo il “malato di turno” ma i familiari tutti, costretti a mostrarsi forti di fronte alle sofferenze del loro caro.
E non serve dire “doveva andare così” perché non deve andare così. Certo, tutti prima o poi, passeremo oltre e tutti abbiamo, più o meno, le stesse probabilità di ammalarci. Ma in quelle zone è diverso, in quelle zone le probabilità di ammalarsi gravemente aumentano. Così un bambino nato in Campania ha molte più probabilità di ammalarsi e molte meno possibilità di vivere rispetto a un bambino nato e cresciuto nel centro e nord Italia. 


Le cattive abitudini
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato una connessione diretta tra i malati di tumore in Campania e l’inquinamento ambientale. Anni di sversamento di rifiuti tossici insieme a rifiuti urbani gestiti in malo modo, a cui spesso si è dato fuoco, stanno procurando conseguenze e danni inimmaginabili. Nonostante gli studi e le ricerche vadano in una direzione specifica, in Italia molti, anche ai piani alti, continuano a sostenere che l’alto tasso di mortalità per cancro nell’abusata (in tutti i sensi) “terra dei fuochi” sia dovuto alle “cattive abitudini” dei campani: troppo fumo, alcolici e cibi grassi; in pratica gli abitanti dell’ex Campania Felix sarebbero dei mostri che fumano, bevono e si abboffano ovviamente senza far niente dalla mattina alla sera, aggiungo io, ironizzando su quelli che sembrano più pregiudizi che dati scientifici. E i bambini che si ammalano nel primo anno di vita, anche loro fumano, bevono e mangiano cibi grassi? Come si può arrivare a dire una cosa del genere? Vi posso assicurare che non c’è niente esagerato e particolare nelle abitudini alimentari dei napoletani. Come si può dare ascolto ad una versione così “sempliciotta” ignorando le relazioni scientifiche?


Un problema nazionale
Vorrei concludere esortando voi lettori a pensare che non si tratta di un problema locale: l’eccessiva mortalità per tumore in Campania è un problema nazionale. Pertanto, il Ministero della Salute deve agire in fretta, prendere in mano la situazione per cercare di limitare i danni: bisogna bonificare i terreni inquinati, impedire che si coltivino ancora gli stessi in modo che frutta e verdura non arrivino più sulle tavole degli italiani. È prioritario individuare tutti i responsabili dei danni ambientali irreversibili, condannarli e incarcerarli per dare giustizia a tutte le persone che sono morte in questi anni. In ultimo ma non meno importante, lo Stato si deve impegnare a garantire il suo sostegno alle famiglie che hanno avuto questo grave lutto (con uno o entrambi i genitori deceduti) e non sono in grado di provvedere al sostentamento delle stesse: cibo e casa per chi non ha più reddito, almeno in via temporanea. Non posso e non voglio pensare che nel mio Paese c’è uno Stato che spreca e un altro che se ne fotte.

E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate
(Apocalisse, 21:4)


Marco Ricciardi
(20 novembre 2014)

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