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Aperture domenicali: pochi pro tanti contro

Le liberalizzazioni delle aperture domenicali, volute dal Governo Monti per favorire l'occupazione e l'economia, si stanno rivelando un clamoroso flop.


Stando ai dati della Confesercenti, infatti, queste misure non hanno fatto incrementare i consumi, ma li hanno solo distribuiti in sette giorni anziché sei. Di conseguenza, non vi è stato alcun aumento dei posti di lavoro, ma orari più lunghi e meno giorni di riposo per i dipendenti che ormai, a parte Natale e Pasqua, sono costretti a lavorare ogni domenica e ogni festività, con riscontri negativi nella vita privata.


Un'altra conseguenza negativa di queste liberalizzazioni è il danno causato dai grandi Centri Commerciali ai piccoli negozi ed attività dei centri urbani, che hanno dovuto fare i conti con una minore affluenza di clienti e sono stati costretti a chiudere. Diventano ormai evidenti i negozi chiusi nelle maggiori città italiane: nel solo centro di Cremona hanno chiuso ben 93 negozi.


I clienti, da parte loro, ritengono positive le aperture domenicali in quanto hanno più tempo per fare spese rispetto al resto della settimana, anche se verrebbe spontaneo chiedersi come si faceva quando i negozi la domenica erano chiusi.
Per questi motivi alcune forze parlamentari stanno chiedendo al governo un accordo, proponendo al massimo dodici aperture domenicali l'anno, con la pressione di numerosi comitati cittadini come “Domenica no grazie”, in prima linea in questa battaglia.


Angela Felline
(20 gennaio 2015)

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