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Disoccupazione giovanile: il grande dramma del nostro Paese

Il problema della disoccupazione, e in particolare della disoccupazione giovanile, è sempre in primo piano quando si considera l'andamento dell'economia di un Paese. In Italia, gli ultimi dati prodotti dall'Istat hanno evidenziato scenari sempre peggiori, visto che si è registrato un tasso di disoccupazione giovanile (ossia relativo ad una fascia d'età tra i 15 e i 24 anni) pari al 43,1%, un valore sempre in crescita rispetto alle stime precedenti.


Questo significa che, nel nostro Paese, circa 655mila giovani non hanno un lavoro né frequentano una scuola. Tuttavia, sempre di più, i giovani disoccupati si stanno rendendo conto che per migliorare la propria posizione lavorativa è necessario un titolo di studio adeguato e stanno ricorrendo ai ripari, aiutati, in questo, dalla possibilità di acquisire conoscenze e competenze tramite le università online, ideali per quanti siano impegnati in piccoli lavori saltuari che non permettono di frequentare i corsi negli atenei tradizionali. Per accedere al mondo del lavoro, oggi è fondamentale un titolo di studio di livello superiore, così come è importante avere una buona conoscenza delle lingue e dell'uso di base dei più comuni programmi per computer.



I dati
dell'Istat evidenziano come, senza le adeguate conoscenze e senza un titolo di studio di livello universitario, difficilmente sia possibile accedere ad un mondo lavorativo sempre più competitivo. E se da un lato è vero che il tasso di disoccupazione negli ultimi tempi ha registrato una serie di oscillazioni sia in un senso che nell'altro, è altrettanto vero che i valori restano sempre e comunque troppo elevati. Al di là della percentuale sul totale, l'Istat tiene conto anche del tasso mensile di disoccupazione, che permette poi di verificare le variazioni della richiesta di lavoro nell'arco dell'anno. Si è quindi registrato un tasso di disoccupazione in salita dello 0,2% tra febbraio e marzo, una percentuale in cui sono inseriti soprattutto i più giovani.


Quando si parla di studio e di lavoro, spesso si evidenzia come la differenza tra i sessi faccia pesare più l'ago della bilancia verso un settore o l'altro. Le statistiche universitarie indicano che le donne sono superiori in numero e spesso in rendimento rispetto ai colleghi uomini in molti settori accademici, mentre per quanto riguarda il mondo del lavoro la bilancia pende ancora a favore degli uomini, soprattutto nei posti di maggiore rilevanza. La differenza si azzera quando si parla di disoccupazione, visto che i recenti dati Istat indicano che nell'ultimo anno la disoccupazione ha colpito in pari maniera sia gli uomini che le donne, con un tasso di disoccupazione aumentato dell’1,5% per i primi e dell’1,7% per le seconde.
E per quanti guardano all'Europa o all'estero per la ricerca di un lavoro fisso e più sicuro, bisogna evidenziare che la risposta non è più così semplice come per le generazioni passate. Anche all'estero, infatti, trovano più facilmente lavoro i giovani che presentano un'adeguata preparazione e un titolo di studio universitario.


Susanna Matteini
(31 maggio 2015)


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