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Etiopia, quando il matrimonio è combinato

Abdella è una ragazza etiope, ha 19 anni, ha lasciato la scuola quando ne aveva 16, poco dopo si è sposata con un ragazzo di 22 anni. Nonostante la giovane età, Abdella condivide come molte sue coetanee una storia travagliata: quella del matrimonio combinato.


Ogni giorno nel mondo 39mila ragazzine sono costrette a sposarsi contro la loro volontà. In un anno il numero sale a 14 milioni, lo rivela uno studio condotto dall’Odi (Overseas Development Institute) presentato il 22 luglio nel corso del Girl Summit 2014, incontro promosso dall’Unicef. Lo scopo dell’evento è quello di sensibilizzare ogni anno la comunità internazionale su problemi quali la mutilazione genitale e il matrimonio forzato.


Secondo l’Odi sono sempre più frequenti i casi in cui i genitori costringono le proprie figlie a sposarsi prematuramente e a divorziare entro tempi altrettanto brevi per poi trasferirsi all’estero e cercare lavoro con i soldi ottenuti dal matrimonio.
Il fenomeno è molto diffuso in Etiopia dove più di 1.500 donne e bambine ogni giorno abbandonano l’Africa per raggiungere il Medio Oriente nella speranza di poter lavorare e guadagnare a sufficienza da mantenere la famiglia d’origine.
Le ragioni che si celano dietro questi matrimoni (e divorzi) forzati derivano dalla tradizione etiope: secondo l’Odi, alcune ragazze scelgono di migrare anche contro la volontà dei genitori. Abdella è una di queste: la sua famiglia vive in povertà e si mantiene coltivando un piccolo terreno, suo fratello minore è ancora a scuola e, pur di farlo studiare, Abdella ha deciso di rimanere all’estero per poter guadagnare denaro a sufficienza.


Il marito la maltrattava e picchiava, così, dopo soli tre mesi ha divorziato, si è procurata un passaporto falso e si è trasferita in Arabia Saudita dove ha cominciato a lavorare come domestica per consentire alla famiglia in Etiopia di avere elettricità, acqua e alimenti.
Nonostante un matrimonio senza amore, un divorzio repentino e un trasferimento all’estero, Abdella continua a credere che sposarsi, divorziare ed emigrare con i soldi della separazione sia ancora vantaggioso per chi decide di lasciare l’Etiopia.


Ambra Leanza
(21 maggio 2015)



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