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Giornata contro l'omofobia: le dichiarazioni del presidente Mattarella

Ricorre oggi, 17 maggio, la nona Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia promossa dall'Unione Europea e che si celebra dal 2007 ogni anno il 17 maggio. La Giornata è chiamata anche IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophofia, Biphobia and Transphobia. La prima giornata, che come ancora oggi ha l'obiettivo di promuovere eventi di sensibilizzazione nei confronti del fenomeno, si è svolta il 17 maggio del 2005, a vent'anni dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.


Oggi, con un messaggio, anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha evidenziato l'iniziativa internazionale. Il Presidente ha parlato di incoraggiamento a quanti si sono battuti e si battono ancora oggi contro ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale, del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea. Ha inoltre affermato che le discriminazioni e le violenze fisiche e morali sono una ferita alla libertà di tutti. Dobbiamo parlarne con i giovani – afferma Mattarella – perché purtroppo continuano a registrarsi atti di bullismo contro ragazzi e ragazze che talvolta spingono alla disperazione.



Il testo completo della dichiarazione del Presidente Mattarella
“In occasione della nona Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, istituita per iniziativa del Parlamento Europeo nel 2007, desidero incoraggiare quanti in questi anni si sono battuti e continuano a battersi contro ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale delle persone.
Il principio di uguaglianza, sancito dalla nostra Costituzione e affermato nella Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione europea, non è soltanto un asse portante del nostro ordinamento e della nostra civiltà. Esso costituisce un impegno incessante per le istituzioni e per ciascuno di noi. Rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana è una responsabilità primaria, dalla quale discende la qualità del vivere civile e della stessa democrazia.
Le discriminazioni, le violenze morali e fisiche, non sono solo una grave ferita ai singoli ma offendono la libertà di tutti, insidiano la coesione sociale, limitano la crescita civile. Dobbiamo promuovere il rispetto delle differenze laddove invece la diversità scatena reazioni intolleranti. E dobbiamo parlarne con i giovani, perché purtroppo continuano a registrarsi atti di bullismo contro ragazze e ragazzi, che talvolta spingono alla disperazione. Si tratta di espressioni di disumanità insopportabili che vanno contrastate con un'azione educativa ispirata alla bellezza di una società aperta, solidale e ricca di valori.


Contro l'inciviltà delle discriminazioni e delle violenze molta strada è stata fatta, eppure il cammino è ancora lungo. E' il cammino di una libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nelle sfera personale come in quella affettiva. Libertà anche come responsabilità. E' compito della società nel suo insieme abbattere i pregiudizi dell'intolleranza. E costruire al loro posto una cultura che assuma l'inclusione come obiettivo sociale, che applichi il principio di eguaglianza alle minoranze, che contrasti l'omofobia e la transfobia, perché la piena affermazione di ogni persona è una ricchezza inestimabile per l'intera comunità”.


(17 maggio 2015)



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