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“La Forza della Poesia” celebra Ludovico Ariosto

Cercare di dire le cose nella maniera più bella è un’aspirazione che non si raggiunge mai, eppure, o forse proprio per questo, una vita senza poesia sembrerebbe essere un’esperienza vuota, manchevole di meraviglia, priva di colore, senza quell’autentica partecipazione, che ci rende umani. È una gran pena pensare che la nostra sia la letteratura più ricca, ma con il minor numero di lettori. Per questa ragione quando un’associazione culturale organizza un grande evento per promuovere un autore raffinato come Ludovico Ariosto e avvicinare i più giovani alla lettura è bene segnalarlo.


Dal 4 all’8 maggio si è svolta a Frascati, in provincia di Roma, “La Forza della Poesia”, una “selva” di incontri, confronti e di esibizioni artistiche che, giunta alla V edizione, ha cercato non solo di raccontare l’Orlando Furioso, un classico sempiterno, che ha incantato decine di generazioni, ma di vivificare la potenza della poesia stessa, la quale mostra “l’illusorietà e la precarietà dell’esistenza”, come ha spiegato nel discorso di apertura Novella Bellucci, docente di letteratura italiana alla Sapienza, nonché presidentessa dell’omonima associazione e organizzatrice dell’evento, patrocinato dal comune stesso e dalla Regione Lazio.


Quest’edizione, articolata in più giornate, ha ospitato presso le Scuderie Aldobrandini alcuni tra i più grandi studiosi dell’Ariosto (da Giulio Ferroni a Matilde Dillon Wanke, da Luigi Blasucci a Francesco Lucioli) e ha reso impegnati festosamente bambini delle elementari e ragazzi dei licei e degli istituti tecnici, i quali martedì hanno recitato per le vie della città alcuni passi celebri del poeta emiliano, facendosi esempio concreto di quella buona scuola, messa duramente sotto esame in queste ultime settimane. Significative ed eloquenti le proiezioni dello spettacolo, dedicato ad Ariosto, della Compagnia della Fortezza, fondata da Armando Punzo, drammaturgo e regista italiano. Commovente e doveroso l’omaggio a Luca Ronconi, regista scomparso lo scorso febbraio, che brillantemente aveva usato la sua arte visionaria per mettere in scena il poema della contraddizione, del desiderio, della pazzia.


Perché leggere un’opera del ‘500? Sarebbero ancora attuali le ottave dell’Ariosto? Perché ascoltandole sembrano ai nostri orecchi cosa sempre nuova? Qualcuno di voi certamente, magari seduto dietro i banchi di scuola, studiando all’università o perché no, scorrendo queste poche righe, si sarà chiesto perché sia necessario leggere l’Orlando Furioso. Come ha evidenziato il professor Renzo Bragantini, docente di letteratura italiana: “Noi non sappiamo quanto siamo antichi” e questo vuol dire che miliardi e miliardi di uomini prima di noi hanno vissuto i nostri stessi dolori, nutriti di quelle stesse ossessioni e passioni, bisognosi di amore quanto di gloria, spinti dall’anelito del desiderio, tormentati dalla caducità di questo sconosciuto labirinto che è la vita, sospesi sul filo sottile della follia, mossi dalla logica del dovere e del tornaconto personale, persi in un gioco di specchi e inganni, sopravvissuti grazie alla poesia. 


La pazzia di Orlando maschera quell’illusione con cui quotidianamente ci scontriamo: “tutti cercano il van” scrive Ariosto nel canto XII e Angelica, del resto, altro non è che il punto di fuga, l’estremità della freccia che ci imponiamo di rincorrere. L’Orlando Furioso è la manifestazione più palpabile della modernità, intesa come crisi delle certezze, di quella disarmonia del mondo, pervaso da dubbi e contese, le stesse dei cavalieri che duellano in un teatro umano che stava mutando costumi e valori. Non è forse quest’inquietudine che anima anche il nostro secolo? La Forza della poesia non è semplicemente uno slogan né un crocevia di conferenze e presentazioni, ma è stato il modo più incantevole per riflettere sul valore inestimabile della poesia, intesa come nutrimento della nostra eternità. Se l’uomo da sempre ha composto, dedicato e letto poesie una ragione ci sarà, non credete?


(9 maggio 2015)



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