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La “mission” di Karol Wojtyła, il Papa operaio

Era nato in una Polonia senza confini internazionali, al cui interno circolavano sette valute diverse e dove la Prima Guerra Mondiale aveva distrutto le infrastrutture ed il tessuto industriale; la drammaticità della guerra laggiù lasciò terreni incolti con un terzo del bestiame finito sulle mense degli eserciti che s’erano dati battaglia nel bacino fluviale della Vistola.


Con la febbre spagnola che imperversava, pochissimi erano i polacchi che avessero qualche esperienza di moderno “governo”; malgrado ciò, fra il 16 ed il 17 agosto del 1920 avvenne il cosiddetto “miracolo della Vistola”, la battaglia in cui la Seconda Repubblica polacca stava per essere travolta dalla cavalleria dell’Armata Rossa; a Lenin poco importava del neonato Stato polacco quanto invece il mezzo più rapido, tramite esso, per raggiungere la Germania ed innescare una sollevazione rivoluzionaria in tutt’Europa.
Quasi un segno divino (per chi ci crede), qualche mese prima il 18 maggio era nato Karol Wojtyla, disegnò un futuro inimmaginabile per quella povera gente: quella battaglia della Vistola fu un vero “miracolo” e andò a finire in una stupefacente ed inaspettata vittoria polacca che portò allo sbaraglio l’Armata Rossa e sancì per un ventennio l’indipendenza dello stato stabilendone definitivamente i confini orientali.
A 18 anni Wojtyla si iscrisse all’università di Cracovia ma quando nel 1939 i nazisti la chiusero, fu costretto a lavorare in una cava ed in una fabbrica chimica per evitare la deportazione; nella clandestinità fu uno dei promotori del Teatro Rapsodico e nel 1948 diventò sacerdote, insegnando teologia a Cracovia e a Lublino nella Facoltà di Teologia.


Il 13 gennaio 1964 fu nominato arcivescovo di Cracovia da Paolo VI che lo ordinerà cardinale nel 1967, undici anni dopo diventò il primo pontefice polacco della storia, ossia il primo non italiano dopo 455 anni, nel 1981 fu vittima dell’attentato del turco Ali Ağca a Piazza San Pietro, attentatore poi incontrato il 27 dicembre del 1983 nel carcere romano di Rebibbia.
Nei suoi 26 anni, 5 mesi e 17 giorni di papato romano la sua mission rivolta ai papaboys, ricambiato da quei giovani col medesimo affetto, è stata espressa in poche parole ma dense di significato: “Non abbiate paura”. Wojtyla le pronunciò alla messa di inaugurazione del pontificato, lui poteva ben dirlo, essendo stato attento osservatore di quel “terremoto” all’Est che partì proprio da Varsavia con la nascita di “Solidarność”, il sindacato unitario dei lavoratori polacchi nato dal riconoscimento della Corte suprema, che fu osteggiato dalla repressione del generale Jaruzelski quando introdusse la legge marziale nel 1981. È forse per questa ingiustizia sociale che Wojtyla visitò la Polonia ben tre volte nel 1979, 1983 e 1987 mediando fra le parti.


Contro il comunismo e l’oppressione politica, Wojtyla è stato considerato uno degli artefici del crollo dei sistemi del socialismo reale e così è cambiata la storia; è partito infatti dalla sua Polonia il movimento popolare destinato ad abbattere il blocco sovietico ed è stato durante il suo pontificato che l’attenzione ai temi sociali è sempre stata molto forte, in particolare il valore del lavoro ed il senso di fare impresa: “Nonostante i grandi mutamenti avvenuti nelle società più avanzate, le carenze umane del capitalismo, col conseguente dominio delle cose sugli uomini, sono tutt’altro che scomparse” (dall’Enciclica Centesimus Annus – 1° Maggio 1991).
È stata caratteristica eccezionale del pontificato di Wojtyla aver affrontato i problemi della vita dell’uomo e forse per questo ci si aspettava un approccio meno clerical-istituzionale e meno “mariano” sui temi che piacciono al “vicino di casa” ossia noi, i cittadini dello Stato (laico) italiano; purtroppo priorità come aborto ed eutanasia, sessualità e celibato dei preti e sacerdozio femminile sono rimasti inascoltati dal papa polacco.
14 encicliche, 617 città visitate, 2832 discorsi, percorso 1,8 milioni di km pari a tre volte la distanza terra-luna, 1.590 incontri ufficiali, il Papa operaio Wojtyla “non ha avuto paura” di far tutto ciò, mission compiuta, per il resto (forse) gli è mancato solo il tempo.


(18 maggio 2015)



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