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Quanto è dannosa la tecnologia per i bambini?

Circa dieci anni fa – quando la tecnologia era già diffusa ma non costituiva il fulcro delle nostre giornate, ancora – l’American Academy of Pediatrics pubblicò le prime linee guida sull’uso ritenuto corretto di computer e di televisione, soprattutto tra i bambini. Secondo quel primo decalogo di sicurezza, i bambini sotto i due anni di età andavano tenuti lontano dagli schermi, troppo luminosi per i loro occhi, e dai due anni in poi solo due ore al dì dovevano essere coperte da programmi, cartoni o videogiochi.



Ma questo accadeva prima degli smartphone, prima degli iPad, prima che i social network divenissero l’unico modo per comunicare… insomma, prima che la tecnologia forgiasse la nostra vita. Ormai questi dati sembrano obsoleti per i tempi che viviamo. È raro trovare un bambino, persino sotto l’anno di età, che non sappia scorrere le foto della galleria di immagini del nostro telefono ipertecnologico e, giunto a quella che più gli aggrada, che non la sappia ingrandire a suo gusto e piacere. È raro trovare genitori che non abbandonino il tablet nelle braccia del proprio pargolo perché “non la smette di piangere, sennò”!
Da un’indagine su suolo americano, che vede coinvolti ben 2600 bambini e ragazzi tra uno e 16 anni, è emerso che ben il 63% supera le soglie consigliate. In Italia i dati sono simili: sotto i due anni ben il 38% dei bambini usa abitualmente i dispositivi di mamma e papà – senza contare gli usi non sistematici – sopra gli 8 anni la percentuale si alza fino a raggiungere il 72%. Il primo smartphone si compra tra gli 11 e i 12 anni d’età.




Se la tecnologia è usata con moderazione può dare molti benefici: il web è fonte inesauribile di informazioni – e questo favorisce un accrescimento culturale – e tramite programmi o articoli le risorse del linguaggio si ampliano e la comunicazione si facilita; tutto questo a patto che la connessione sia usata in modo consapevole.
I rischi di un uso prolungato e poco consapevole sono la riduzione dello scambio faccia a faccia – i computer non necessitano di interazione, e i bambini non sono stimolati alla domanda/risposta –, la perdita di empatia – più i bambini passano del tempo su dispositivi tecnologici meno saranno capaci di interpretare le emozioni altrui –, la difficoltà ad esprimere pensieri ed emozioni, senza contare il rischio immobilità e sedentarietà – obesità e sovrappeso sono i rischi di uno stile di vita troppo statico –, aggressività e i disturbi dell’attenzione.




Uno dei consigli da dare ai genitori è di creare un ambiente dove internet non sia l’unico svago: musica, gioco, amici, sport devono essere valide alternative per un pomeriggio di divertimento. Inoltre, non bisogna mai calmare i propri figli mediante tecnologia, bensì essa deve essere usata come risorsa positiva e come esperienza collettiva: i genitori devono guidare i propri figli in quello che deve essere un territorio da esplorare.
Dobbiamo capire che per noi adulti il web è fonte di svago, i bambini invece da esso cercano di carpire la propria idea di mondo. I nativi digitali hanno un mondo ai loro piedi, ma non devono capirlo da uno schermo.


(14 maggio 2015)



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