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Quale futuro per i giovani del nostro Paese?

Circa quindici anni fa bastava avere un diploma per trovare una posizione lavorativa e i laureati erano considerati luminari autorevoli che potevano ogni cosa; poco tempo fa erano le persone a dire “no grazie, non mi interessa” e quasi non esisteva l’accontentarsi di qualcosa che fondamentalmente non interessava. Ora non più.


Adesso le scuole, l’università e i master partoriscono ragazzi con tanta formazione e zero pratica, con la speranza di poterla apprendere in un contesto lavorativo. Ma loro, anzi noi giovani d’oggi siamo perenni emigranti senza meta, troppo grandi, troppo formati per alcuni o troppo poco per altri.
Le uniche proposte sono quelle di tirocini a iosa che continuano a far perdere mesi e anni fondamentali nella continuazione di un percorso, per poi spesso trovarsi in mano pochi euro e nessuna acquisizione di competenze.


Le agenzie interinali, inoltre, operano in modo strano, sembra che meno titoli hai e più possibilità hai di trovare un posto di lavoro, mentre quelli che hanno passato metà della loro esistenza a studiare passano le ore con le mani in mano.
Come fermare tutto questo? Come dare giustizia ad un popolo che si ritrova a fare i conti con un passato che non ha pensato al futuro dei suoi figli?


(23 maggio 2015)



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