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Racconto inedito: Oltre ogni limite

Mi sono sempre chiesta: come mai le persone si accontentano del superfluo quando invece potrebbero avere la profondità? Come fanno ad accontentarsi della pioggia piuttosto che dell’arcobaleno? Perché si accontentano della città quando fuori c’è il mondo intero?
Forse per pigrizia mentale, forse per quieto vivere, forse soltanto per tutela. 
(Non trovo plausibile nessuna risposta).


Ci sono persone che sono pozzi, magari a volte non molto profondi visto che sono alta 1.50, ma lo sono realmente: di desideri, di acqua, di vita, di serenità, di amore, di rabbia e di paura. Sono quelle persone con cui, dopo averle conosciute, non vuoi solo poter vedere il mondo con lei, ma anche e soprattutto dentro di lei. Capita spesso di lasciarsi ingannare dalla pettinatura, dalla musica che si ascolta, dai libri che si leggono, dalle parole che non si dicono, dagli atteggiamenti.. Insomma, come ben si sa, ci si lascia ingannare sempre dall’apparenza, ed è qui che lo spettacolo debba aver inizio!!
Bisognerebbe andare oltre, sempre oltre di quel che è e di quel che appare. Bisognerebbe vivere le persone fino in fondo: leggerle come un libro qualsiasi che poi diventa il tuo preferito, ascoltarle come si fa con la buona musica, essere presenti come quando il treno fa ritardo ma tu sei alla stazione da più di mezzora; bisognerebbe amarle semplicemente così come sono, senza ma e senza se, senza inganni né apparenze, nonostante tutto.



Se è vero che da vittima si può passare a carnefice e/o viceversa, questa ne è la prova.
C’è chi non riesce e non vuole spingersi oltre magari per comodità, per delusioni, per illusioni o per l’infinito che verrà, ma c’è anche chi, dal canto suo, non riesce e non vuole farsi guardare oltre. Ed il tutto per gli stessi motivi elencati sopra. Che siamo tutti delle opere d’arte, si era ben capito, e che per alcuni non conteremo nulla mentre per altri avremo un valore inestimabile si era ben capito pure, ma come si fa a trovare la soluzione perfetta alle due problematiche? ( A volte mi calo troppo nella parte della psicologa o di una vecchia scienziata.)
Alcuni esseri umani sono proprio terrorizzati dal solo pensiero che qualcuno possa entrare dentro di loro: non per prendere il controllo della propria anima ma per modificare quello che è il comportamento dinanzi a varianti tematiche e situazioni. E’ una reazione che si manifesta in chi ha già sofferto in passato e in chi sta cercando la sua missione nel mondo. Terrorizzato così tanto dalla perdita di qualcuno, di un’abitudine, di una canzone, di un sorriso e di uno specchio che non si chiede neppure più: perché è più facile scappare invece che restare e provare?
Sono le classiche persone che io chiamo “FIN” perché sono senza “finALE”: smettono di guardare il film prima dell’ultima scena, leggono libri solo fino al penultimo capitolo, si fermano al semaforo ancor prima che scatti il giallo; sono quelle persone che vanno via un attimo prima dell’apocalisse.. proprio perché non riescono a sopportare la catastrofe e preferiscono immaginare loro il finale di ogni situazione, non sapendo che sarà sempre lo stesso. Ma se è vero che c’è chi ha paura della fine, perché l’altro non gli dimostra quanto sia coraggioso l’inizio?
“Se io scappo perché ho paura, perché tu non vieni via con me? Che se io sono paura tu sei coraggio, e assieme potremmo andare di pari passo verso ogni nuova fine e verso ogni solito inizio.”

Scoprire il mondo con una persona è meraviglioso, e scoprirlo dentro di lei è doppiamente meraviglioso, ma scoprire il mondo dentro di te è la vera bellezza.
La vera bellezza sta negli occhi di un adulto che guarda come un bambino; sta in chi, pur avendo rischiato e perduto spesso, continua a rischiare e a sperare perché lo sa che il bene si avvera sempre; sta nei corpi vestiti e nelle anime nude.
La vera bellezza sta in chi si lascia andare dal basso verso l’alto; sta in chi non ha paura di mostrarsi debole, e in chi ha il coraggio di abbattere muri. Sta in chi non sa nuotare ma fa ugualmente il tuffo.
Credo che la vera bellezza sia rinchiusa in questa frase: concedersi sempre un’altra possibilità, senza arrendersi. Non bisogna guardare con gli stessi occhi nuovi posti ma gli stessi posti con nuovi occhi!



Michelangelo Buonarroti sosteneva che quando guardava un blocco di marmo vedeva già l’opera d’arte e che il suo compito sarebbe dovuto essere solo quello di togliere il superfluo, quello che impediva alla statua di emergere, di mostrarsi per quello che realmente era. Certo che anche noi siamo così: ognuno di noi è già un’opera d’arte e noi non dobbiamo far altro che procurarci gli strumenti per liberarci da quello che opprime la nostra anima, affinché ci si lascia vedere e ci si può vedere realmente per quel che siamo.

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Verena Falvo
(18 maggio 2015)




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