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Un nuovo caso di ebola in Italia

Mercoledì scorso è giunto a Roma l'infermiere sardo che il 7 maggio, dopo un’autodiagnosi, era stato ricoverato per contagio di ebola. Da qui è stato investito da una lunga trafila di spostamenti (Sierra Leone, Casablanca, Sassari, Alghero, Pratica di Mare, Roma) terminata con l'arrivo presso l'ospedale Lazzaro Spallanzani di Modena (Istituto nazionale per le malattie infettive).


L'infermiere a febbraio era partito volontario con Emergency in Sierra Leone, ma domenica scorsa, tornato a casa, ha accusato i primi sintomi della malattia. In seguito ha subito messo in atto le procedure dei protocolli del Ministero della Salute e di Emergency, autoisolandosi e aspettando 24 ore per lanciare l’allarme. All'arrivo del 118 ha spiegato la situazione e così, prima di essere trasferito nel Centro malattie infettive della città, si sono adottate le precauzioni per evitare il contagio.
Emergency ricorda che “il virus Ebola è contagioso solo dopo l’insorgenza dei sintomi e viene trasmesso esclusivamente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei”. Dunque i rischi di contagio restano bassissimi, anche perché l'infermiere, alla genesi dei sintomi, si era isolato aspettando l'arrivo dei soccorsi.


Nuovamente l'allarmismo mediatico ha fatto sentire la propria voce, ed il circo dei blog e social network ha rispolverato vecchie e nuove tesi: perché allarmarsi se lo scambio avviene solo attraverso i fluidi corporei, la malattia esiste da trent'anni ed il vaccino è stato scoperto solo oggi? Perbacco… mettiamo un po' d'ordine.
Innanzitutto, secondo il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) sarebbe piuttosto improbabile che gli Ebolavirus possano svilupparsi con caratteristiche pandemiche a livello mondiale per via della loro “difficoltà a diffondersi per via aerea e a causa del lasso di tempo in cui questi virus assumono caratteristiche contagiose atte alla diffusione in confronto ad altre malattie infettive; inoltre, l'insinuarsi di sintomi precoci dal momento in cui la malattia diviene contagiosa rende remota l'eventualità che un individuo colpito sia in grado di effettuare viaggi permettendo lo spostamento del contagio”.
Non solo, ma secondo Massimo Galli (infettivologo Simit, 04 agosto 2014): “In merito all'allarme suscitato dall'epidemia in atto in Africa occidentale, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali ribadisce che la diffusione dell'epidemia all'interno del territorio nazionale è da considerarsi improbabile”.
Seguitando, è vero che il virus esiste da circa un trentennio: gli Ebolavirus sono stati descritti per la prima volta dopo l'epidemia di febbre emorragica scoppiata nel sud del Sudan nel giugno 1976 e nello Zaire nell'agosto del 1976. D'altronde, il vaccino non è ancor oggi stato scoperto; pertanto il trattamento standard per l’ebola si limita purtroppo al solo supporto del paziente e alla gestione dei sintomi, in quanto non esistono ancora farmaci specifici.


I complottisti del web vagano da anni ribadendo il concetto che l'ebola sia un'arma terroristica, per controllare le nascite o impadronirsi dei diamanti della zona della Sierra Leone, Sudan e Zaire. Forse sarebbe inutile divagare nuovamente su tali ipotesi; ma non sarebbe inutile soffermarsi sulle cause del contagio del nostro infermiere italiano e sulla risposta che la dottoressa Rossella Miccio di Emergency ha dato nei riguardi di tal domanda: “Che qualcosa non abbia funzionato è evidente, visto che si è ammalato.. le procedure le rivediamo costantemente, purtroppo l'errore umano o il problema tecnico possono esserci, ad oggi stiamo ancora cercando di capire cosa sia successo. Le procedure comunque funzionano, consideriamo che con il personale dell'ospedale chirurgico arriviamo al migliaio di operatori, e le persone contagiate si contano sulla punta di una mano”.


Giacomo Mele
(15 maggio 2015)



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