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Un’app contro le app: due atenei americani contro le distrazioni a lezione

Tutti gli studenti universitari capiscono quanto alcune lezioni possano essere pesanti e gravose. La palpebra cala, lo sbadiglio è in agguato. In più la curiosità – quella curiosità morbosa 2.0 – di sapere chi ha taggato chi in un link o se qualcuno ha postato quelle belle foto, fatte proprio il giorno prima, su un social network ci porta, inconsapevolmente, ad agguantare lo smartphone, a nasconderlo sotto il banco e a perdersi negli immensi meandri del web.


Ma cosa accadrebbe se avessimo l’opportunità di trasformare i minuti passati senza distrazioni in un qualsivoglia tipo di premio? La California State University e la Penn State, da un’idea di un membro del primo istituto, hanno ideato un’app contro le app. Mi spiego meglio. Si avvia l’app, si blocca il telefono e parte un conteggio di punti virtuali che consentono di approfittare di sconti e offerte che si blocca solo quando si cede alla curiosità di guardare i messaggi o le notifiche sul display. Ogni 20 minuti si accumula un punto.


Colazioni gratis, sconti sui libri di testo e coupon per fast-food convenzionati con l’università vanno per la maggiore, benché vi siano anche altri campi dove i punti possono fruttare – negozi di abbigliamento, e molto altro.
Ma non si bara: un sistema di geolocalizzazione consente di capire la posizione dello studente che, se non si trova nelle aule scolastiche, non potrà utilizzare i punti.


(31 maggio 2015)



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