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U.S.A. e getta, le dimissioni americane da superpotenza

Il politologo Ian Bremmer ha fatto scalpore col suo “G-Zero world”, ossia la consapevolezza che in un futuro non troppo lontano vedremo l’assenza di una leadership globale. Superpower: Three Choices for America’s Role in the World è il suo nuovo saggio uscito negli Stati Uniti da qualche giorno e frutto del lavoro della creatura di Bremmer: un centro di analisi sui rischi geopolitici.


Nel libro si legge che in Usa questo trend di “dimissione” lo si avverte sempre più ed anche sui nostri quotidiani nazionali da qualche tempo è apparso qualche rumors: “Abbiamo salvato il mondo dal nazismo e dal fascismo e continuiamo a proteggerlo, ma noi americani passiamo per oppressori”. E ancora: “Ogni intervento costa caro al contribuente a stelle e strisce e provoca ondate di antiamericanismo, meglio prenderne atto e tirare i remi in barca”.


Nello specifico, a suo tempo, l’Italia ha battuto in velocità persino Hitler pur di dichiarar guerra agli Usa, che poi ci hanno “salvato” evitando che diventassimo una colonia tedesca (se avesse vinto) oppure una repubblica “falce e martello” tipo Ungheria o Romania. Nonostante questo, l’italiano “sessantottino” assieme a tanti compiacenti europeisti è spesso contro gli Stati Uniti: su Cuba, sulla Corea, sul Vietnam, su Panama, gli americani sono colpevoli di tutto.
Vero è che le amministrazioni Bush “senior & junior” ci hanno messo del loro nell’avvalorare queste accuse ma le leadership di Clinton e Obama hanno annacquato ogni dubbio. I primi due sentenziavano che l’Iraq era una minaccia nucleare e che i suoi attacchi biochimici avrebbero fatto disastri, poi che era un covo di terroristi pazzi per poi non riuscire mai a dimostrare fino in fondo queste tesi.


Clinton e Obama per fortuna (anche nostra) hanno trattato il mondo islamico con rispetto, gentilezza e ferma determinazione, come tutti noi dovremmo trattare gli stranieri, ossia non come dichiarati nemici. Malgrado queste “buone maniere”, anch’io spesso mi son chiesto perché gli Usa alla lunga finiscano sempre col far la guerra, forse per distrarre l’opinione pubblica dai loro problemi economici o da quelli legati alla disoccupazione o ancora dagli scandali della Chiesa o dal ricorrente ricorso alla violenza dei serial killer nelle scuole.
È ovvio che non conosco la risposta, ma non mi trovo d’accordo con i “sessantottini” sopracitati. Ai loro occhi gli Usa hanno sempre e solo una colpa, ossia quella di essere considerati i padroni del mondo.


(25 maggio 2015)



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