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Youth – La giovinezza: freddo intellettualismo o ennesimo capolavoro?

Attualmente in concorso al 68° Festival di Cannes, è arrivato mercoledì scorso nelle sale italiane il nuovo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, Youth - La giovinezza, con un cast stellare e in grande spolvero composto da Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda e Madalina Ghenea.


A due anni da La grande bellezza, Sorrentino si affida ai suoi storici produttori della Indigo Film, con un cast americano in un’ambientazione europea. I due protagonisti sono Fred (Michael Caine) e Mick (Harvey Keitel), due amici ottantenni, il primo è un ex compositore e direttore d’orchestra in pensione che la Regina Elisabetta in persona vorrebbe di nuovo sul palco per un ultimo grande concerto, il secondo è un regista ossessionato dall’idea di girare un film-testamento; entrambi trascorrono una vacanza in una SPA termale in un hotel sulle alpi svizzere, a Davos precisamente. Intorno a loro ci sono Rachel Weisz, la figlia amorevole di Fred, e Jane Fonda, l’attrice feticcio di Mick, l’unica che con la sua brutale verità lo pone di fronte all’amara realtà. All’Hotel Schatzalp c’è una umanità fantasmatica che passa da un bagno turco a una sauna, da un massaggio a una passeggiata nei boschi. Anziani e giovani uniti dalla ricerca del benessere. Ci sono corpi esibiti, corpi segnati dall’età o rigogliosi di gioventù; c’è Madalina Ghenea nei panni di una Miss Universo con un cervello pensante e c’è Paul Dano che interpreta un divo divenuto famoso per un film commerciale ma che vorrebbe cimentarsi con un film d’autore. E c’è anche Maradona, un suo sosia ovviamente, tra gli ospiti della SPA, grasso e sfatto e il cui futuro consiste nel ricordare i suoi memorabili palleggi.


Parlare di un film di Sorrentino non è mai facile perché c’è sempre tantissimo da dire ed è un peccato dover riassumere senza mai cadere nell’ovvietà; bisogna dire che, raccontando l’età senile, il tempo che passa, il rapporto tra genitori e figli, l’amicizia tra due uomini, il regista ha realizzato la sua opera più personale. Youth è un film semplice e complesso al tempo stesso perché Sorrentino cerca di essere sempre realistico nelle sue opere, commovente e anche divertente con battute straordinarie dette dai due protagonisti, ma incappa così in un freddo intellettualismo che ad alcuni non piace. Si tratta comunque di un film riuscito che esprime il giusto mix di “alto” e “basso”, marchio di fabbrica dell’autore. 


La sua rappresentazione della senilità e del tempo che passa oscilla tra il “leggero” e il “pesante”. Le sensazioni che coinvolgono i due protagonisti portano il regista a concentrarsi sulla “stupefazione” delle immagini, portano al “materico” e al “deteriorato” e questo alla lunga può risultare stucchevole. Youth è un film che va assimilato per la sua mole di eccessiva creatività e per la sua energia “pura e autonoma”. Resta, in ogni caso, un film “grande”, volutamente reso “piccolo”, che espone alla massima potenza le caratteristiche autoriali di Paolo Sorrentino.


(23 maggio 2015)



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