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Zio Matteo ci spiega la buona scuola

Continuano la malausseniane disavventure di Matteo Renzi, stavolta alle prese con un branco di fieri, feroci e famelici professori e con mandrie di anziani senza soldi. Quasi tutti. 

Fra le cose relativamente interessanti che stanno accadendo in questi giorni c’è sicuramente il dibattito sulle pensioni e sulla riforma della scuola.


Liquiderò il primo argomento con un’estrema sintesi di quello che è successo: la Corte Costituzionale ha stabilito che il blocco dell’indicizzazione delle pensioni (adattamento a inflazione o deflazione) attuato dal governo Monti è illegale e Matteo, senza macchia né paura, si trova a risolvere un problema che non ha causato lui.
Per quanto concerne la scuola, si sta evolvendo un dialogo tra il premier e gli insegnati, specialmente su Twitter, sulla criticata riforma. Dopo le lettere del novello Astolfo, cercatore di senni e “solleticatore” delle coscienze degli educatori, e le proteste degli insegnanti, il nostro capo di governo ha risposto ad un professore che gli ha suggerito di ripassare il concetto di democrazia: “Ascoltare significa ascoltare, non assecondare per forza. Non è che o facciamo ciò che dice lei o non siamo democratici”.


Insomma, Matteo sembra avere una risposta per tutti e nonostante le dure critiche che gli arrivano dalla stampa (notti passate a piangere e a ululare alla luna pietà) riesce sempre a trovare un modo adeguato di fare come gli pare.
Gli insegnanti però, non sono facili da gestire. La riforma scuola, di cui tanto si parla, prevede un ampliamento dei poteri del preside, la possibilità di un rimborso per le famiglie dei frequentanti delle scuole paritarie dell’infanzia e del primo ciclo, il rafforzamento del legame fra scuole e imprese, e per gradire anche edilizia scolastica, oltre ad un piano di assunzioni per 160.000 precari circa, 100.000 il primo anno e i restanti in concorsi negli anni successivi.
Il secondo punto è stato fra i più contestati dagli insegnati che, con la bava alla bocca, sono andati ad aggrumarsi un po’ dappertutto gridando pari opportunità. Renzi quindi ha aggiunto un bonus da 500 euro per ogni insegnante della scuola statale da aggiungere ad un eventuale premio che il preside si riserverà di dare all’insegnate “più migliore” della scuola (moglie professoressa, marito preside = accoppiata vincente).


Tale benefit potrà essere utilizzato per l’acquisto di abbonamenti per teatro, cinema, acquisto di libri, prodotti per make-up, nuovi ritrovati in campo tecnologico, affettati, cerchioni e formaggi toscani.
Un altro paragrafo del disegno di legge (cubista direi, a tratti astratto) prevede l’apertura delle scuole anche il pomeriggio (cosa che in parte già avviene) e anche la promozione di attività estive presso la scuola che gli studenti potrebbero frequentare, ovviamente in modo facoltativo.


(20 maggio 2015)




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