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Albert Camus e "La peste": la letteratura come metafora del vivere

Albert Camus è stata una delle grandi autorità etiche della letteratura europea del Novecento. Dopo la morte, è divenuto quasi un mito al pari di Franz Kafka. La sua personalità fu complessa ma varia e aperta al possibile e all'inaudito insieme. Amico di Jean-Paul Sartre, non costruì come lui ambigui e ridondanti sistemi filosofici. Non analizzò e non giustificò sé stesso davanti ad una società avviatasi rapidamente verso profondi cambiamenti epocali. Forse ha reagito solo al crimine e alla menzogna quasi onnipotenti del mondo umano. Si è posto domande e ha posto domande: "Per l'artista non vi sono boia privilegiati", “se lo scopo giustifica i mezzi, cosa mai potrà giustificare lo scopo?", "sapete che per venticinque anni settanta milioni di europei - uomini, donne e bambini - sono stati esiliati, uccisi o del tutto sterminati"?


Per Albert Camus le tragiche vicende storiche del ventesimo secolo sono state una sfida per gli scrittori di ogni nazione, poiché nell'epoca dei campi di concentramento e di sterminio di massa, i sistemi etici tradizionali sono come "saltati". Si è incrinato e forse sfaldato l'ottimismo storico e il concetto di progresso pensati dalla logica positivista ottocentesca e, dunque, urge una nuova etica. Albert Camus sembra aver assolto al meglio il nuovo compito storico.
Il romanzo che più caratterizza questa sua presa di coscienza storico-epocale è La peste. Il mondo descritto nell’opera è ambiguo e abissale. In esso si celano le forze incontrollabili del caos e del male, le quali si rivolgono contro l'uomo, a volte da lui stesso provocate, a volte no. "La cosa naturale è il microbo. Tutto il resto: la salute, la virtù, la purezza, se lei vuole, sono effetti della volontà e di una volontà che non deve mai cessare di agire". Afferma Jean Tarrou, uno dei protagonisti del romanzo. Da ciò la fatale conseguenza: è possibile adattare l'inevitabile microbo nel meccanismo della vita quotidiana. Così si comporta, in fondo, tutta la città di Orano (in Algeria) colpita dalla peste.


Allora due sono le condizioni essenziali per l'uomo: l'opposizione alla peste deve essere un impulso naturale, diventando un dogma essa si trasforma in male; non bisogna dimenticare che chiunque e ciascuno è, a suo modo, contagiato. La peste, se la si giudica, la si può giudicare solamente "dal di dentro". Soltanto nel romanzo La peste la visione di Albert Camus è espressa in modo totale e perfetto. Metafora di tempi odierni o ancora a venire, si potrebbe dire? Forse sì, se intendiamo, ancora oggi, la letteratura quale creatrice di metafora del vivere e dell'agire umani.



Scheda del libro
Titolo: La peste
Autore: Albert Camus
Editore: Bompiani
Anno: 2013
Pagine: 245


Francesca Rita Rombolà
(14 giugno 2015)



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