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Giovani e droga: gli insospettabili

Oggi voglio parlarvi di un mio amico, che per privacy chiamerò Alessio. Alessio è un ragazzo di 22 anni, iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia, biondo e con lo sguardo innocente. Un insospettabile, insomma, se stiamo parlando di droghe.
Eppure Alessio proprio qualche sera fa mi ha raccontato di aver “provato di tutto”. Si trovava una settimana a casa di un suo amico e alla modica cifra di 350 euro ha fatto esperienza di “tutto”: cocaina, MD, anfetamine. Insomma, un curriculum non indifferente per un innocente futuro medico.


Ma per Alessio è tutto normale. “Se lo fai, ad esempio, dieci volte all’anno… va bene. L’importante è non avere la dipendenza”. E quando si ha la dipendenza? “Quando fai o non fai più alcune cose se non sei sotto l’effetto della droga. Prendi il mio amico Maurizio [il nome è sempre di fantasia, ndr]: lui non va a ballare se non è fatto di cocaina. Ti pare possibile?”.
Alessio quindi ha in mente di ripetere l’esperienza e partiamo già dalle dieci volte. Mi domando se il mio amico Alessio sappia di essere dipendente già dal tabacco e dalla marijuana. Sospetto che ignori il problema.


“Non è niente di che”, mi dice. “Quelli che ti parlano dell’effetto della cocaina come di una cosa incredibile… Non è vero. Io mi sentivo solo come se mi fossi appena svegliato. Ho fatto otto botte in una sera. Calcola che con una stai fatto”. Non capisco se Alessio sia divertito da quello che mi sta raccontando. Forse un po’ inorgoglito dall’esperienza unica che ha avuto, forse un po’ esaltato dall’aver superato ancora la linea del limite che si era imposto.
Fino ad ora mi ero inserita nel gruppo col quale Alessio fumava. Una canna dietro l’altra, più di una a sera, possibilmente accompagnata a qualche birra. Questo nuovo giro di droghe mi è sconosciuto e non so come avvicinarmici, ma Alessio non mi vuole raccontare qualcosa in più del suo nuovo divertimento.
“Sì dai… Questo mio amico ha conosciuto questo gruppo e ci si è trovato un po’ dentro. Uno di questi è stato non so quanto in galera a Palermo”. La mia domanda è cosa abbia a che fare uno come lui con questi soggetti. “Sono simpatici” mi risponde. “Certo, poi non sono persone che vorrei frequentare nella mia compagnia, però così”…


Alessio è un insospettabile. Di parole sulle vite rovinate dalle droghe se ne spendono molte, ma quella di Alessio sembra non avere a che fare con questi racconti. Mi domando quale sia la linea di confine. Cosa significhi provare, sbagliare una volta nella vita, cosa significhi cadere per sempre in un vizio potenzialmente mortale.
Alessio, l’insospettabile, mi preoccupa per la sua apparente estraneità a questo mondo. Quanti come lui provano le stesse esperienze e non ne escono più? Quale aiuto, quale prevenzione è necessaria? Come rendere sospetti questi insospettabili?


Erika Mastrorosa
(10 giugno 2015)



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