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La difficile situazione in Libia: l’uccisione del terrorista Belmokhtar

Dal 2011, anno della caduta del regime di Gheddafi, ad oggi in Libia la situazione si è fatta sempre più caotica; il Paese è diviso tra due governi, fazioni in lotta si combattono tra loro incessantemente e l’esercito regolare è allo sbando senza una vera guida.


Questa situazione porta al proliferare di tanti signori della guerra che si arricchiscono con il traffico di armi, droga, petrolio e soprattutto esseri umani, come dimostrato dall’enorme flusso migratorio che si sta riversando in Italia e Grecia. Vista la disperazione di molti che vogliono fuggire da guerre e dittature, il traffico di migranti è una delle attività più lucrose delle bande criminali; si calcola che il giro d’affari legato alla migrazione sia di ben 10 miliardi all’anno.
Proprio in questo caos generalizzato si inseriva una delle figure più controverse nell’ambiente del terrorismo internazionale: Mokhtar Belmokhtar, trafficante, contrabbandiere di sigarette e responsabile nel 2013 dell’attacco al centro di produzione di gas algerino di In Amenas in cui morirono ben 40 operai e vennero sequestrati alcuni stranieri.


Si pensa che il terrorista sia stato ucciso proprio in Libia durante un bombardamento aereo della coalizione internazionale a guida statunitense; il governo di Tobruk è stato il primo a diramare la notizia che non è ancora stata confermata dal Pentagono. Belmokhtar si è reso responsabile di contrabbando, estorsioni e rapimenti e nel caos libico ha potuto far proliferare la sua attività, razziando armi, munizioni e mezzi. Già noto alla CIA da lungo tempo, questo terrorista ha potuto accumulare una piccola fortuna e mettere insieme un gruppo di fedelissimi con rapimenti di turisti e lavoratori occidentali, estorsioni e ricatti.


Belmokhtar è uno dei tanti predoni e trafficanti di vario genere che hanno saputo approfittare della Libia, con le sue frontiere rimaste senza un vero controllo, per continuare ed espandere senza sosta la loro attività di contrabbando e dedicarsi anche al traffico di esseri umani che pagano fino a quattromila euro per viaggiare stipati in carrette del mare. Questo dimostra che, dopo l’uccisione di Bin Laden da parte degli Stati Uniti, Al Qaeda è cambiata e punta ad affermarsi militarmente ed economicamente in Africa per screditare il mondo occidentale. 


Valeria Fraquelli
(17 giugno 2015)


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