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La medicina estetica e gli adolescenti: uno su due vuole migliorarsi

Sentirsi bene con se stessi e amare il proprio corpo è una delle ricette della felicità. D’altronde ogni bravo psicologo – ma per questo basta anche solo un amico dotato di buonsenso – sarà pronto a spiegarci quanto saremmo più sereni se evitassimo di guardare con rabbia quel difettuccio alle orecchie – che noi non possiamo proprio digerire, benché quasi non si veda – o quel naso aquilino – uomini importanti hanno nasi importanti, dicevano – e se la piantassimo di guardare con aria avvelenata quella nostra amica – ce l’abbiamo tutti, ahimè, femminile e seducente come noi non saremo mai – che ha il dono – a noi negato dal fato – di riempire i reggiseni.


Inutile dire che talvolta vedersi belli è un’impresa da eroi. In un mondo dove la bellezza è un lasciapassare, dove modelle anoressiche e con il viso scavato camminano su una passerella con l’aria di chi non consuma un pasto da giorni – o mesi? – dove le attrici ci guardano dallo schermo raggianti con zigomi alti, seno prorompente, naso all’insù e labbra piene e dove, è inutile, per chi ha un bell’aspetto le soddisfazioni sono maggiori e meno lontane è arduo pensare di sopravvivere senza un aiutino. Le nostre insicurezze di adulti si riflettono poi sui nostri adolescenti.


Da quanto è emerso durante il 36° Congresso organizzato dalla Società italiana di medicina estetica su un campione di 2265 adolescenti (tra i 13 e i 18 anni) uno su due vorrebbe sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica – ne hanno oltretutto già usufruito il 15,8% delle ragazze e il 3,8% dei ragazzi – e uno su tre, invece, sarebbe pronto a un intervento di chirurgia plastica – i più bramati sono gli interventi alle orecchie, al naso e al seno.
Il 74% delle ragazze e il 54% dei ragazzi, inoltre, dichiarano palese insoddisfazione per il proprio corpo. Ciò che stupisce è che siano proprio i genitori a indirizzare i propri figli verso questa via – benché prima di una certa età tutti i medici sconsiglino l’intervento medico, ad eccezione dei casi disperati dove appare necessaria già dai primi anni di vita.


Be’ direi che da questa indagine emerge quanto le priorità degli italiani – e non è solo un problema del Belpaese – siano sbagliate e indirizzate verso ambiti insignificanti. È risaputo, poi, che l’insicurezza non si combatte eliminando i difetti ma ritrovando l’armonia.


(5 giugno 2015)



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