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Parma, l'ultimo atto di una fine annunciata

Il calcio professionistico ieri a Parma è stato cancellato: dopo 102 anni di gloriosa storia la società ducale saluta i massimi palcoscenici nazionali per ripartire molto probabilmente dai Dilettanti. Il giudice, Pietro Rogato, alle ore 14 in un'aula del tribunale di Parma è stato costretto a staccare la spina ad un malato che si era rilevato già da tempo terminale. Troppi debiti, tante incognite ed una situazione complessiva che spaventava non poco gli eventuali acquirenti, l'asta quindi è andata deserta e ciò che resta ancora del Parma F.C., dopo un anno di continue tribolazioni, è un gruppo di giovanissime promesse facenti parte dei Giovanissimi nazionali.


I curatori fallimentari, infatti, prima di chiudere definitivamente l'esercizio provvisorio, hanno chiesto alla Figc di tenere ancora "in vita" per qualche altro giorno lo staff e la rosa dei Giovanissimi Nazionali del Parma, gruppo che, nonostante la compromessa situazione societaria, ha conquistato con orgoglio e grande merito la finale scudetto nazionale. Non sarebbe stato giusto togliere a questi giovani leve la possibilità di poter disputare l'ultimo atto della storia calcistica del Parma, l'onore e l'onere di scendere in campo per l'ultima volta con i colori ducali sarà quindi loro.


La parabola discendente del Parma fa comunque riflettere l'Italia intera, come si è passati in un solo anno dall'Europa League alla Serie D? Chi ha chiuso un occhio su una situazione economica che non è certo precipitata negli ultimi mesi? Ma soprattutto, come è possibile che non si tutelano 200 lavoratori ed anzi li si espongono per un anno intero in balia di personaggi di dubbia moralità?
Stamattina Parma si è svegliata e si è trovata fuori dal calcio, rimossa chirurgicamente dal mondo professionistico, con dipendenti, magazzinieri, preparatori, calciatori, tanti impiegati senza più un lavoro. Ma i responsabili di questo grande disastro dove sono? E perché sono gli unici a non dover pagare una gestione economica ed amministrativa che si è rilevata controproducente? Un harakiri che ha danneggiato "ovviamente" solo la parte buona di questo movimento: con il fallimento del Parma il sistema calcio perde un'altra percentuale di credibilità, e non solo per le fitte nubi che si addensano ogni volta sulle responsabilità dei singoli, ma anche perché l'interesse e l'opportunismo di pochi hanno ormai depauperato la valenza sociale che ha sempre avuto questo sport in Italia.


Ritornando, con molta fatica, al calcio giocato, un nuovo inizio per il Parma potrebbe essere l'arrivo di Nevio Scala; lo storico tecnico, che andò via solo dopo aver conquistato l'Europa con i ducali negli anni '90 (Coppa Uefa, Supercoppa europea), potrebbe tornare sulla panchina del Parma ripartendo proprio dalla Serie D. Anche il capitano del Parma, Alessandro Lucarelli, si è detto disponibile a ripartire dal campionato dilettantistico. La stagione più buia nella storia del Parma si è conclusa ieri, ora inizia la fase più importante e delicata: la ricostruzione di una nuova società. Sicuramente si ripartirà dai giovani, cercando di costruire delle basi più forti e sostenibili nel tempo, con la speranza che il caso Parma sia almeno servito a scuotere il mondo istituzionale verso una sostanziale riforma del mondo del calcio.


Francesco Gatti
(23 giugno 2015)



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