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Regionali 2015: il PD perde due milioni di voti, boom della Lega e dell’astensionismo

Sette le regioni in cui si votava. Si partiva da un 5 a 2 del 2010 per il centrosinistra e i risultati oggi dicono ancora 5 a 2 per loro. La Toscana rimane al PD e al governatore Enrico Rossi, cambia però la quantità dei voti. Si passa dal 60% al 48%, con il boom della lista Borghi, sostenuta da Lega Nord e Fratelli d’Italia, che raggiunge il 20% in una regione molto difficile. Anche Marche e Puglia rimangono al centrosinistra col candidato del PD Luca Ceriscioli oltre il 40% delle preferenze nella prima e con Michele Emiliano che arriva al 47% nella seconda. “Noi con Salvini” irrompe al Sud, nella regione pugliese, con quasi 40mila voti. Mantiene l’Umbria, ma per un soffio, Catiuscia Marini: preoccupante 42% (contro il 57% del 2010) e vittoria non troppo netta su Claudio Ricci, candidato di centrodestra assestatosi al 39%. La Campania passa al centrosinistra dopo un testa a testa tra Vincenzo De Luca e Stefano Caldoro finito 41% a 38%.


Al grido di “dopo Zaia solo Zaia” la Lega Nord fa il pieno di voti in Veneto: 50%, con la lista civica di Zaia che arriva al 23% per un successo personale del governatore riconfermato. Spazzato via il timore che la rottura di Tosi potesse influire e spazzato via il PD che con la Moretti arriva ad uno scarso 22%.
Ma veniamo alla regione con il risultato più interessante. In Liguria il centrodestra si presenta compatto a sostegno di Giovanni Toti e strappa via la regione al PD: 34% per lui contro il 28% della Paita, uscita nettamente sconfitta. Risultato inaspettato alla vigilia che vede il candidato di Forza Italia trionfare grazie ai voti della Lega.



Conclusioni: Il PD ha perso due milioni di voti dalle ultime elezioni europee. La Lega Nord resuscita con Matteo Salvini, fortemente impegnato in prima persona per la campagna elettorale, che arriva a triplicare il numero di voti in alcune regioni, per un totale di circa 250.000 voti in più delle europee e si impone come primo partito del centrodestra, davanti a Forza Italia in calo, ma sopravvissuta alla tornata elettorale. Inoltre, timido tentativo di radicarsi nel Sud per il partito leghista. Anche il Movimento 5 Stelle perde voti e alla fine dei conti non ha un ruolo rilevante in queste elezioni.


Vincitore indiscusso è l’astensionismo. In tutte e sette le regioni non si arriva al 60% di voti degli aventi diritto, con l’affluenza al 53%. Anche questo è un segnale che denota rassegnazione e sfiducia nella politica e che andrebbe meglio interpretato dai nostri politici.


Federica Chiappori
(3 giugno 2015)




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