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Ricordando il "mattatore" Vittorio Gassman

Quindici anni fa si spegneva a Roma, all’età di 77 anni, uno dei più grandi attori che il nostro Paese abbia mai avuto: Vittorio Gassman, soprannominato il mattatore, nomignolo che gli italiani gli avevano affettuosamente affibbiato, da quando il 4 febbraio 1959 lo avevano visto condurre, assieme ad altri artisti, quali Paolo Ferrari e Carlo Romano, l’omonimo spettacolo, mandato in onda sull'allora Programma Nazionale, oggi Raiuno.


Nato a Genova il 1° settembre 1921, Vittorio Gassman trascorre la sua infanzia a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, poi, con la famiglia, si trasferisce nella capitale, dove con passione si dedica alla pallacanestro, attività che, certamente contribuisce a dargli un fisico atletico e prestante, militando nella società sportiva Parioli, e che gli consente di raggiungere straordinari risultati in serie A. Dopo aver studiato al liceo “Torquato Tasso”, si iscrive a Giurisprudenza, ma frequenta contemporaneamente l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, diretta da Silvia D’Amico, dove entra a contatto con alcuni brillanti attori di teatro come Nino Manfredi e Paolo Stoppa.


Istrionico, camaleontico e poliedrico, Vittorio Gassman ha saputo recitare brillantemente sia in teatro che al cinema, passando per la tv, interpretando con incredibile bravura ruoli drammatici e comici. Ottiene i primi successi teatrali con la compagnia di Luchino Visconti; tra le tante performance ricordiamo Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, Rosalinda di William Shakespeare e Oreste di Vittorio Alfieri.


La fama cinematografica arriva successivamente, nel ‘54 con il film Riso Amaro di Giuseppe De Santis, e non si ferma più. Gli anni Sessanta sono particolarmente significativi per l’artista, che colleziona un successo dopo l’altro: dal ruolo indimenticabile di “Peppe er Pantera” ne I soliti ignoti di Mario Monicelli, a quello del carismatico Bruno Cortona ne Il Sorpasso di Dino Risi. Se gli italiani si divertono ad andare al cinema per vederlo recitare, affascinati dal suo fare arrogante, irriverente, ma garbato, milioni di italiane restano, invece, ammaliate dal suo sorriso smagliante, dagli occhi scuri ma vivaci e dal viso spigoloso e insieme bello. Tra le altre pellicole più popolari citiamo: Fantasmi a Roma (1961), Il giudizio universale (1961), I mostri (1963), L’armata Brancaleone (1966) e Profumo di donna (1974).


L’attore genovese, ma romano d’adozione, amava la letteratura e la poesia: memorabile anche la sua interpretazione in Gassman legge Dante di Rubino Rubini. Per i più piccoli è l’inconfondibile voce di Mufasa, padre di Simba nel classico Disney Il re leone del 1994. Tombeur de femmes, Vittorio Gassman ha sposato soltanto attrici: Nora Ricci, che gli ha dato la figlia Paola, Shelley Winters, dalla quale ha avuto Vittoria, Juliette Mayniel, madre del celebre attore Alessandro, e Diletta D’Andrea, che ha dato alla luce Jacopo. Ha vissuto anche una tormentata storia d’amore, dal ‘53 al ‘60 con Anna Maria Ferrero, con la quale si troverà spesso a fare coppia anche sul set.


Tenace e infaticabile, sua la frase: “Le uniche persone che non falliscono mai, sono quelle che non provano mai”, si è mosso anche nel campo pubblicitario, interpretando Nostradamus in uno spot dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino nel ‘97 di cui i più ricordano il tormentone: “Questo lo ignoro”. Un artista come pochi, che continua ancora oggi ad incantare milioni di generazioni, attratte dal cinema quanto dal teatro, proprio perché è stato un grande esempio di laboriosità e talento. “L'attore è un bugiardo al quale si chiede la massima sincerità” ha dichiarato infatti in un’intervista e sono parole che pesano come macigni, soprattutto se si pensa al successo effimero, al qualunquismo imperante in tv e alle presuntuose e incapaci meteore. “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno” sembra una massima famosa scritta su misura per il nostro indimenticabile mattatore, di cui sarebbe stato piacevole rivedere oggi, in televisione, qualche bel film. Questa volta non ci saremmo lamentati: siamo nella stagione delle repliche, ma ripetere non sempre è un male!


(29 giugno 2015)



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