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Siria, decapitate due donne dai miliziani dell'ISIS

Dopo gli attentati del venerdì nero, l’ISIS torna a uccidere in Siria. Per la prima volta dall’autoproclamazione del Califfato, avvenuta circa un anno fa, gli jihadisti hanno decapitato due donne accusate di stregoneria. Le esecuzioni sono avvenute domenica e lunedì, in pubblico, nelle città di Deir Ezzor e di al-Mayadin nella Siria settentrionale e insieme alle donne sono stati uccisi anche i loro mariti, anch’essi accusati di stregoneria e magia a uso medico.


La notizia, riportata da alcuni siti di notizie in lingua araba e denunciata anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, ha sconvolto gli esperti di tutto il mondo, non solo per il modus operandi, ma anche per l’accusa rivolta alle donne. Non esisterebbe, infatti, nella storia islamica una “caccia alle streghe” e non sarebbe previsto nella sharia il reato di stregoneria. Oltre a questo, anche la modalità di esecuzione scelta è piuttosto insolita; nonostante non esista una legge che vieti la decapitazione per le donne, questa pratica è sempre stata evitata. Generalmente, la pena che si infligge alle donne è la lapidazione.


Sempre ad al-Mayadin, i miliziani del Califfato hanno crocifisso cinque uomini accusati di non aver rispettato il digiuno per il Ramadan. Gli jihadisti hanno poi appeso al collo delle cinque vittime un cartello che recita “Frustati e crocifissi per aver mangiato durante il Ramadan”. Come se la crudeltà non fosse ancora abbastanza, hanno invitato alcuni bambini a molestare, insultare e prendere in giro i cinque uomini.


Azzurra Fischetti
(30 giugno 2015)



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