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Sulla Terra si rischia una sesta estinzione di massa?

Uno studio condotto da Gerardo Ceballos González, professore dell’Università del Messico, insieme a colleghi delle Università statunitensi di Stanford, Princeton e California-Berkeley, dimostrerebbe che sul nostro pianeta sta cominciando una fase di sesta estinzione di massa.


Secondo gli autori di questa ricerca, le specie di vertebrati che si sono estinte solamente nel secolo scorso impiegano di solito tra gli ottocento ed i diecimila anni per scomparire al normale tasso di estinzione; ciò dimostrerebbe che il ritmo di scomparsa dei vertebrati è ben centoquattordici volte più elevato del normale. Dal 1900 in poi sulla Terra sarebbero scomparse ben quattrocento specie di animali, tutte importantissime per garantire la biodiversità del nostro pianeta, tra cui il delfino dello Yangtze ed il rospo dorato del Costa Rica.


L’ultima grande estinzione di massa fu quella di sessantacinque milioni di anni fa in cui morirono i dinosauri e con loro moltissime altre specie viventi; si calcola che tra il 65 ed il 95% degli esseri viventi allora sul pianeta non riuscirono a sopravvivere. Nel passato le grandi estinzioni si verificavano in seguito a fenomeni naturali distruttivi, come ad esempio terremoti, cataclismi e grandi eruzioni vulcaniche che avvelenavano l’atmosfera e anche le acque in cui gli animali si dissetavano.
Se ci sarà una sesta estinzione, invece, questa non potrà che essere provocata dall’uomo che, con le sue attività urbane ed industriali, ha provocato danni non solo agli animali e alla vegetazione ma anche a se stesso; sovrappopolazione, insediamenti urbani cresciuti senza controllo, sfruttamento delle risorse naturali, impoverimento dei suoli, agricoltura intensiva, introduzione di specie dannose ed emissioni di CO2 e scarichi tossici che avvelenano gli ecosistemi nel lungo periodo provocheranno la nostra stessa autodistruzione.


Il professore di Stanford Paul Ehrlich, uno degli autori principali dello studio, sottolinea che “il mondo è pieno di specie che sono sostanzialmente dei morti viventi. Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti”. Se non si fa subito qualcosa per fermare il processo in atto, l’impollinazione da parte delle api potrebbe cessare definitivamente nel giro di sole tre generazioni e questo provocherà un effetto domino di distruzione degli ecosistemi.
Nonostante tutto, si può ancora fermare il processo di estinzione: bisogna cominciare a capire che le risorse del pianeta non sono infinite e che vanno salvaguardate come beni preziosi per tutti, anche e soprattutto per le generazioni future.


Valeria Fraquelli
(24 giugno 2015)


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