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USA, “sì” definitivo per i matrimoni gay

Sono giorni di vittoria per l'amministrazione Obama e per la popolazione democratica degli Stati Uniti. Dopo aver salvato l’Obamacare, la Corte Suprema ha deliberato circa i matrimoni omosessuali. Mentre fino ad oggi i matrimoni gay erano legali solo in parte del Paese, con la decisione di alcune ore fa della Corte Suprema si è stabilito a livello nazionale il riconoscimento dei matrimoni delle coppie dello stesso sesso in tutti i cinquanta Stati degli Usa.


Ventunesimo Paese a raggiungere questo traguardo, gli Stati Uniti entrano a far parte di quella rosa di nazioni che ha finalmente, anche se con fatica, raggiunto il traguardo dei diritti civili. Poche ore prima che la decisione fosse raggiunta, Hillary Clinton aveva spiegato tramite un video come i diritti degli omosessuali altro non siano che diritti umani. “Essere gay non significa essere meno umano”, si sente nel video mentre scorrono immagini di coppie dello stesso sesso.


La decisione ha confermato un supporto generale da parte della popolazione americana, con più dei due terzi ormai a favore della legalizzazione dei matrimoni omosessuali, raggiunta ormai, prima della recente decisione, in trentasette Stati. Tuttavia le fasce più estreme del partito repubblicano rimangono ferme nelle proprie idee. Il governatore della Louisiana Bobby Jindal e l'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee hanno infatti affermato il dovere dei repubblicani di combattere e richiedere un emendamento per bandire i matrimoni gay.


Una vittoria che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile, ma che ha ben ripagato gli sforzi di tutti i difensori dei diritti LGBT, dalle figure politiche agli attivisti sociali. Le congratulazioni arrivano dal Presidente Obama e, sempre dal lato democratico, da Hillary Clinton. Entrambi, sia quando facevano parte della stessa amministrazione, sia negli scorsi quattro anni, hanno reso parte fondamentale delle loro campagne la spinta per i diritti civili LGBT. Ciò significa uguale dignità per tutti, almeno agli occhi della legge, con la speranza che questa decisione sia il frutto di una maturità del popolo americano che continua a combattere per l'apertura nei confronti delle minoranze e per una reale uguaglianza.


Ma la battaglia naturalmente non è ancora finita. Il risultato oggi raggiunto non mette un freno definitivo alla discriminazione e al pregiudizio. La strada che gli Stati Uniti – ed il resto del mondo – hanno ancora da percorrere non termina con l'approvazione di una legge. In ballo ci sono le vite concrete di uomini e donne che vivono, lavorano e costruiscono famiglie con il desiderio di vivere una vita che non vuole altro che avere le stesse opportunità delle altre.

(28 giugno 2015)



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