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Aiuti alla Grecia, arrivano i primi "no"

È appena stato trovato un accordo per fare sì che la Grecia ottenga nuovi aiuti e rimanga nella zona euro che già si registrano le prime defezioni e il fronte dei Paesi creditori del governo di Atene si incrina.


Il primo a dire “no” è stato il governo di Londra. Il Ministro degli Esteri britannico ha telefonato a tutti i suoi omologhi europei per dire che il Regno Unito non fa parte della moneta unica e quindi non darà altri soldi al governo di Alexis Tsipras ed ha ricordato che esiste un accordo del 2010 che vieta espressamente di usare risorse dell'Unione Europea per salvare i Paesi della zona euro in caso di crisi.
Il ministro delle Finanze inglese, George Osborne, ha rincarato la dose dichiarando che: “La Gran Bretagna non è un Paese dell'euro e la sola idea che i contribuenti britannici mettano soldi sul tavolo non deve nemmeno essere presa in considerazione”. Anche se oggi il “no” inglese sembra essere meno categorico, è chiaro che il governo di David Cameron non è per niente intenzionato a fare concessioni alla Grecia e men che meno a prestare soldi senza sapere con certezza se e quando verranno restituiti.


Al fronte del “no” si sono aggiunti anche i governi di Repubblica Ceca, Svezia, Danimarca, Polonia e Croazia che non vedono di buon occhio l'idea di dare soldi ad Atene; quest'ultimo Paese, visto che ancora non è riuscito ad entrare a pieno titolo nel club della moneta unica, non ci sta ad aiutare un Paese dell'euro a ripagare i debiti con i creditori internazionali.
Si può dire senza dubbio che ancora una volta la decantata solidarietà che ci dovrebbe essere tra i Paesi dell'Unione Europea è venuta meno; anche le istituzioni comunitarie sono profondamente divise al loro interno tra chi è soddisfatto dell'accordo faticosamente raggiunto e chi invece, primo tra tutti il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, avrebbe volentieri cacciato la Grecia non solamente dalla zona euro ma da tutta l'Unione per costringerla a tornare alla dracma o ad una moneta parallela e quindi a cavarsela da sola con i debitori.


La stessa Troika è spaccata al suo interno: Christine Lagarde ha fatto sapere che secondo il Fondo Monetario Internazionale da lei guidato l'unica vera soluzione per disinnescare la crisi greca è una vera ristrutturazione del debito.
Tanti tra i più convinti europeisti sperano ancora che un giorno l'Unione Europea possa trasformarsi in uno Stato federale sul modello degli Stati Uniti ma finché non ci saranno una vera solidarietà e soprattutto convergenza di vedute sugli obiettivi da raggiungere questo non sarà mai possibile.


(18 luglio 2015)


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