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Chi sono i Pallett Band? Tutto sulla band iraniana che "suona" senza strumenti

I precetti religiosi sciiti vietano di ascoltare, fare o diffondere musica tradizionale. Le cantanti donne non possono farlo da soliste e in tv, da oltre trent'anni, non si possono mostrare strumenti musicali. Le pene che vanno da multe salatissime alla reclusione carceraria, neanche a dirlo, scoraggerebbero qualsiasi musicista in erba. Di tanto in tanto, qualcuno più coraggioso ha rischiato il carcere e ha provato a ribellarsi a questi rigidi dettami, ma ultimamente in Iran, c'è una band che deve aver fatto infuriare parecchio i leader religiosi del Paese.


Loro sono i Pallett Band, un gruppo composto da giovani musicisti che suonano un misto tra folk, jazz, gipsy e balcanico. Insieme dal 2009, riscuotevano un discreto successo entro i limiti nazionali, finché l'anno scorso, durante una trasmissione della tv di stato Radio7 la loro notorietà è schizzata immediatamente alle stelle. La band infatti ha fatto qualcosa che ufficialmente non è fuori legge, ma idealmente ha sfidato a viso aperto i divieti imposti dalla censura religiosa: secondo gli accordi, solo il cantante poteva cantare (in play back), mentre il resto della band doveva rimanere fermo sullo sfondo. Al momento dell'esibizione però, mentre lui ha rispettato gli accordi e ha mimato la canzone, la band non solo non è rimasta ferma, ma ha mimato gli strumenti musicali. La scenetta, a noi abituati ad ascoltare musica anche in tv, non sembra nulla di che, ma in realtà i Pallett Band hanno fatto qualcosa di grande all'interno del Paese: senza infrangere la legge (e quindi senza conseguenze carcerarie) l'hanno messa in ridicolo davanti a tutta la nazione e in diretta tv. Inutile a dirlo, nonostante l'intervento di qualcuno che sui social li ha fortemente criticati, i Pallett sono diventati immediatamente un simbolo della lotta al sistema, a favore della libertà di espressione.


In Italia per un'esibizione per "I giardini della Filarmonica", la stagione estiva dell'Accademia Filarmonica Romana, Rouzbeh Esfandarmaz, clarinettista e fondatore del gruppo, intervistato dal quotidiano La Repubblica, ha raccontato come il pubblico si sia dimostrato sorpreso, ma entusiasta dello stratagemma messo in atto per aggirare la censura. “Non pensavamo smuovesse tante opinioni, quasi tutte favorevoli” ha detto, sottolineando come, paradossalmente, la linea adottata dalle autorità religiose è stata quella dell'indifferenza e del minimizzare il fatto: “Nessun politico si è pronunciato, i media locali si sono limitati a segnalare la notizia come un episodio divertente”.


Al di fuori dell'Iran però, il dibattito internazionale c'è stato eccome e ciò ha permesso alla band di triplicare le date dei loro live e di dare speranza anche ad altri musicisti. Forse qualcosa sta veramente cambiando nel duro e conservatore sistema islamico? Chissà, intanto i Pallett Band hanno presentato il loro disco, dedicato proprio alla città di Teheran, amata e odiata patria dove tutto è contraddizione e dove ogni piccolo gesto può rappresentare una vera e propria arma per contrapporre la modernità al passato, il "peccato" alla "vita virtuosa" promossa dalle leggi sciite.


(8 luglio 2015)





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