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Giù le mani dalla BBC

Non è notizia bizzarra che un canale di notizie abbia rapporti tesi con il governo e la BBC non fa eccezione. Ma poche volte si sono visti toni così accesi come nel caso del governo Cameron eletto a maggio.



Solo qualche settimana dopo la vittoria, l’amministrazione conservatrice del suo governo aveva già iniziato a rendersi ancor meno gradita alla BBC tagliando alla rete i fondi. Le inimicizie erano iniziato da quando Cameron aveva accusato la BBC di avere simpatie di sinistra durante la campagna elettorale. A seguire un’iniziativa del ministro del Tesoro George Osborne, a causa della quale la radiotelevisione più celebre d’Inghilterra dovrà rinunciare a 650 milioni di sterline di canone finora pagato dal ministero del Lavoro per gli abbonati al di sopra dei settantacinque anni. Ad oggi, tra la BBC e il governo è guerra aperta. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta dell’amministrazione Cameron di rivedere alle radici il ruolo della BBC prima delle negoziazioni sui termini della Royal Charter, la base costituzionale che regge la radiotelevisione stabilendone il ruolo, i doveri e l’indipendenza delle reti.


Che la BBC non sia del tutto priva di colpe nella propria condotta è evidente: vari scandali manageriali hanno minato l’integrità del canale e a questi si aggiungono gli stipendi d’oro elitari per alcune figure della BBC. Tuttavia, il governo inglese dovrebbe riflettere sul ruolo che essa occupa nella vita culturale della Gran Bretagna e, parzialmente, del mondo intero.


Le intenzioni del suo fondatore, Lord Reith, erano proprio quelle di intrattenere ed educare, regalando così un servizio universale alla nazione. Il ruolo dei governi, oltremanica e nel mondo, non è di certo quello di stabilire quali e quanti programmi un canale radiotelevisivo debba tagliare o se debba o meno produrre programmi “popolari”. Il ruolo di coinvolgimento di un governo non dovrebbe spingersi oltre quello di fornire, nei limiti del possibile, dei fondi pubblici, almeno nel caso di un servizio della stazza di quello della BBC. Il diritto del governo di Cameron è dunque sì quello di rivedere la quantità delle risorse pubbliche utilizzate dal canale ma, in nome dell’indipendenza, a questo si dovrebbe accompagnare un’autonomia economica che all’atto attuale la BBC non ha.

A favore della radiotelevisione si sono schierate anche molte star britanniche, che si sono unite a questo video celebrativo della BBC che precisa proprio come il canale faccia parte della vita quotidiana di ognuno. Dallo 007 Daniel Craig all’attrice Judi Dench, anche J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, è presentissima su Twitter:


Al di là di ogni tecnicismo circa la legittimità o meno delle azioni del governo Cameron, è necessario tenere in conto il significato e la rilevanza che il canale ha avuto e ad oggi ha nel Paese. La BBC rimane un’istituzione preziosa con i propri difetti, certo, ma invidiata dal resto del mondo e amata dai propri ascoltatori. Un suo indebolimento, affermano i difensori del canale, significherebbe un indebolimento della Gran Bretagna stessa.


(18 luglio 2015)



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