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I possibili scenari dopo l’esito del referendum greco

Come tutti sanno l’esito del referendum che si è tenuto domenica in Grecia è una schiacciante vittoria del “NO” con il 61,3% dei consensi; d’ora in poi nessuno sa più con certezza cosa potrebbe succedere non solamente in Grecia ma in tutta l’Unione Europea.


In questi giorni si svolgeranno importantissimi vertici, tra cui una riunione tra Angela Merkel e François Hollande, in cui i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’area euro cercheranno di capire come comportarsi di fronte a questo risultato. Gli analisti finanziari delle maggiori banche d’investimento a livello mondiale come J.P. Morgan e Barclays sono fortemente convinti che l’ipotesi più probabile sia l’uscita della Grecia dalla zona euro ed un conseguente ritorno alla dracma oppure ad una moneta parallela. Il governo greco, primo tra tutti ovviamente il premier Alexīs Tsipras, è convinto che la vittoria del “NO” sia la strada giusta per un nuova serie di negoziati con le istituzioni europee e mondiali sulla ristrutturazione del debito in modo molto più favorevole per i cittadini greci. Tsipras infatti aveva subito escluso di voler aumentare le tasse, abbassare le pensioni e fare altre manovre restrittive come invece veniva richiesto dai principali creditori del governo ellenico.


Il ministro delle Finanze ha dato presto le dimissioni proprio per permettere a Tsipras di stringere più facilmente un nuovo accordo con i creditori internazionali; lo stesso ministro ha aggiunto di essere stato informato che alcuni membri dell’Eurogruppo e altri partner europei sono contrari alla sua presenza alle loro riunioni. Il governo ellenico fa sapere che si impegnerà per arrivare ad un nuovo accordo con i creditori entro quarantotto ore al massimo.
All’interno delle istituzioni comunitarie le posizioni dei rappresentanti dei diversi Paesi sono molto diverse; il vice Cancelliere tedesco Sigmar Gabriel vede il “NO” come una rottura definitiva dei ponti tra Atene e Bruxelles ed esclude qualsiasi possibilità di nuovi negoziati, mentre l’Italia è molto favorevole a nuove trattative.
Certamente adesso sarà molto difficile ricominciare il dialogo dopo un’interruzione così brusca; certo è che le divisioni all’interno dell’Unione Europea dovrebbero essere accantonate e superate perché le trattative siano davvero credibili. Alcuni Paesi come Portogallo, Spagna, Irlanda e Cipro, che in passato hanno dovuto subire pesanti tagli e riforme molto restrittive proprio per volontà dei creditori internazionali, adesso non sono disposti ad essere tolleranti con il governo di Atene.
I primi a risentire dell’effetto del referendum sono stati i mercati finanziari; le principali borse europee sono tutte in pesante calo, almeno per adesso, e lo spread è tornato a crescere a causa dell’incertezza.


Al momento quindi la nuova situazione appare ancora tutta in evoluzione e non si può ancora capire con chiarezza se Atene resterà nell’euro oppure ritornerà alla dracma e neanche quali saranno la conseguenze a livello globale.


(6 luglio 2015)


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