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Il conflitto dimenticato nel Nagorno Karabakh

Il Nagorno Karabakh è un fazzoletto di terreno stretto tra Azerbaigian e Armenia, teatro da tanto tempo di una vera e propria guerra tra le due Nazioni perché entrambe ne rivendicano il possesso e considerano gli altri degli invasori.


Tra le montagne di confine si nascondono le trincee, che ricordano molto la prima guerra mondiale, dalle quali partono gli attacchi di una parte contro l'altra senza esclusione di colpi; le scintille del conflitto si sono riaccese nell'agosto dell'anno scorso e a tuttora si contano già almeno centotrenta morti, tra cui molte donne e bambini. Molte abitazioni sono state distrutte dalle granate e dai colpi di mortaio e i civili sono stati costretti a fuggire per salvarsi la vita; proprio a ridosso del fronte si trova il villaggio 689 che deve il suo nome al numero di famiglie di profughi fuggiti dal Nagorno Karabakh che lo abitano. Tutti ricordano gli episodi di tensione e violenza che hanno devastato questo territorio nei primi anni ‘90, soprattutto il massacro avvenuto nel 1992 nella cittadina di Khojaly in cui furono sommariamente sterminati un grande numero di civili inermi.


Centinaia di chilometri a nord sorge invece la capitale dell’ Azerbaigian, Baku, con i suoi grattacieli e i negozi delle marche più alla moda, segno della ricchezza che deriva dagli immensi giacimenti di petrolio e gas naturale.
L'odierno Azerbaigian è un Paese che sta tentando molto faticosamente di avviarsi alla democrazia, nonostante molti oppositori politici siano ancora in carcere, dopo il dominio sovietico e anni di dittatura; in centro gli edifici moderni ed i grandi alberghi di lusso convivono con i vecchi palazzi dell'epoca zarista, tutti ristrutturati.
L'Occidente ha bisogno del gas e del petrolio azeri per la sua economia e quindi molto spesso sceglie di ignorare la questione del Nagorno Karabakh; nuovi imponenti oleodotti e gasdotti stanno per essere costruiti e nuovi accordi e contratti nei settori dell'energia e delle costruzioni stanno per essere firmati.


In questo caso, ma non solo, l'economia e l'oro nero fanno sì che il conflitto del Nagorno Karabakh e le ripetute violazioni dei diritti umani vengano ignorate dalla comunità internazionale; si può senza dubbio dire che i veri vincitori sono il petrolio e il gas di cui è ricco il Mar Caspio.


(21 luglio 2015)


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