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Il giallo sulla morte del Mullah Omar

Sta circolando in questo momento la notizia della presunta morte del Mullah Omar, leader e guida spirituale dei temutissimi talebani, che terrorizzarono l’Afghanistan per ben cinque anni con l’applicazione rigidissima della legge coranica. Il fatto è stato fatto trapelare da un funzionario del governo di Islamabad durante un’intervista all’emittente televisiva 1TvNews; secondo i responsabili della rete televisiva, la fonte si può considerare molto attendibile e il decesso di Omar sarebbe già stato confermato in un vertice dei più alti ufficiali delle forze di sicurezza afghane.


Omar era già stato dato per morto altre volte; il quotidiano pachistano The Express Tribune sostiene che il capo talebano sia deceduto oltre due anni fa per una gravissima tubercolosi, mentre per un ex ministro talebano che ha voluto rimanere anonimo, il religioso sarebbe morto in Pakistan ma seppellito in Afghanistan per volontà di uno dei suoi figli che ne avrebbe riconosciuto il corpo.


La figura del Mullah Omar è sempre stata molto controversa; combattente contro i sovietici, egli venne colpito e ferito gravemente al viso e questo gli costò la perdita di un occhio; in seguito fondò una scuola coranica che divenne il fulcro intorno a cui si costituì il gruppo dei talebani. Dal 1996 al 2001 i talebani riuscirono ad impossessarsi del potere e così Omar venne acclamato presidente e guida religiosa suprema; in quel periodo si instaurò un regime di terrore in cui la legge islamica venne applicato in maniera rigidissima e il più piccolo errore veniva punito molto severamente. Alle donne fu assolutamente proibito di uscire se non accompagnate dal padre, da un fratello o da un parente di sesso maschile e di studiare, tanto che molte scuole femminili furono distrutte. In questo clima di paura la giovane attivista per l’istruzione femminile, Malala Yousafzai, fu attaccata sull’autobus della scuola e ridotta in fin di vita; si riprese solamente dopo un lungo e doloroso intervento chirurgico e fu costretta a rifugiarsi nel Regno Unito, dove vive tuttora. Sempre in quegli anni vennero distrutte le bellissime statue di Buddha scavate nella roccia nella cittadina di Bamyan, perché considerate un insulto alla religione islamica e assolutamente contrarie alla Sharia.


Dopo il 2001, quando gli Stati Uniti lanciarono l’operazione militare denominata “Enduring Freedom”, in risposta all’attentato contro le torri gemelle a New York, la figura di Omar divenne molto sfuggente e alcuni ipotizzarono che fosse riuscito a scappare in motocicletta dall’assedio di Baghran, trovando rifugio nei monti al confine tra Pakistan e Afghanistan in un luogo imprecisato da cui avrebbe continuato ad incitare i suoi uomini al Jihad inviando loro molti audio messaggi.
Se la notizia fosse confermata sarebbe un duro colpo per i talebani che si ritroverebbero senza un leader che possa continuare i negoziati in corso con il governo afghano per un cessate il fuoco; la taglia sulla testa di Omar posta dagli Stati Uniti è di venticinque milioni di dollari.


(30 luglio 2015)


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