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Il ruolo delle donne nell’estremismo islamico

Ha fatto molto discutere il caso della giovane Maria Giulia Sergio che si è convertita all’Islam radicale con il nome di Fatima ed è partita insieme al marito per la Siria per raggiungere i combattenti dell’ISIS.


In tutta Europa ci sono molti casi di giovani donne, ma anche ragazzine, che all’improvviso si sono convertite all’Islam e hanno lasciato le loro famiglie per combattere in Siria e negli altri luoghi conquistati dal Califfato; molte, una volta a destinazione, si sposano con i combattenti islamici e vivono poi rinchiuse in casa sottomesse al marito. Alcune ragazze vengono destinate al combattimento e si rendono complici di atti orribili come torture e decapitazioni di ostaggi, mentre altre, anche le bambine, vengono usate come schiave sessuali dai combattenti dell’ISIS. Ci sono anche alcune donne che formano un gruppo di “polizia religiosa” per ammonire e punire quelle che non si vestono e non si comportano in modo consono alla legge islamica.


Nella maggioranza dei casi le giovani donne vengono attirate dalla propaganda su internet e non sanno minimamente ciò che le aspetta una volta arrivate in Siria; vengono attirate da proclami che esaltano il ruolo della donna nel Califfato ma non sanno che la realtà è ben diversa. Non sanno che molto probabilmente non usciranno mai di casa e saranno sottomesse e maltrattate da un marito-padrone. L’adescamento in rete è studiato in modo da rendere partecipi le ragazze di avvenimenti sempre più macabri; si comincia con video della decapitazione di fantocci e si arriva ai video delle decapitazioni vere fino a quando queste giovani donne arrivano in Siria e assistono di persona ad ogni genere di tortura.
Si calcola che le donne siano circa il 10% dei combattenti stranieri che si sono uniti all’ISIS; gli estremisti le usano per avere nuove generazioni di giovanissimi soldati e per convincere altri uomini ad unirsi a loro.


Purtroppo la figura della donna come responsabile di attentati, anche suicidi, esiste da molto tempo; basta pensare a tutte quelle donne che si sono rese responsabili degli attacchi in Medio Oriente negli anni ‘80 e alle donne cecene che nel 2002 hanno attaccato con tragiche conseguenze un teatro nel centro di Mosca.
Il fenomeno del reclutamento femminile sta diventando sempre più preoccupante e, secondo Mia Bloom, professoressa di studi sulla sicurezza all’Università del Massachusetts, per contrastarlo bisognerebbe usare proprio la rete, per mettere in contatto chi vuole partire con tutti quelli che ritornano e sono rimasti delusi; in questo modo si dissuaderebbero altre persone, soprattutto le donne, dall’intraprendere il percorso di radicalizzazione.


(5 luglio 2015)



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