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Inno alle figuracce, ci rendono più altruisti e disponibili

Le figuracce sono una piaga che accomuna tutti. Grandi e piccini, donne e uomini, belli e brutti: tutti, almeno una volta nella vita – o una volta al giorno nei casi più gravi e disperati – possono assicurare di aver voluto scappare a gambe levate dopo un episodio imbarazzante. Dalla scivolata più o meno mancata alla caduta vera e propria – di quelle, soprattutto se si è nell’asfalto, che lasciano il segno – dalla gaffe dimenticabile – appartenente a quelle, un po’ soft e non troppo da scompisciarsi dal ridere, che dopo pochi giorni diventano aneddoti – agli sbagli di persona… e chi più ne ha ne metta. Eppure, garantiscono i ricercatori della Boston University, le figuracce sono utili e hanno innumerevoli lati positivi.


Pare che l’imbarazzo che si prova dopo uno di questi, almeno inizialmente, spiacevoli episodi faccia trapelare il nostro lato più fragile, più umano, con il risultato di provocare, negli altri, una profonda empatia: diventiamo, in altre parole, più simpatici.
Inoltre, la voglia di riscattarci dall’idea che abbiamo appena dato provoca un’incredibile dose di generosità e disponibilità – come se essere ben disposti verso gli altri possa eliminare quell’aura di goffaggine e impaccio che ci siamo, magari anche solo pochi minuti prima, cuciti addosso da soli.


Provare imbarazzo ci fa diventare altruisti e affabili, teniamolo a mente. Soprattutto quando siamo distesi a terra. Ovviamente dopo una caduta. E magari di faccia.


(1° luglio 2015)



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