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“La giornata tipo” e Raffaele Ferraro: l’intervista

Magari gli amanti del calcio non lo conoscono, ma per i “malati di basket” come li chiama lui, è un vero e proprio idolo. Sto parlando di Raffaele Ferraro, ideatore della pagina Facebook “La giornata tipo, seguita al momento da più di centomila persone.


Da qualche anno ormai questo ragazzo bolognese riesce a strappare sorrisi con le sue “giornate tipo”, ma anche con approfondimenti su personaggi della palla a spicchi che non sempre godono delle luci della ribalta riservate ai colleghi pallonari. La pagina, come spiega lui stesso nell’intervista, nasce per puro amore del Gioco, col tentativo di far ridere i lettori, ma anche di diffondere il più possibile uno sport che, pur avendo milioni di appassionati, non riesce a ritagliarsi lo spazio che merita all’interno dei palinsesti televisivi. Quel che ne esce è un format di successo, in costante espansione e diffusione, fino al risultato più grande: promuovere attività benefiche coinvolgendo società sportive di tutta Italia, in tutti i campionati professionistici e non.
Prima Pagina on line lo ha intervistato per parlare di basket giocato e non solo e lui, disponibile come sempre, ha risposto alla sua maniera.

Nasci a Bologna, dove l'amore per il Gioco è più grande di quello per i propri figli. Quand'è scoppiata la tua passione per il basket? Ricordi la tua prima partita vista?
A 5 anni quando mia mamma, all'uscita dall'asilo, mi chiese se volevo iscrivermi a pattinaggio o basket. Grazie a Dio optai per la seconda. La prima partita l'ho giocata più che vista. Dal vivo ricordo il primo match di Serie A tra la Virtus di Danilovic, Brunamonti, Binelli etc contro la Benetton di un devastante Rusconi.



Passando a ciò che ti ha dato popolarità tra i malati di basket di tutto lo stivale: quando e come nasce l'idea de "La giornata tipo"? Quali erano le tue ambizioni al momento della creazione della pagina e quali sono ora?
La giornata tipo nasce perché ho sempre avuto una gran voglia (più che talento) di scrivere. E fondamentalmente ho sempre e solo scritto delle cazzate. In occasione del compleanno degli amici, dedicavo loro una giornata tipo divertente. Ho deciso che quello fosse il format giusto per aprire una pagina sul basket. Non avevo nessuna ambizione, volevo solo scrivere per far divertire la gente.

Il tuo successo nasce da un social network. Come credi che sia il rapporto tra questi mezzi di comunicazione e gli sportivi? Spesso leggiamo di giocatori o consorti che twittano e postano stati al vetriolo, salvo poi dover fare marcia indietro e rimangiarsi tutto. Sei pro o contro l'utilizzo dei social network come mezzo di comunicazione diretto tra giocatore e pubblico?
Sono assolutamente pro perché sono un mezzo di comunicazione che ormai usano tutti e ha cambiato radicalmente il modo di comunicare. Per quanto riguarda gli addetti ai lavori, mi riferisco soprattutto ai giocatori, in pochi li sanno utilizzare veramente. Polemiche, addii, o altro sono questioni che un giocatore non dovrebbe pubblicare sui social. Il social deve servire per comunicare con i propri fan, condividere interessi, pareri. Un giocatore che ne ha capito perfettamente l'utilizzo è Gigi Datome.

Più di una volta ti abbiamo visto più o meno goliardicamente criticare la Rai e il loro operato riguardo la pallacanestro. Scarsa qualità delle immagini, non sempre elevata conoscenza del Gioco da parte dei commentatori, pochissima visibilità televisiva. Secondo te perché siamo così indietro nella vendita del prodotto basket? Troppo facile nascondersi dietro al classico "in Italia solo calcio". Il movimento Basket fatica a crescere e salire di livello e chi si occupa dell'organizzazione, dello sviluppo e della pubblicizzazione di questo sport ha sicuramente delle responsabilità. Quali sono secondo te le certezze da cui ripartire, le figure di riferimento nel giornalismo e nella Federazione a cui affidare il potere di rilanciare questo sport. Il modello americano credi possa esserci da esempio in questo?
Criticare il prodotto Rai, purtroppo è fin troppo facile. Ma se le finali sono state così tanto seguite è perché le ha trasmesse un'emittente pubblica, quindi qualche merito alla Rai bisogna riconoscerlo. Non credo nemmeno che il problema più grosso sia quello dei commentatori perché, per esempio, Michelini capisce benissimo il gioco (molti dimenticano che è un allenatore), ha un modo di fare sempre posato ed è una persona molto educata. Il problema grosso della Rai è la qualità del servizio a 360 gradi: zero comunicazione, tecnologie obsolete, pochi contributi e fatti male. Le persone da cui ripartire? Il basket ha la fortuna di avere un numero enorme di appassionati, o meglio di malati, competenti e con idee nuove, che potrebbero migliorare le cose. Basterebbe contattarli e smetterla di riproporre ogni anno le stesse facce.



Teddy Bear Toss. Un successo da ripetere l'anno prossimo? Hai già qualche idea?
Un'esperienza stupenda, sicuramente la cosa più bella fatta da La giornata tipo. Mario Castelli ha avuto l'idea, io ho cercato di metterla in pratica assieme agli altri ragazzi che collaborano per il sito. Beneficenza, partecipazione, bambini, giocatori negli ospedali, di più non si poteva chiedere. Ma di più si può e si deve sicuramente fare. E magari l'anno prossimo proveremo a migliorarci.

Passiamo al basket giocato. Impressioni a caldo su questi playoff? Promossi e bocciati.
Reggio Emilia ha avuto troppe occasioni per vincere le scudetto e vuoi per gli infortuni, vuoi per non essersi fatta trovare pronta nei momenti decisivi, alla fine l'ha pagata. A caro prezzo. Ha vinto con merito Sassari con un gioco che in pochi avrebbero pronosticato vincente in campionato (a differenza delle manifestazioni con partite secche).
Promossi: la partecipazione della gente che ha seguito con una passione meravigliosa, una finale tra "provinciali". Bocciati: nessuno. A me i playoff sono piaciuti molto.

Anche in Nba lo spettacolo non è mancato. Probabilmente tutti alla fine della regular season si aspettavano il successo di questi Warriors, ma c'è una squadra che ti ha sorpreso e una che ti ha deluso in questa post season?
Sorpreso sicuramente da Cleveland perché ha ricevuto critiche per tutto l'anno, è stata martoriata dagli infortuni, e per poco non portava a casa il titolo. La delusione più grande penso siano stati i Clippers. Dopo la stupenda serie contro gli Spurs non mi aspettavo una débâcle del genere contro Houston. Ma i Clippers son pur sempre i Clippers...


Proiettandoci a settembre: come andranno gli Europei nessuno può dirlo, ma la sensazione è che se ci arriviamo in salute questa sia l'Italia più forte di sempre. Chi può essere l'uomo decisivo, colui che può farci fare il salto di qualità?
Piano con "i più forti di sempre". La gente si fa trasportare dai "4 Nba". Le ultime nazionali vincenti non avevano assolutamente meno talento di quella di oggi. Sulla carta siamo molto forti, ma al completo abbiamo già deluso una volta. Detto questo, non so perché, ma ho sensazioni molto positive. Forse per le dichiarazioni di certi giocatori, per le facce, per tutto ciò che di positivo e "carico" traspare dall'ambiente azzurro in questo periodo.

Un'ultima domanda: quanto manca il derby alla città di Bologna?
Credo sia lo spettacolo più bello del basket italiano. Manca, cazzo se manca.


Marco Mearelli
(1° luglio 2015)




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