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La Turchia è nuovamente in preda al caos politico?

Si prospettano di nuovo tempi duri per il presidente turco Erdogan: dopo l'attentato del 20 luglio 2015 a Suruc in molti lo accusano di non aver saputo impedire o quantomeno tenere sotto controllo l'afflusso di potenziali terroristi dal confine con la Siria. Erdogan è stato anche accusato di avere permesso e, in qualche caso, addirittura agevolato il traffico di armi attraverso il confine turco-siriano e di aver tollerato che entrassero in Turchia dei miliziani dichiaratamente jihadisti.


Il quotidiano Cumhuriyet già nel gennaio dello scorso anno aveva pubblicato una serie di fotografie e documenti compromettenti che dimostravano, senza ombra di dubbio, che alcuni agenti deviati dei servizi segreti turchi avevano scortato in Siria molti camion pieni di armamenti pesanti e potenziali combattenti jihadisti; per insabbiare la vicenda l'amministrazione Erdogan ha fatto arrestare e condannare all'ergastolo il direttore del quotidiano per spionaggio e tradimento.


È evidente che il governo di Ankara ha sempre voluto in tutti i modi eliminare il regime siriano di Assad e per riuscirci ha permesso che venissero date armi ed altri aiuti ai miliziani dell'opposizione siriana, quindi si può supporre che anche l'ISIS abbia beneficiato di questo traffico, visto che l'organizzazione islamista è molto attiva nel contrabbando e nel traffico di armi.
Dopo l'attentato di Suruc, in cui hanno perso la vita trentadue giovani volontari che volevano andare ad aiutare i curdi a ricostruire la cittadina siriana di Kobane distrutta dai bombardamenti, sembra che il governo turco abbia fatto pressione sul giudice di pace della città turca per ottenere un'ordinanza che impedisse la pubblicazione e la diffusione in Internet delle immagini dell'attentato.
Con tutti questi scandali il rapporto tra Erdogan e il partito curdo HDP (vincitore delle ultime elezioni) si è fatto sempre più teso, se non apertamente ostile, e di certo la formazione di un nuovo governo si fa sempre più difficile. Il primo ministro Davutoglu quasi sicuramente non riuscirà ad organizzare una coalizione entro i quarantacinque giorni stabiliti dalla legge e molto probabilmente il Presidente dovrà ridare la parola agli elettori entro settembre-ottobre.


Il processo di pacificazione con il popolo curdo è a questo punto gravemente compromesso, se non del tutto saltato, e il prestigio di Erdogan rischia di crollare ai minimi termini. Se non ci sarà un vero dialogo tra tutte le forze politiche turche di tutte le etnie, la Turchia rischia di trasformarsi in una vera e propria polveriera in cui prenderanno molto facilmente piede l'ala oltranzista del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e l'Islam radicale e si scatenerà una nuova ondata di attentati che faranno ancora una volta molte vittime innocenti.


(24 luglio 2015)



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