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L’istruzione nelle zone di guerra

La guerra in Siria entra nel suo quinto anno e purtroppo ben due milioni e seicentomila bambini non possono andare a scuola; gli edifici scolastici sono stati danneggiati, distrutti oppure destinati ad uso militare e questo rende impossibile per gli studenti seguire le lezioni.


Molti siriani sono stati costretti a fuggire dal loro Paese in preda al caos della guerra civile e degli attentati dell’ISIS e vivono in grandi campi profughi in cui le lezioni si svolgono in tende in condizioni precarie e senza il materiale didattico necessario. I pochi bambini che frequentano le classi dei campi sono rimasti fortemente scioccati dalla guerra; il conflitto ha influenzato negativamente tutta la società e sono fortemente aumentati i casi di aggressività e di violenza anche all’interno delle famiglie. Le scuole dei campi servono a far sì che questi bambini non rimangano indietro con il loro programma di studi e possano un giorno completare il loro percorso scolastico nel loro Paese e trovare la loro strada nella vita.
Tra le materie di studio ci sono le lingue, soprattutto l’inglese, ma anche l’integrazione tra culture ed etnie diverse, l’igiene e la salute perché le condizioni igieniche dei campi profughi sono spesso molto precarie e le infezioni sono molto frequenti.


Ma non c’è solamente il conflitto siriano, ci sono molte altre aree di guerra in cui milioni di studenti si vedono negato il loro diritto allo studio e quindi ad un futuro migliore; basta pensare a Paesi come Iraq e Afghanistan, oltre a tanti Stati dell’Africa che sono molto poveri e in guerra ormai da tanti anni.
Secondo l’Unicef, in molti Paesi poveri i genitori non mandano a scuola i loro figli perché preferiscono che li aiutino nei campi e nelle faccende domestiche e in molti casi le scuole sono molto lontane dalle comunità più isolate e gli studenti devono percorrere chilometri a piedi in strade sconnesse e insicure. I genitori sono spesso analfabeti e non riescono a seguire i loro figli come dovrebbero; soprattutto l’istruzione femminile viene ancora fortemente ostacolata.


Se le donne sono istruite riescono a far capire ai loro figli l’importanza dell’educazione e da questo derivano benefici per l’intera collettività; un popolo istruito è più consapevole della sua storia e delle sue tradizioni.
L’Unicef ha chiesto alla comunità internazionale più aiuti e una maggiore attenzione all’istruzione perché come ha detto il Premio Nobel per la Pace, Malala Yousafzai: “Un insegnante, un bambino, un libro e una penna possono davvero cambiare il Mondo”.


(2 luglio 2015)


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