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Tsipras: da uomo rivoluzionario a servo dell’UE

Ci eravamo cascati in molti. Avevamo creduto che il popolo greco avesse trovato la sua guida rivoluzionaria, democraticamente eletta, che potesse portare il Paese fuori dalla crisi economica disastrosa in cui verte e che potesse fare la voce grossa con la Merkel e con l’Unione Europea. Ma anche Tsipras ha dovuto invertire rotta: forse la paura di veder crollare il suo Paese nel baratro del default era troppa.


Dopo aver fatto votare i suoi cittadini per l’uscita dall'Unione Europea, referendum giusto ma comunque ridondante rispetto al programma di governo con cui è stato eletto, Tsipras ha deciso di non tener conto del loro voto. Si è presentato in ginocchio all'Euro Summit in cerca di ulteriori aiuti finanziari, ottenendo sì aiuti per 86 miliardi, ma ricevendo anche una pesante lista di riforme da attuare.


In 48 ore il parlamento greco deve darsi da fare per approvare numerosi provvedimenti: dall'aumento dell’Iva a un rialzo del contributo sanitario su tutte le pensioni, dall'adozione di un nuovo codice di procedura civile per velocizzare i processi e ridurne i costi al taglio alla spesa qualora non si centrino gli obiettivi di bilancio, fino ad accettare un controllo più invasivo dei creditori.


Misure non proprio favorevoli per le tasche dei greci. Ma il premier ha preferito un accordo per tornare al vecchio modello di governo di sottomissione all'UE, contro il volere del suo popolo e soprattutto contro il suo stesso programma. Un accordo umiliante che getta la Grecia di nuovo nelle braccia della Troika.


Federica Chiappori
(14 luglio 2015)



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