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2 agosto 1980: una macchia incancellabile nella nostra storia

Ricorre oggi l’anniversario della strage di Bologna: la mattina di sabato 2 agosto 1980 una bomba uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Quel giorno ero partito con amici imolesi per una breve vacanza e la notizia ci colpì profondamente in quanto la stazione di Bologna era la meta, una specie di amorevole “complice” in quanto nostro punto di arrivo e di ripartenza delle “fughe” dal collegio imolese che ci ospitava durante le scuole superiori.


Via dell’Indipendenza, poi il centro di via Rizzoli, le due Torri e la piazza Maggiore con San Petronio, poi di corsa di nuovo verso la stazione passando ormai senza fiato davanti a quella sala d’aspetto di seconda classe, mandata in frantumi dalla valigetta piena di esplosivo, poi giù nel sottopassaggio per non perdere la coincidenza per Imola.
Eccellenza didattica, essendo uno degli atenei migliori al mondo, laboriosità ed accoglienza incomparabili hanno sempre fatto della città felsinea il luogo ideale dove sognare e raggiungere i propri obiettivi e, fino a quel sabato di 25 anni fa, nessuno avrebbe mai potuto immaginare un attentato del genere.


Quel 2 agosto è stato il più grave atto di terrorismo della nostra storia repubblicana e ha lasciato, lascia e lascerà per sempre un ricordo misto di rabbia ed orgoglio dentro quelle persone che hanno vissuto, anche solo per qualche anno, in quella zona di Bologna; la moltitudine di persone di ogni età, donne e uomini di ogni razza e ceto sociale, che per lavoro o diletto ha fatto fermata in città, non è potuta rimanere indifferente all’aria che si respirava a quei tempi, un mix di laboriosa sobrietà culturale dovuta alle varie sinergie dei luoghi e delle persone che ci vivevano.
Disse la madre di una delle vittime: “I terroristi hanno commesso un solo errore, compiere la strage a Bologna”, e forse è vero. I responsabili dell’attentato dinamitardo credevano di “cominciare un nuovo inizio” ma la strage alla stazione di Bologna è invece stato l’ultimo atto di quella “strategia della tensione” iniziata tempo addietro con Piazza Fontana (1969), sequestro Aldo Moro (1978) e omicidio Pecorelli (1979), ovvero anni di delitti (e misteri) perfetti nella loro criminale imperfezione dove l’obiettivo non si esaurì nell’istante dell’esecuzione ma produsse i propri frutti migliori nel tempo che seguì, sotto forma di ricatti e veleni da capitalizzare e gestire che provocarono altri misfatti sia politici che giudiziari.
Dopo la strage alla stazione di Bologna invece quest’albero genealogico di guai non ebbe seguito, i neofascisti Giusva Fioravanti, la Mambro e Ciavardini furono identificati come responsabili la strage e, malgrado episodi di depistaggio, per questo condannati.


Bologna “la dotta” e antifascista, laboratorio globale d’eccellenza a 360 gradi, tanto culturalmente multirazziale quanto vetrina artigianale felsinea: ecco forse il motivo della scelta da parte dei terroristi neofascisti, in essi vi era la volontà di eliminare uomini e donne di quella zona e ciò che essi rappresentano.
La missione del corteo dei parenti delle vittime della strage ricorda ogni anno a quelli che hanno vissuto quella tragedia, ma soprattutto alle nuove generazioni, che la strada da seguire invece è di tutt’altra natura ed insegna ad avere successo nella vita civile e democratica senza svaporarsi sulla pedana delle folli ideologie e avversando i pazzi disegni criminali come quelli che hanno causato la strage alla stazione di Bologna.


(2 agosto 2015)



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