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Il cyberbullismo: un fenomeno nuovissimo tra gli adolescenti

Qualche tempo fa ho aiutato una ragazza a svolgere la sua tesi di laurea, al termine di un ciclo di studi di Scienze dell’Educazione, su un argomento che mi è sembrato particolare ma anche un po’ surreale, cioè il cyberbullismo. Dalla ricerca messa a punto e portata a termine brillantemente, è apparso un dato di fatto piuttosto sconcertante: il cyberbullismo (il bullismo in rete o sul web) è in continua crescita specialmente tra gli adolescenti e si tratta di un fenomeno nuovissimo, quindi ancora poco conosciuto, ma dalle potenzialità pericolose. Risale a non molto tempo fa (poco riportata dai giornali nazionali e dai tg delle reti pubbliche e private) la morte di due adolescenti in seguito ad episodi di cyberbullismo nei quali sono state vittime forse inconsapevoli, forse consapevoli fin troppo. Ciò sembra confermare che questo fenomeno è davvero pericoloso e che va preso subito sul serio visto che ha cominciato a “mietere” le prime vittime!


Latente o palese, il bullismo è stato più o meno sempre presente soprattutto a scuola tra compagni di classe oppure tra compagni di giochi e tra coetanei dello stesso quartiere (il ragazzo "più forte" psicologicamente ed emotivamente che schernisce e vessa il più debole in tutti i sensi). Il cyberbullismo invece è una sua forma-variante davvero tipica dell'era di internet, in quanto il bullo si prende gioco o molesta la vittima designata servendosi del web e quindi del computer o dello smartphone. Si sa che oggigiorno sono per lo più gli adolescenti (tredici, quattordici e quindici anni) ad avere il rapporto più naturale e la dimestichezza più disinvolta con i mezzi di comunicazione virtuale di ultimissima generazione; e gli adolescenti sono anche soggetti molto vulnerabili perché l'adolescenza è un’età difficile ad alta suscettibilità. Allora basta un insulto anche banale o una frase un po’ ammiccante da un sito qualunque o in un sms per scatenare, in un ragazzino o in una ragazzina, un senso fortissimo di frustrazione, di angoscia e di solitudine disperata che porta al suicidio immediato o a una lenta morte per anoressia, spesso all'insaputa di genitori, familiari vari, amici, insegnanti e persone che vivono costantemente e apparentemente nel circuito esistenziale della vittima.


Come si può iniziare a porre rimedio a ciò o quantomeno a capire e a tentare di aiutare? Non vi sono ancora strategie concrete o elaborate da esperti vari (psicologi, pedagoghi, assistenti sociali ed educatori). 


I pedagogisti, soprattutto, ultimamente, in un primissimo approccio al fenomeno, consigliano agli educatori (insegnanti di ogni ordine e grado) di vigilare a scuola sui propri alunni, di indagare e di ritenere importante anche il minimo indizio al riguardo e, ai genitori, di controllare spesso quel che i figli trasmettono o ricevono tramite computer o smartphone, talvolta anche a costo di violare la loro privacy... perché è ingiusto che un adolescente annienti se stesso per una parola o una frase offensiva inviata da un compagno di scuola o di svago, o addirittura da uno sconosciuto.


Francesca Rita Rombolà
(23 agosto 2015)



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