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Il ricordo delle vittime di Hiroshima

Anche se sono passati 70 anni, il ricordo delle vittime della bomba atomica che devastò la città giapponese di Hiroshima è ancora vivo, tanto che alla cerimonia di commemorazione alcuni sopravvissuti e molti partecipanti sono scoppiati in lacrime.
Le bombe atomiche che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki misero fine alla seconda guerra mondiale perché costrinsero il Giappone alla resa; la pace fu pagata a caro prezzo dagli abitanti delle due città nipponiche perché migliaia di persone morirono immediatamente e di loro rimasero solamente ceneri e ombre, mentre moltissime altre rimasero sfigurate e risentirono per sempre dei micidiali effetti delle radiazioni.


Alla commemorazione di quest'anno hanno anche partecipato per la prima volta alcuni rappresentanti del governo degli Stati Uniti, tra cui l'ambasciatrice di Washington in Giappone Caroline Kennedy.
Il Primo Ministro nipponico Abe nel suo discorso ha espresso il desiderio di un mondo finalmente libero dalla paura della proliferazione delle armi di distruzione di massa: “Il Giappone intende rinnovare il proprio impegno per arrivare molto presto ad un mondo privo di armi nucleari attraverso la collaborazione tra le potenze nucleari e tutti gli altri Paesi”.


Il sindaco di Hiroshima ha voluto sottolineare che il pacifismo è e sarà sempre una parte importante della cultura giapponese, dimenticandosi di ricordare che il parlamento nipponico sta per approvare delle nuove leggi in materia di sicurezza che per la prima volta daranno diritto all'autodifesa collettiva.
Erano le 8:15 del 6 agosto 1945 quando il bombardiere americano “Enola Gay” sganciò la bomba e a distanza di 70 anni esattamente a quell'ora il Giappone si è fermato per ricordare le vittime con un minuto di silenzio e varie cerimonie di commemorazione.


La presenza dei rappresentanti del governo degli Stati Uniti fa ben sperare perché è il segnale che i due popoli vogliono lasciarsi alle spalle un passato da nemici per iniziare una nuova era di cooperazione e lotta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.


(6 agosto 2015)




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