Ultime Notizie

La Turchia tra la lotta al terrorismo e il PKK

Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che continuerà la guerra simultanea contro l’ISIS e il PKK; il leader turco intende andare avanti fino a quando “le organizzazioni terroristiche che usano armi contro il nostro popolo non saranno più una minaccia per il nostro Paese”.


Dall’attentato di Suruc del 20 luglio 2015, la Turchia ha intensificato molto il suo impegno nella lotta al terrorismo; ha concesso alla coalizione internazionale l’uso della base area strategica di Incirlik e nello stesso tempo ha aumentato il numero e la portata dei suoi raid aerei contro le postazioni dello Stato islamico in Siria e Iraq. Se in questo gli obiettivi del governo di Ankara coincidono con quelli della comunità internazionale, lo stesso non si può dire per quanto riguarda la lotta ai guerriglieri del PKK.


Il PKK è considerato da moltissimi Paesi un’organizzazione terroristica ma gli Stati Uniti e i loro alleati non possono certo dimenticare il grosso aiuto che i curdi stanno dando, soprattutto in Iraq, nel riconquistare le città cadute in mano al sedicente Califfato e nel portare in salvo popolazioni che altrimenti sarebbero ridotte in schiavitù dai combattenti islamisti. Se Ankara dovesse cominciare a bombardare una delle postazioni dei curdi impegnati nella lotta all’ISIS, la coalizione internazionale non potrà girarsi dall’altra parte e fare finta di niente ma dovrà intimare al governo turco di smettere, mettendo a repentaglio tutta la strategia di lotta al terrorismo.
Non si può neanche non tenere conto dell’enorme successo che il partito rappresentativo del popolo curdo HDP ha ottenuto alle elezioni di inizio giugno; è il chiaro segnale che la minoranza curda vuole essere maggiormente integrata nella società turca e che per questo vuole un maggior riconoscimento politico. Gli attentati di pochi giorni fa ad Istanbul e il riacutizzarsi delle tensioni con il PKK non fanno di certo bene nemmeno allo stesso Erdogan che in campagna elettorale aveva puntato molto del suo capitale politico proprio sulla pacificazione e sulla civile convivenza tra le varie etnie che compongono il suo Paese.


Se l’obiettivo degli Stati Uniti è creare una zona libera dall’ISIS, quello di Ankara è la nascita di una buffer safe zone, cioè una “zona cuscinetto” libera dai combattimenti sulla quale istituire una no-fly-zone, anche senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. È interesse della Turchia rovesciare il regime siriano di Assad per evitare che la formazione paramilitare curdo-siriana YPG (Unità di protezione del popolo) acquisisca troppo potere proprio a ridosso del confine turco e si prenda il merito della riconquista della roccaforte islamista di Raqqa.
In questo gioco al massacro si decide il destino dell’area mediorientale, che appare sempre più stretta in una morsa tra potenziali dittatori e lo Stato islamico, in cui a pagare il prezzo più alto sono sempre i civili inermi, soprattutto donne e bambini.


(13 agosto 2015)




Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.