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L’Afghanistan è di nuovo nel caos

Dopo la conferma della morte del Mullah Omar, una nuova ondata di attentati sta insanguinando l’Afghanistan; la scorsa notte un’autobomba è esplosa davanti ad una sede dei servizi segreti militari a Kabul facendo ben dieci morti e più di centoventi feriti.


Nonostante si stia faticosamente cercando di far continuare i colloqui di pace tra talebani e governo, gli attentati e le violenze continuano senza sosta e sta tornando il clima di terrore ed incertezza che regnava prima dell’arrivo delle truppe straniere. I militari del contingente internazionale stanno gradualmente cominciando i preparativi per il loro progressivo ritiro dal Paese e questo sta permettendo il ritorno al potere di capi terroristi e signori della guerra senza scrupoli.
Gli afghani sono sempre più preoccupati per la loro sicurezza e temono che quando il ritiro della missione internazionale sarà completato, il loro Paese tornerà al punto di partenza tra agguati, persecuzioni ed esecuzioni sommarie; è tanta anche la paura che i vecchi signori della guerra e dei traffici illegali di armi possano riprendere il potere e far ripiombare la nazione in uno stato di guerra civile permanente.


I residenti di Kabul si dicono terrorizzati; tutti hanno paura ad uscire di casa e si sta di nuovo creando quel clima di odio e diffidenza in cui gli islamisti radicali hanno facilità a reclutare nuovi combattenti per la loro causa. A tutto questo si aggiunge la corruzione dilagante un po’ in tutti i settori della società e soprattutto tra gli alti funzionari pubblici che non esitano ad integrare il loro stipendio con alte tangenti. È in crescita il numero di coloro, soprattutto donne e bambini, che hanno bisogno di sostegno di tipo psicologico per cercare di dimenticare gli orrori e le violenze in anni di guerra e dittatura.


È evidente che l’Afghanistan sta tornando ad essere una terra di nessuno in cui vige solamente la legge del più forte; neanche tre giorni fa i talebani hanno rivendicato l’abbattimento di un elicottero dell’esercito afghano in cui hanno perso la vita quindici soldati. Se non si creerà al più presto un governo centrale veramente forte con veri poteri di controllo del territorio, il Paese tornerà ad essere diviso in fazioni guidate da capi islamisti e signori della guerra che si combattono tra loro senza esclusione di colpi e questo di certo destabilizzerà ancora di più l’area mediorientale.


(8 agosto 2015)


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