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Le migrazioni di ieri: Benito, gli amici e i soldi degli altri – Parte 1

In questa prima parte del capitolo “migrazioni” parleremo dei flussi migratori che hanno caratterizzato il Novecento e i secoli precedenti. A breve la seconda parte nel quale si affronteranno le migrazioni odierne.

Visto che è estate, per non affaticarci troppo, parleremo di un tema leggero: l’immigrazione. Premetto che tutto quello che è scritto nell’articolo, tralasciando le nozioni storico-politiche, sono solo mie opinioni e come tali possono essere condivisibili o meno. Come dice Alfano: “Non condivido la tua opinione ma darei la mia vita affinché tu possa esprimerla”.


Oggi distinguiamo i flussi migratori principalmente in base alla ragione dell’inizio del flusso. Identifichiamo quindi flussi volontari e flussi coatti. In passato abbiamo visto intervallarsi i due tipi di migrazione. Iniziamo dalle tratte che gli schiavi africani compivano per andare ad essere sfruttati in America da qualche padrone con la coscienza sempre pulitissima. Quella era principalmente un’emigrazione di tipo coatto, i migranti cioè venivano costretti, sempre e comunque per ragioni economiche, ad incrementare la forza lavoro di determinati stati. Tutto ciò avveniva perché agli schiavi non dovevi dare garanzie, ti bastava dargli da mangiare per tenerli in vita e poi, se anche qualcuno fosse morto, sarebbe stato facilmente sostituibile.
Varie battaglie combattute da varie persone hanno fatto sì che molto lentamente, nell’arco di tre o quattro vite, si riuscisse a garantire dei diritti ai migranti. In questo quadro si inseriscono anche tutti i vari problemi legati alla discriminazione razziale, prima affievoliti ma poi ripresi durante il regime fascista in Italia (sempre i primi noi italiani) e quello nazista in Germania.


Succedeva, mentre i genitori di mio nonno probabilmente si stavano conoscendo, che un simpatico ragazzo di nome Benito saliva al potere in Italia e, alcuni anni dopo, un altro ragazzo simpatico di nome Adolf, Olfo per gli amici, comandava la Germania dell’epoca. A quei tempi, un paio di decadi dopo le grandi migrazioni di inizio Novecento, assistemmo ad un altro spostamento forzato di grandi masse di persone, principalmente ebrei e zingari, che furono costretti a vivere prima in ghetti e poi in veri e propri campi di sterminio, colpevoli di chissà quale crimine.
Il motivo era ancora una volta economico: gli ebrei infatti erano molto ricchi ai tempi della Germania nazista e dell’Italia fascista e avrebbero potuto alimentare non di poco, con i loro possedimenti, i fondi dei due regimi totalitari (in realtà quello tedesco era totalitario, in Italia c’erano Re e Papa che però non fecero molto per contrastare Mussolini).


La cosa che accomuna migrazioni del passato e odierne è l’economia e in che modo determinati sistemi politici cercano di prevalere su altri. Prima, in stato di guerra, persone venivano deportate per acquisirne gli averi. Oggi, in stato di guerra, persone scappano perché di averi non ne hanno o perché temono la guerra stessa. C’è una certa ciclicità nell’intervallarsi di migrazioni volontarie o forzate dipendente ovviamente dal periodo storico e dal contesto politico degli stati protagonisti. Al di là di questo però, i flussi migratori non possono essere fermati, tutto ciò che possiamo fare è controllarli. Questo è anche il tema di buona parte dei dibattiti politici moderni, che non portano a niente se non integrati da fatti (ma tanto abbiamo dato gli 80 euro…).
Queste le immigrazioni di ieri, oggi però come sono le cose?


(10 agosto 2015)


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