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Le migrazioni di oggi: Salvini e il “no-way” – Parte 2

Dopo aver parlato delle migrazioni del passato, soffermiamoci su quelle odierne. Oggi stiamo assistendo a grandi spostamenti di popoli che dall’Africa (principalmente ma non solo) cercano di andare in Europa.


I motivi sono fondamentalmente due. Un primo fattore, economico: le migliori condizioni di vita e le maggiori possibilità di guadagnare che si hanno negli Stati Europei o negli Stati Uniti rispetto agli Stati africani che versano spesso in condizioni disastrose. Un secondo fattore, bellico: molti stati nordafricani sono infatti impegnati in continui conflitti che rendono l’atmosfera pesante e invivibile.
A differenza del passato quindi, questa è una migrazione volontaria. In realtà però anche i migranti vengono sfruttati, in primis dagli scafisti e da chi ne gestisce il business che, senza garanzia di approdo nella terra promessa, chiedono loro i risparmi di una vita.


Come risolvere la situazione?
Il dibattito in questo campo presenta soluzioni potenzialmente infinite; non è possibile però stabilire quale fra esse sia la migliore se non empiricamente e tutto ciò rende difficile prendere decisioni in merito a questa questione. Certo è che si tratta di un problema di tutti che tutti (scusate la ripetizione) devono affrontare, sia a livello nazionale che a quello internazionale. L’Italia, che è lo Stato maggiormente coinvolto in questi spostamenti per la sua posizione geografica, non può essere abbandonata a sé stessa: deve ricevere aiuto economico e logistico poiché non è in grado, allo stato attuale delle cose, di sobbarcarsi i costi di una simile operazione di salvataggio.


Prima di tutto bisognerebbe sveltire la procedura di riconoscimento mandando prima i migranti negli Stati in cui vogliono andare e poi dare il compito alle forze dell’ordine di quello Stato di identificarli. In alternativa, si dovrebbe allestire una sorta di centro a Lampedusa con fondi europei che si occuperebbe, con rappresentanze di vari Stati, di smistare gli immigrati, di identificarli e di farli partire per i Paesi dell’Unione. Queste (possibili) soluzioni danneggerebbero l’assetto urbano e marittimo di Siracusa però sinceramente la situazione così non sembra migliore. Bisogna sempre ricordarsi che flussi non si possono fermare, si possono solo controllare. E per farlo, serve provare, non parlare solamente di alcune soluzioni ma tentare nel concreto, con gli aiuti necessari a realizzarle e verificarne il funzionamento.
Tutti gli Stati devono essere d’accordo e non scaricare sull’Italia il peso di tante persone che in questo Paese non vogliono neanche starci. L’Italia, da sola, un peso così non può reggerlo.


(21 agosto 2015)



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