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L’Isis e il patrimonio distrutto per sempre

Sono già diversi i siti archeologici devastati dalla furia dell’Isis: le prime colpite a gennaio sono le mura della città di Ninive (in Iraq) e due statue di leoni distrutte ad al-Raqqa, capitale dello Stato islamico. A febbraio è la volta del museo archeologico di Mosul, opere costituenti le rovine della città di Hatra; in questo caso fortunatamente parte delle opere erano copie in gesso. A marzo vengono distrutte l’antica città assira di Nimrud e quella di Hatra. Nel 2012 furono colpiti diversi mausolei e monumenti nella città di Timbuktu, tra l’altro città patrimonio dell’Unesco. Fino ad arrivare alla recente distruzione del tempio di Baalshamin dell’antica città di Palmira, con successiva decapitazione del direttore ottantunenne Khaled al Asaad.


Tanti sono i patrimoni distrutti e cancellati dalle barbarie dell’Isis. Non è ben chiara la motivazione che porta a queste efferate azioni nei riguardi di patrimoni che dovrebbero essere salvaguardati invece di essere distrutti per sempre: in pochi giorni una civiltà millenaria si ritrova senza storia.


L’unica causa possibile potrebbe essere il fanatismo religioso che porta ad odiare tutti coloro che non professano lo stesso credo o qualsiasi oggetto che va contro a questi ideali. Una cosa che fa male, oltre agli innumerevoli morti per mano dell’Isis e alla distruzione delle radici di un popolo, è voler estirpare una popolazione, cancellarla dalla faccia della terra come se non fosse mai esistita. Si tratta di perdite a livello culturale, sociale e storico indescrivibili.


(26 agosto 2015)





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