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Minecraft e le mod: il sapore amaro del tempo che passa

Nell'ormai lontano maggio 2009, i giocatori più attenti al panorama indie iniziavano un'avventura che non avrebbero dimenticato. Ancora in versione Classic, Minecraft riscosse un imprevedibile successo ed iniziò la sua crescita con l'aggiunta periodica di contenuti. Questo sistema di sviluppo, oggi molto comune grazie alla diffusione su Steam di giochi ancora in fase di beta, suscitò grande curiosità e interesse.


Fin dalle prime fasi era di certo originale, e con il tempo si è arricchito di elementi che permettono sempre più di gestire un mondo virtuale e sconfinato in piena libertà. La mancanza di uno scopo preciso è una delle sue caratteristiche fondamentali: non c'è una principessa da salvare o un malvagio invasore da sconfiggere. I boss, poco numerosi, sono opzionali e permettono semplicemente di ottenere oggetti rari. Tuttavia il gioco riuscì in fretta ad entrare nel cuore di chi desiderava sentirsi solo e libero, sperduto in un universo da plasmare a proprio piacimento.


La possibilità di creare dei server anche dal proprio pc per giocare con gli amici e i diversi modi in cui è possibile gestire l'esperienza rendono Minecraft un videogame sfaccettato e dinamico. Lo si può utilizzare per sfogare la passione per l'architettura, realizzando costruzioni dettagliate e spesso spettacolari, oppure per divertirsi ad esplorare e mappare un pianeta virtuale con dimensioni superiori a quelle della Terra. Quel che è certo, però, è che dopo anni si inizia a sentire la monotonia degli elementi sempre uguali nonostante le regolari aggiunte da parte della Mojang.
La community, specie quella americana, ha presto trovato un rimedio: diversi giocatori capaci e creativi hanno iniziato a cimentarsi nella creazione di mod, ovvero una serie di aggiunte al gioco vanilla.
Per chi c'è dall'inizio, o anche solo da un paio d'anni, le mod diventano spesso l'unico modo per godere ancora del gioco. Ne esistono di ogni tipo, da quelle dedicate alla coltivazione ad assurdi meccanismi regolati da tecnologia o magia. Personalizzando il profilo si sceglie in che modo giocare e si ottiene ogni volta un'esperienza del tutto differente.


Nato più che altro come hobby e strumento di condivisione gratuita, l'universo delle mod si è negli anni allargato. La sua crescita ha portato inevitabilmente ad un interesse economico, che si esprime con l'indirizzamento a link monetizzati in base al numero di visite, plagi, litigi, discussioni accese. Il fandom italiano ne è rimasto fuori; siamo mediocri utilizzatori di mod e ancor meno creatori.
Il giocatore medio preferisce utilizzare pack già pronti, assemblati da utenti più esperti che sanno come si fa senza provocare fastidiosi crash. In particolare spiccano i pack tecnici, come l'FTB, popolari anche in Italia. Il loro utilizzo è gratuito, ma ultimamente la situazione si è evoluta con l'emergere del nuovo launcher Curse. Promettendo una maggiore facilità di utilizzo e personalizzazione delle mod da scegliere, ha comunque introdotto l'uso di un canale preferenziale che invita i creatori di mod a caricarle esclusivamente sul loro sito. Questo ha scatenato le ire dei giocatori più legati al mondo indie, per il timore di subire limitazioni sulla creatività e libertà della community.


Fra drammi e banconote, il mondo di Minecraft sembra essere ad un bivio. Gli ultimi aggiornamenti, giudicati piuttosto scarni dalla maggior parte dei giocatori, non invogliano ad intraprendere nuove partite. A giocare sono ormai i giovanissimi, che spesso realizzano video di gameplay su YouTube sperando inutilmente di diventare delle star. Sembra esistere un certo pregiudizio su chi ancora ama vagare nel proprio mondo virtuale: Minecraft è ritenuto un videogame troppo facile, senza un perché, adatto solo ai ragazzini. In realtà, proprio grazie ai modder è possibile differenziare del tutto il proprio gioco da quello di base. La difficoltà che i giocatori sembrano incontrare nel seguire guide on line sul modding del proprio profilo, presenti in una grande vastità di siti, potrebbe spingerci a chiedere come mai siamo così poco in grado di fare da soli. L'evoluzione dei launcher distribuiti gratuitamente che danno accesso ai pack ha preso una chiara direzione: guidare passo passo l'utente, dando l'impressione di lasciare massima libertà di scelta ma invece indirizzando e creando regole rigide.


Fra l'altro, l'acquisizione della Mojang da parte di Microsoft ha lasciato a bocca aperta i giocatori. Si attende, si spera e si continua ad osservare l'attività indipendente dei player per l'aggiunta di nuovi elementi nel gameplay. Intanto le mod continuano a fiorire e gli utenti più esperti vanno avanti nel gustare un'esperienza di gioco personale e solitaria in barba alle voci. Persino i server multiplayer perdono utenza giorno dopo giorno, mentre si popolano quelli dedicati ai mini-game poco impegnativi.
Cosa rimane, allora, di quel senso della scoperta che accompagnava le prime partite? Forse solo il giocatore più riflessivo e disposto a gestire da solo la sua esperienza potrà ancora divertirsi davvero. Almeno, fin quando non si inizierà a parlare di un Minecraft 2.


Sara Gavioli
(11 agosto 2015)



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